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Verona, Arena Opera Festival 2019 – Carmen

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Ritorna all’Opera Festival 2019 dell’Arena di Verona l’allestimento di Carmen ideato e firmato integralmente l’anno scorso da Hugo de Ana. Nelle intenzioni, doveva trattarsi di una lettura alternativa alla tradizionale messinscena di Franco Zeffirelli, dominatrice incontrastata per oltre vent’anni delle stagioni areniane. Vero è che già negli anni Novanta il regista e scenografo argentino aveva realizzato una produzione del capolavoro di Bizet ambientata nella Spagna franchista sullo sfondo di un mondo in rovina: una Carmen scenicamente grigia e fatiscente, dove non c’era posto per la solarità mediterranea e l’esotismo.
Tolta qualche sparsa idea superstite, l’edizione veronese (in scena fino al 4 settembre) non può tuttavia considerarsi un’evoluzione o un approfondimento di quell’allestimento che, al di là dello scalpore suscitato dalla presenza di alcuni toreri nudi, aveva un suo rigore e una sua logica. Qui l’ambientazione viene collocata nella Spagna degli anni Trenta all’epoca della guerra civile, ma all’atto pratico non si coglie una linea drammaturgica precisa. È una Carmen visivamente affastellata, che accosta idee registiche eterogenee, in parte attinte alla moda del politicamente corretto, a qualche autocitazione, ma anche a concessioni al bozzettismo e alla tradizione areniana che vorrebbe far dimenticare.

Nel primo atto, oltre agli ammassi di casse, cianfrusaglie arrugginite, e all’andirivieni di camion e jeep, si vedono sfilate di cavalli e una serie di scenette pittoresche che potrebbero tranquillamente trovare posto nella storica produzione di Zeffirelli. Idem i manifesti d’epoca che figurano nel secondo, a cui si aggiungono un affollamento di sedie vuote (autocitazione del Barbiere areniano) e gli striscioni che inneggiano alla libertà delle donne: Libertad para las mujeres, Mujeres luchadoras de la libertad. Scontato omaggio, quest’ultimo, al conformismo neofemminista che riduce Carmen all’opera emblema del femminicidio e della violenza di genere. Altro rimando al politicamente corretto è la presenza delle alte reti metalliche presenti nel terzo atto che, oltre a costringere l’azione al proscenio, alludono alle recinzioni di Ceuta e Melilla e quindi al dramma dei migranti, ormai un must dell’odierno teatro di regia. A conti fatti, il più riuscito è l’ultimo atto: qui le scene virtuali create sugli spalti da Sergio Metalli contribuiscono a creare l’interno della Plaza de Toros: un’arena nell’arena dove, come in una corrida, avviene lo scontro all’ultimo sangue fra Carmen e Don José. Negli atti precedenti, le proiezioni sulle gradinate sono a tratti suggestive, molto più spesso didascaliche, mentre le pur apprezzabili coreografie di Leda Lojodice non vengono adeguatamente valorizzate. Uno spettacolo, in definitiva, disorganico, a drammaticità alternata e poco coinvolgente, destinato a non lasciare il segno.

Sul fronte musicale, non si può dire che Daniel Oren offra un quadro completo dell’opera di Bizet. Per esempio, non circola molta sensualità nell’esecuzione e, nonostante i tempi spesso spediti, non si respira il vitalismo rovente tipico della tradizione interpretativa italo-spagnola. Tutto risulta un po’ attutito e uniforme nei colori. In compenso, il direttore israeliano cerca raffinatezze cameristiche e riesce a farle passare anche in uno spazio dall’acustica difficile come quello areniano. A tratti, trova il clima ideale e asseconda il melodismo di Bizet con convinzione, senza rinunciare ai giusti contrasti dinamici e alle accensioni drammatiche. Nondimeno, resta la sensazione che la drammaturgia musicale venga focalizzata a intermittenza.

In palcoscenico, troviamo Ksenia Dudnikova, che ha già affrontato Carmen in alcuni teatri internazionali. La giovane cantante uzbeca esibisce una vocalità importante: può contare su un volume ampio e un timbro scuro, autenticamente mezzosopranile in zona medio-grave, e inoltre sale con facilità. Una voce non molto sensuale, a dire il vero, ma senz’altro adeguata a far vibrare la corda drammatica in sintonia con una visione del personaggio piuttosto tradizionale. L’emissione presenta qualche discontinuità e affaticamento, soprattutto all’inizio, ma la tenuta migliora nel corso della recita e, nell’insieme, si tratta di una cantante e un’interprete interessante, che può ulteriormente evolversi.
Anche Martin Muehle ha i mezzi vocali adeguati per sostenere la parte di Don José: il registro centrale è ben timbrato e negli acuti la voce acquista corpo, anche se risulta più voluminosa che squillante. Mi sembra tuttavia che il tenore tedesco-brasiliano risolva il personaggio in chiave tendenzialmente verista: questo significa che nei momenti in cui vengono richiesti vigore e intensità drammatica – come nei finali del terzo e quarto atto – l’interprete è efficace e credibile; quando invece dovrebbe piegarsi alle sfumature e agli accenti di un canto più lirico allora il modello, più che Bizet, sembra Leoncavallo. E così abbiamo un’aria del fiore cantata per lo più a voce piena e con fraseggio superficiale.
La prova più completa è quella di Ruth Iniesta, soprano dalla voce chiara e leggera in grado di tratteggiare una Micaela dolce e remissiva, corretta nell’emissione, accurata e sfumata nella linea di canto. Nei panni di Escamillo si esibisce, in sostituzione dell’indisposto Erwin Schrott, Alberto Gazale. Considerato il subentro dell’ultim’ora, va dato atto al baritono di aver assolto il suo compito più che decorosamente e, tolta qua e là qualche forzatura d’accento, con discreta tenuta sia sotto il profilo vocale che interpretativo. Tra i comprimari, Karen Gardeazabal e Clarissa Leonardi figurano credibilmente nei ruoli di Frasquita e Mercédès; convincenti anche Nicolò Ceriani, Dancairo, e Roberto Covatta, Remendado. Bene Italo Proferisce, Moralès, funzionale Gianluca Breda come Zuniga. Sempre affidabili il coro diretto da Vito Lombardi e le voci bianche preparate da Paolo Facincani.

Arena Opera Festival 2019
CARMEN
Opéra-comique in quattro atti.
Libretto di Henri Meilhac e Ludovic Halévy
dalla novella omonima di Prosper Mérimée
Musica di Georges Bizet

Carmen Ksenia Dudnikova
Micaela Ruth Iniesta
Frasquita Karen Gardeazabal
Mercedes Clarissa Leonardi
Don José Martin Muehle
Escamillo Alberto Gazale
Dancairo Nicolò Ceriani
Remendado Roberto Covatta
Zuniga Gianluca Breda
Moralès Italo Proferisce

Orchestra, coro, corpo di ballo e tecnici dell’Arena di Verona
Direttore Daniel Oren
Maestro del coro Vito Lombardi
Coro di voci bianche A.LI.VE. diretto da Paolo Facincani
Regia, scene e costumi Hugo de Ana
Coreografia Leda Lojodice
Luci Paolo Mazzon
Projection design Sergio Metalli
Coordinatore del corpo di ballo Gaetano Petrosino
Direttore allestimenti scenici Michele Olcese
Verona, 10 luglio 2019

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