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Venezia, Teatro Malibran – La Statira

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Nelle ultime stagioni la programmazione del Teatro La Fenice concede sistematicamente spazio al Conservatorio Benedetto Marcello che, nell’ambito del progetto Operastudio, cura gli allestimenti di titoli desueti e spesso in prima esecuzione in tempi moderni. È il caso di La Statira di Tomaso Albinoni (edizione a cura di Franco Rossi), su libretto a quattro mani di Apostolo Zeno e Pietro Pariati, rappresentata al Teatro Capranica di Roma nel carnevale 1726. Delle tre recite veneziane al Teatro Malibran, ben due sono riservate alle scuole in un percorso denominato “Opera giovani” che mira a diffondere la lirica tra le nuove generazioni.

Il progetto dedicato ad Albinoni prevede la riscoperta delle poche partiture operistiche sopravvissute ai bombardamenti alleati: dopo Zenobia, regina de’ Palmireni, con Statira si compie un salto di oltre trent’anni nella carriera dell’autore, ormai pienamente inserito nel contesto musicale internazionale. Sono evidenti, nella qualità della scrittura, la piena padronanza degli strumenti del mestiere, una certa spregiudicatezza nell’orchestrazione e la personale evoluzione degli stilemi veneziani, influenzati dal successo del linguaggio monteverdiano. La complessità della trama, nella quale sono intrecciati aspetti sentimentali e politici, può essere facilmente condensata nella lotta per il potere sul regno persiano. Non manca il moraleggiante lieto fine, innestato in una conclusione apparentemente tragica, con il consueto trionfo di pace, felicità e reciproco rispetto.
L’impostazione scenica di Alessia Colosso prevede due pareti, posizionate per risaltare la fuga prospettica centrale, che delineano gli spazi e pochi oggetti utilizzati per caratterizzare gli aspetti peculiari dei tre atti dell’opera. Con la loro esuberanza coloristica i costumi di Carlos Tieppo e le luci di Fabio Barettin contribuiscono a vivificare l’idea registica di Francesco Bellotto, il quale si interroga sui tratti profondamente umani delle due figure femminili, l’una protesa alla virtù, l’altra al vizio.

Convincono le voci femminili di Lidia Fridman e Ligia Ishitani. La prima assicura a Statira un’interpretazione misurata e attenta al fraseggio, forte di una vocalità aderente alle esigenze del repertorio barocco. Alla seconda spetta la caratterizzazione dell’antagonista Barsina: la doppiezza d’animo e la malcelata invidia trovano nella sua prova una grinta espressiva che mette a nudo anche le debolezze connaturate alla malvagità. Del pari efficace la prestazione di Michele De Coelho la quale coglie in Arsace i tipici tratti dell’amante fedele, pronto al sacrificio. Si apprezza il lavoro svolto dal giovane controtenore Andrea Gavagnin che evidenzia le sfaccettature emotive di Idaspe avvalendosi di un timbro adamantino e di una spiccata sensibilità musicale. Xi Tianhong non manca di tratteggiare con compiutezza Oronte: se da un lato riluce la crudeltà del conquistatore, dall’altro emerge la pietas del regnante illuminato. Validi gli apporti di Bao Jie, Oribasio, Yi Hao Duan, Dario dalla vocalità quasi impalpabile, e Marco Ferraro, Artaserse.
Francesco Erle, alla testa della volonterosa Orchestra barocca del Conservatorio Benedetto Marcello di Venezia, sceglie di narrare l’intricata vicenda dando risalto alle mutevoli tinte concepite da Albinoni. La concertazione si rivela ricca di personali intenzioni e capace, attraverso il meditato e limpido fraseggio, di ottenere sonorità compatte e sfumate, al contempo.
Tripudio finale, dopo un attento ascolto, alla prima delle due recite riservate alle scuole.

Teatro Malibran – Stagione d’opera e balletto Teatro la Fenice 2018/19
LA STATIRA
Dramma per musica in tre atti
Libretto di Apostolo Zeno e Pietro Pariati
Musica di Tomaso Albinoni
Edizione di Franco Rossi
Prima esecuzione in tempi moderni

Statira Lidia Fridman
Barsina Ligia Ishitani
Oronte Xi Tianhong
Arsace Michele De Coelho
Oribasio Bao Jie
Dario Yi Hao Duan
Idaspe Andrea Gavagnin
Artaserse Marco Ferraro

Orchestra barocca del Conservatorio Benedetto Marcello di Venezia
Direttore Francesco Erle
Regia Francesco Bellotto
Scene Alessia Colosso
Costumi Carlos Tieppo
Luci Fabio Barettin
Nuovo allestimento Fondazione Teatro La Fenice in collaborazione con
Conservatorio Benedetto Marcello di Venezia
Venezia, 7 marzo 2019

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