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Trieste, Teatro Verdi – Le nozze di Leonardo

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In attesa dell’impegnativa inaugurazione della Stagione lirica 2019-2020 con Turandot e Aida, rispettivamente il 29 novembre e l’1 dicembre, entrambe in coproduzione con l’Odessa National Academic Theater of Opera and Ballet, il Teatro Verdi di Trieste ha aggiunto un nuovo titolo al cartellone dedicato ai titoli in un atto. Nuovo sotto ogni punto di vista, giacché, senza lasciarsi sfuggire l’appuntamento con l’anniversario della morte di Leonardo da Vinci, la Fondazione ha commissionato per l’occasione un’opera ad Antonio Di Pofi, da anni attivo autore di musiche per il teatro e il cinema, su libretto di Guido Chiarotti e Giuseppe Manfridi che ha debuttato il 23 ottobre.

Gli autori affrontano il personaggio eponimo con occhio originale, ricorrendo a un antico espediente teatrale: egli non compare mai in scena, pur essendo una presenza opprimente e costante; è, infatti, il perno intorno a cui ruotano insistentemente i dialoghi fra il poeta di corte di Bernardo Bellincioni e Cecilia Gallerani. Sebbene l’impianto del libretto sia alquanto statico, se si eccettua un breve episodio fra Bernarndo e una servetta, possiamo tuttavia vivere nelle parole dei due l’azione che si svolge fuori dal palcoscenico. Il tempo è il 1491, anno delle nozze di Beatrice d’Este con Ludovico il Moro, organizzate da Leonardo che, all’epoca, si trovava già da 9 anni a Milano e che, l’anno precedente, aveva curato, con il Bellincioni, la regia della Festa del Paradiso per il matrimonio di Isabella d’Aragona con Gian Galeazzo Sforza. Cecilia Gallerani non può prendere parte ai festeggiamenti perché è l’amante del Moro, ma si fa riportare dal poeta notizie sulle giostre che si stanno svolgendo, pregandolo di puntare sul cavaliere più forte a suo nome. Queste scommesse scandiscono il tempo dell’azione: per tre volte Bernardo punta sul Sanseverino vincente a nome di Beatrice e sui suoi rivali a nome proprio. Questa sfida, che lo vede perdente, è la sua personale lotta contro Leonardo che per il Sanseverino ha costruito una possente armatura meccanica in grado di garantirgli la vittoria. È la lotta per non restare schiacciato dall’ingombrante genio di Leonardo: vana, perché alla fine ai due non resta che una constatazione amara: “Alza gli occhi, Cecilia! Guarda il cielo. / Lui l’ha rifatto, e noi ci siamo dentro / qual parte del suo genio, anche i miei versi / opera sua. Rondelle d’una stessa ingegneria. / Un mondo è la sua mente in cui sta il mondo.”
Questa lettura e visione pessimista che schiaccia le vite di Cecilia Gallerani, di Bernardo, di Beatrice d’Este e Isabella d’Aragona, come pure degli altri le cui esistenze di sono legate a Leonardo, al ruolo che per essi ha concepito il suo genio (la Dama con l’Ermellino, il collaboratore della Festa del Paradiso, i destinatari di celebrazioni sfarzose e di macchinari prodigiosi), è ciò che conferisce al libretto un tratto originale e una riflessione acuta, espressa con pregevole stile letterario.

La musica del Maestro Di Pofi coglie questo clima claustrofobico traducendolo in una tavolozza di colori prevalentemente cupi. Il piccolo organico prevede anche un pianoforte e un uso marcato delle percussioni, che si fa più rilevante nelle descrizioni delle giostre, per bocca del Bellincioni, su ritmi che richiamano ballate medioevali; una scrittura di grande raffinatezza che accompagna il testo, cercando di scavare nei sentimenti dei personaggi e che ha nell’impianto tonale ancora il suo punto di riferimento, pur non rinunciando all’uso di dissonanze. Le pagine più riuscite della partitura sono le arie di Cecilia nella scena IV, quella di Isabella nella VI e la descrizione dell’ultimo assalto del Sanseverino nel finale, seguita dall’amara considerazione della propria definitiva sconfitta, esistenziale e sul piano della storia, di Bernardo.

Ottima la prova di Nicolò Ceriani nel ruolo di Bernardo Bellincioni: tenuta vocale, fraseggio accurato, ricchezza di accenti e scavo psicologico lo riconfermano professionista di rilievo. La giovane Tonia Langella è Cecilia Gallerani a cui presta un timbro mezzosopranile di indubbio fascino, sebbene la dizione non consenta una facile comprensione del testo, mentre nel registro medio basso la voce risulti a tratti difficile da sentire. Canta tuttavia con raffinata musicalità ottenendo un applauso a scena aperta al termine della sua aria. Buone anche le prove di Claudia Urru che convince nel suo intervento come Isabella d’Aragona, nonostante un timbro che tende a farsi aspro verso il registro acuto e di Miriam Carsana quale Beatrice d’Este. Completa il cast la brava Ilaria Zanetti a cui è riservato un breve duettino con Bernardo.
Andrea Certa dirige l’orchestra del Teatro Verdi con attenta partecipazione e cura del dettaglio, cogliendo della partitura la variegata ricchezza di spunti melodici e impasti timbrici.

Resta da dire dello spettacolo che testimonia di una rara coesione creativa nella realizzazione del progetto. La dicotomica fra interno ed esterno, l’evanescenza esistenziale dei protagonisti, quasi ectoplasmi scaturiti dalla mente di Leonardo, eppure reali, percettibili alla storia, è realizzata in maniera prodigiosa da Federico Cautero che realizza per 4DODO scene e scenografie. I personaggi, nei bei costumi concepiti da Andrea Binetti, si muovono, sotto l’efficace direzione di Morena Barcone, su un praticabile al centro di un mondo virtuale fatto di macchinari, figure geometriche, pianeti e universi, dipinti che immaginiamo vorticare nella mente di Leonardo nell’attimo stesso in cui furono pensati. Forte impatto visivo e rara adesione a testo e musica a garantire uno sforzo produttivo meritevole di successo, ma che, vorremmo dire, resta forse schiacciato dall’impostazione di marketing di questa stagione di atti unici, troppo orientata alle scuole e penalizzata nella promozione verso il pubblico in generale. La sala così risultava, alla prima, immeritatamente povera di spettatori che hanno tuttavia tributato calorosi applausi ad autori e interpreti. Le numerose recite in programma (fino al 5 novembre) lasciano ai triestini spazio per recuperare.

Teatro Verdi – Da Zero a 100…& più
LE NOZZE DI LEONARDO
Opera in un atto su libretto di Giuseppe Manfridi e Guido Chiarotti
Musica di Antonio Di Pofi
Nuova commissione della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi 

Cecilia Gallerani Tonia Langella
Bernardo Bellincioni Nicolò Ceriani
Beatrice D’Este Miriam Carsana
Isabella D’Aragona Claudia Urru
Macinella Ilaria Zanetti

Orchestra e Tecnici della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi
Direttore Andrea Certa
Regia Morena Barcone
Scene e scenografia virtuale Federico Cautero per 4DODO
Costumi Andrea Binetti
Nuovo allestimento della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi
Trieste, 23 ottobre 2019

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