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Trento, Teatro Sanbàpolis – Dionysos Rising

“Forze della natura” è l’emblematica denominazione assegnata alla stagione lirica 2018/19 organizzata dalla Fondazione Haydn di Trento e Bolzano. Come avviene già da qualche anno l’intero programma soggiace alla definizione di Oper.a 20.21 proprio per sottolineare il forte interesse verso la produzione musicale recente e contemporanea. Il percorso seguito nella realizzazione del progetto offre una panoramica ampia del concetto espresso nel titolo: dopo l’esordio con Cavalleria rusticana La voix humaine, due esempi contrapposti ma vicini nell’espressione sociale dell’amore distruttivo, è la volta di una prima assoluta, Dionysos Rising, composta da Roberto David Rusconi, autore italiano residente a Londra. La sua costante indagine dei significati altri del suono, in connubio con la ricezione e l’organicità umana, lo spinge a indagare una spazializzazione sonora cui molti si stanno dedicando negli ultimi decenni. In particolare le iniziali collaborazioni con l’Experimental studio di Friburgo e il Centre Pousseur di Liegi, poi sviluppatesi nel recente approdo presso la L-Acoustics di Londra, ditta all’avanguardia a livello di amplificazione e diffusione del suono, gli hanno consentito di sondare un terreno nel quale sono possibili innumerevoli nuove sperimentazioni.

La scelta del mito di Dioniso è sostanzialmente un tramite per tentare ricerche ardite impiegando archetipi esistenziali perfettamente contestualizzabili nel mondo contemporaneo. Le schermaglie più o meno violente delle divinità e dei semidei narrate nelle Dionisiache di Nonno di Panopoli, uno dei maggiori componimenti epici a noi giunti (i quarantotto canti, in venticinquemila versi, risalgono al V secolo d.C.), fungono d’ispirazione a Rusconi per delineare i mali della società odierna: dal disagio mentale all’abuso di stupefacenti per combattere i fantasmi della mente e il disagio dell’internamento in una clinica riabilitativa. Il compositore parte dunque dal mito, brutale per certe bassezze, per definire i quattro personaggi affetti da psicosi ormai comuni. Dai disturbi schizoidi e allucinatori di Dioniso si passa alle distorte ombre dell’abusata madre Semele, mentre Ampelo, giovane amante del protagonista, è vittima del proprio narcisismo e Telete, figlia non voluta, sente il peso di tutta la propria inadeguatezza, con un evidente turba della personalità. Ci sono tutti gli ingredienti per delineare una vicenda perfettamente collocabile nell’attualità. Tuttavia il testo, elaborato dallo stesso Rusconi sulla base di alcuni versi espunti dal poema di Nonno, appare piuttosto debole per la scelta apparentemente frammentaria dei termini che dovrebbero rendere l’idea della pazzia ma spesso rischiano di scivolare nel nonsense per il pubblico.

Allo stesso modo il lavoro registico di Michael Scheidl, il quale cura pure alcune interpolazioni in lingua tedesca nel libretto, appare a tratti caotico, almeno nella prima parte, nella gestione dello spazio scenico. I personaggi vengono caratterizzati singolarmente ma le loro interazioni soffrono di una certa impenetrabilità: la situazione si sblocca con il prosieguo della recita quando rapporti e collegamenti si fanno via via più chiari. Le scene di Nora Scheidl, che concepisce anche i costumi, lasciano spazio all’immaginazione per la loro impronta minimale e disadorna. L’intera operazione si concretizza come un esperimento elettronico, acustico e vocale. Attraverso il processore L-ISA avviene l’interazione con l’uditorio, immerso in un flusso sonoro continuo in cui vengono innestate tracce con voci parlate e preregistrate, quelle dei preparati Johanna Porcheddu, Atropos, Noemi Grasso, Ate, Sebastiano Kiniger, Zeus, e Giovanni Battaglia, Eon, amplificazione dell’orchestra, nascosta dietro la scena, e delle voci dei quattro solisti. Il fattore sperimentale desta un senso di fascinazione per la full immersion quasi cinematografica prodotta dai sedici altoparlanti che circondano il pubblico. Ma, in definitiva, la cifra dello spettacolo è quasi completamente esperienziale, quindi ispirata dallo stupore tecnico al cospetto delle installazioni e da un certo fascinoso spaesamento acustico dettato, in particolare, dalla decontestualizzazione spaziale della compagine orchestrale.

Quest’ultima è la preparata, collaborativa e compatta Orchestra Haydn di Bolzano e Trento che offre, come d’abitudine, una prova maiuscola al cospetto del frequentato repertorio contemporaneo. La direzione di Timothy Redmond fonde il suono live dell’ensemble con le registrazioni dando prova di ottima sensibilità nel condividere lo spazio con multiformi linguaggi espressivi. Incisivo l’apporto dei quattro ballerini, Luan De Lima, Britt Kamper-Nielsen, Evandro Pedroni, Juliette Rahon, prima inservienti nella clinica, quindi personificazioni danzanti delle divinità, coreografati con attenzione da Claire Lefèvre. Nell’ultima parte dell’opera, più propriamente definibile come spettacolo elettroacustico, anche i solisti ballano e dimostrano una matura disinvoltura attoriale, in considerazione della giovane età. Su tutti spicca il Dionysos del baritono americano Zachary Wilson. La sua spigliata recitazione, sorretta da una efficace presenza scenica, è abbinata a una vocalità caratterizzata da timbro brunito ed emissione precisa. Il resto del cast risulta piuttosto omogeneo. Buona la prova del controtenore Ray Chenez, che risalta le ambivalenze caratteriali del fragile Ampelos, e convincenti gli apporti di Anna Quadrátová, Semele distrutta dal dolore, e di Da-yung Cho, Telete profondamente sola e debole. Insolitamente numeroso il pubblico che assiepa il Teatro Sanbàpolis e applaude convinto la produzione, al termine della serata.

Teatro Sanbàpolis – Stagione lirica 2018/2019
DIONYSOS RISING
Libretto Roberto David Rusconi
Musica di Roberto David Rusconi

Dionysos Zachary Wilson
Ampelos Ray Chenez
Telete Cho Da Yung
Semele Anna Quadratova
Signore Serio 1 Giorgio Vianini
Signore Serio 2 Michael Scheidl

Danzatori
Luan De Lima, Britt Kamper-Nielsen,
Evandro Pedroni, Juliette Rahon

Voci registrate
Atropos Johanna Porcheddu
Ate Noemi Grasso
Zeus Sebastiano Kiniger
Eon Giovanni Battaglia

Orchestra Haydn di Bolzano e Trento
Direttore Timothy Redmond
Maestro del coro Ingrun Fussenegger
Regia Michael Scheidl
Scene e costumi Nora Scheid
Lighting design Michael Grundner
Sound design Elias Kern
Coreografia Claire Lefèvre
Produzione Netzzeit
Coproduzione Fondazione Haydn
Prima assoluta
Trento, 19 gennaio 2019

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