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Rovigo, Teatro Sociale – L’elisir d’amore

Con un brillante Elisir d’amore si chiude la Stagione Lirica 2018-19 del Teatro Sociale di Rovigo, che proprio quest’anno celebra il bicentenario della sua inaugurazione. Andato in scena con due cast diversi, la rappresentazione del capolavoro comico di Donizetti ha voluto commemorare Tullio Serafin, scomparso nel febbraio del 1968, raccogliendo così l’invito dell’Archivio storico a lui dedicato di celebrarne la memoria.

Fiaba dai contorni delicati e idilliaci, la vicenda di Nemorino e Adina è immersa, secondo le indicazioni del librettista Felice Romani, nel paesaggio rurale dei Paesi Baschi. Il regista Ludek Golat ha scelto invece di abbandonare l’Iberia da cartolina dell’ambientazione originale a favore di un’attualizzazione senza eccessi, preservandone con cura l’aspetto fiabesco e trasognato. L’opera si trasforma così in una divertente commedia sentimentale ambientata in un agriturismo di montagna. All’inizio della pièce, prima ancora del preludio, un gruppo di giovani in magliette e camicie alla boscaiola si muove per la platea: una delle comparse canta i primi versi della romanza di Nemorino “Una furtiva lagrima” e abbraccia l’amico. Una bella trovata che ci presenta la commedia donizettiana come un’iniziazione adolescenziale all’amore e alla vita. Un paesaggio decisamente più contemporaneo, ma che mantiene un forte tasso di indeterminatezza favolistica: è vero che l’atmosfera richiama le grandi foreste nordamericane, dove possiamo imbatterci in boscaioli, cow-girls e rangers in tenuta mimetica, ma il tutto viene inserito in una cornice vaga e senza esagerare con gli indizi geografici.
Decisamente suggestiva anche la scenografia, invariata per tutta la rappresentazione: un paesaggio boschivo brumoso e incontaminato, con alcuni tavoli da campeggio e con la casa di Adina in primo piano che dà l’idea di una pittoresca baita di montagna. Anche i costumi moderni contribuiscono a caratterizzare i personaggi: dal maglioncino a righe decisamente demodé di Nemorino, lo “sfigato” della situazione, al vestito provocante da cow-girl di Adina nel primo atto, sostituito da un bel vestito floreale nel secondo. Oltre alle connotazioni realistiche e allo spaccato di vita quotidiana, non mancano le strizzate d’occhio ai travestimenti della commedia dell’arte: all’inizio del secondo atto, Nemorino si traveste da Pulcinella per spiare Adina e Belcore durante il banchetto di nozze; successivamente, indossa una giubba mimetica dopo il suo arruolamento come soldato. Il regista non perde di vista, dunque, la commedia italiana degli equivoci e dei travestimenti con le sue bizzarrie e la sua vivacità scenica. Da ricordare, infine, le luci curate da Michele Rombolini: discrete, ma efficaci nel sottolineare i mutamenti d’animo dei personaggi, valorizzano ancora di più le scenografie.

Pur con qualche limite, il secondo cast da noi ascoltato ha brillato per impegno e capacità attoriali, assicurando una grande vivacità dei movimenti scenici nel corso di tutta la performance. Silvia Lee delinea un’Adina vocalmente attraente, decisa e scattante. Dotata di una voce agile e sicura nella coloratura, e di un bel registro centrale, il soprano coreano si fa notare sia nei momenti brillanti che nelle oasi patetiche. Una prova all’altezza anche dal punto di vista della recitazione: i ripetuti accenni a passi di danza e il fare arrogante e dispotico rendono perfettamente l’idea di un’Adina capricciosa e vendicativa che, nel corso del secondo atto, scopre la possibilità di sentimenti più profondi (molto accorata l’interpretazione di “Prendi, per me sei libero”).
Teatralmente efficace anche il Nemorino di Tatsuya Takahashi: divertente e ingenuo, il personaggio delineato dal tenore giapponese è irresistibile nella sua fragilità adolescenziale. Purtroppo, si registra qualche problema con la voce, che, pur vantando un bel timbro chiaro, è risultata querula e, a volte, imprecisa nell’emissione e non sempre calibrata nei fiati. Un vero peccato, considerate l’efficace caratterizzazione e le capacità attoriali che hanno saputo conquistare il pubblico (molto applaudita la romanza “Una furtiva lagrima”).
Un Belcore di rilievo è quello di Valdis Jansons, titolare del ruolo nel primo cast, ma chiamato a sostituire nel secondo Italo Proferisce. Grazie anche a una recitazione spigliata (con capriola perfettamente riuscita nel corso dell’aria del primo atto), la voce di questo miles gloriosus di paese è energica e precisa. Il baritono riesce a costruire un personaggio a tutto tondo e di sicuro impatto, andando ben oltre alla dimensione macchiettistica che il libretto lascia trapelare. Simpatico il siparietto LGBT inscenato con uno dei giovani ospiti dell’agriturismo.
Positiva pure la performance di Matteo d’Apolito, Dulcamara bonario, anche se opportunista. Efficace nel canto sillabato, il basso buffo si distingue per una generale eleganza della voce. Centrata infine la Giannetta di Maria Salvini.
Il Coro Lirico Livornese, diretto da Flavio Fiorini, canta e, soprattutto, recita bene. Memorabile il coretto femminile eseguito con ironia e simpatica complicità; per il resto, la prova è notevole, anche grazie a una regia che rende le masse corali pienamente partecipi allo sviluppo dell’azione.

La direzione di Marco Severi consegna un Elisir integrale con tutte le riprese previste nella partitura. Il ritmo è quasi sempre serrato, brillante, mettendo in risalto le ascendenze rossiniane: i concertati sono ben calibrati e hanno la giusta vitalità ed euforia; ugualmente ben condotte le squisite e limpide melodie che esaltano i momenti più sentimentali. Dopo qualche incertezza nel preludio iniziale, l’Orchestra Sinfonica Città di Grosseto si distingue per la tenuta professionale e la capacità di assecondare puntualmente le indicazioni del direttore
Alla fine dello spettacolo, meritate ovazioni per tutti gli interpreti.

Teatro Sociale – Stagione 2018/19
L’ELISIR D’AMORE
Melodramma giocoso in due atti
Libretto di Felice Romani
Musica di Gaetano Donizetti

Adina Silvia Lee
Nemorino Tatsuya Takahashi
Dulcamara Matteo D’Apolito
Belcore Valdis Jansons
Giannetta Maria Salvini

Orchestra Sinfonica Città di Grosseto
Coro Lirico Livornese
Direttore Marco Severi
Maestro del coro Flavio Fiorini
Regia Ludek Golat
Luci Michele Rombolini
Coproduzione della Fondazione Teatro Goldoni Livorno
e del Teatro Sociale di Rovigo
Rovigo, 10 febbraio 2019

Photo credit copertina: Loris Slaviero

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