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Roma, Teatro dell’Opera – Anna Bolena

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Un cast di stelle al debutto nei rispettivi ruoli per Anna Bolena, in scena al Teatro dell’Opera di Roma. Debutto salutato da un vivo successo di pubblico per il capolavoro di Gaetano Donizetti che mancava dal 1979 sul palco romano. Allora la protagonista fu una Katia Ricciarelli che – dice chi ebbe la ventura di ascoltarla dal vivo – mai più fu così commovente nella superba scena finale. Due anni prima, il ruolo della sfortunata regina fu interpretato nientemeno che da Leyla Gencer.

Oggi tocca a Maria Agresta, la cui vocalità non è propriamente adatta a questo personaggio, ma che riesce a offrire un’interpretazione convincente per intensità emotiva, precisione e scavo. La voce di Agresta è sufficientemente ampia e corposa, ha acuti sicuri, centri timbrati e un registro grave di tutto rispetto; se le agilità non sono precisissime, il fraseggio è sempre studiato e la nobiltà della cavata intercetta la singolare portata del melos donizettiano, sicché il risultato è notevole. Giunge invero un po’ affaticata alla scena finale, ma la canta con trasporto e mille sfumature, guadagnandosi una meritata ovazione del pubblico.
Carmela Remigio fu applaudita Bolena al Festival Donizetti di Bergamo: a Roma debutta, lei soprano, nel ruolo tradizionalmente mezzosopranile di Giovanna Seymour. Ed è un felicissimo debutto: la sua vocalità luminosamente perlacea, unita alla spigliata agilità della voce, ne fanno una perfetta antagonista della regina. Vocalmente, Remigio non fatica a padroneggiare la scrittura donizettiana; scenicamente, vanta una presenza importante per efficacia attoriale e bellezza della figura.
Spavaldo nell’affrontare la temibilissima scrittura di Percy, il tenore René Barbera infila un acuto dietro l’altro con sicurezza e, al netto di qualche nota crescente, vince la sfida. Tuttavia, la sua interpretazione non si risolve nell’acuto: dotato di voce calda e pastosa nei centri, esibisce una bella musicalità e un’attenzione squisita al fraseggio, ora affettuoso, ora incisivo. Come prevedibile vista l’evoluzione della sua carriera, Alex Esposito si trova perfettamente a suo agio nei panni del cattivo Enrico VIII, al quale conferisce vibrante sicumera e bieca autorevolezza, eccedendo talvolta nel caricare i recitativi ma sfoggiando sempre una nobile cantabilità.
Martina Belli, la cui sensuale femminilità i truccatori faticano a mascherare, è uno Smeton di bel colore vocale e ottima interpretazione, così come si fa notare il Lord Rochefort di Andrii Ganchuk, giovane proveniente dal progetto “Fabbrica” Young Artist Program del Teatro dell’Opera. Inadeguato invece l’Hervey di Nicola Pamio, così come impreciso è parso il coro istruito da Roberto Gabbiani.

Possiamo parlare di debutto anche per Riccardo Frizza, che aveva diretto una sola volta il capolavoro donizettiano, ma in forma di concerto e con molti tagli (la versione fu “cucita” sulla diva Edita Gruberova). A Roma, il maestro bresciano sceglie di eseguire integralmente la lunga partitura: ne sortiscono quasi quattro ore di musica che restituiscono a questo lavoro le giuste dimensioni non solo e non tanto in termini di durata, quanto di corretta percezione della sua portata. Anzitutto – e questo è anche merito della lettura di Frizza – ci sono sì evidenti bagliori preverdiani, ma non mancano forti riferimenti al modello rossiniano (le variazioni del basso nel terzetto del secondo atto ne sono plastica evidenza). Così come ciascun personaggio, coro compreso, è restituito alla sua più giusta dimensione e non si può parlare di opera per sola primadonna. Ciò detto, Frizza costruisce una narrazione serrata e coinvolgente, alternando tempi e dinamiche in modo convincente, servendo sempre adeguatamente il canto e sottolineando le finezze della scrittura.

Delude invece la regia di Andrea De Rosa, praticamente assente nel primo atto, un po’ più articolata nel secondo, ma comunque priva di un approfondimento sui personaggi e di una qualche idea che possa colpire. Fatta forse eccezione per il momento finale della decapitazione di Anna, con le luci puntate sulla platea e la scure del boia che incombe sulla vittima. L’essenziale impianto scenico disegnato da Luigi Ferrigno (da un’idea di Sergio Tramonti) allude costantemente al tema della prigione, che si materializza poi in un’alta torre dove si muovono i protagonisti, con il coro che si limita a circondarli. Se diverse sono le sbavature nelle luci di Enrico Bagnoli, appropriati risultano i costumi d’epoca di Ursula Patzak.

Teatro dell’Opera di Roma – Stagione 2018/19
ANNA BOLENA
Tragedia lirica in due atti
Libretto di Felice Romani
Musica di Gaetano Donizetti

Enrico VIII Alex Esposito
Anna Bolena Maria Agresta
Giovanna Seymour Carmela Remigio
Riccardo Percy René Barbera
Smeton Martina Belli
Sir Hervey Nicola Pamio
Lord Rochefort Andrii Ganchuk *

Orchestra e Coro del Teatro dell’Opera di Roma
Direttore Riccardo Frizza
Maestro del coro Roberto Gabbiani
Regia Andrea De Rosa
Scene di Luigi Ferrigno da un’idea di Sergio Tramonti
Costumi Ursula Patzak
Luci Enrico Bagnoli
*dal progetto “Fabbrica” Young Artist Program del Teatro dell’Opera di Roma
Nuovo allestimento in coproduzione con
Lithuanian National Opera and Ballet Theatre

Roma, 24 febbraio 2019

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