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Pesaro, Rossini Opera Festival 2019 – La riconoscenza

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Il catalogo rossiniano è come don Ramiro: «Più se ne cava, più ne resta a cavar». Bene dunque ha fatto il Rossini Opera Festival ad affiancare alle consuete produzioni liriche anche l’esecuzione della Riconoscenza, una cantata pastorale composta nell’estate del 1821 in omaggio a Maria Luisa di Borbone, infanta di Spagna e sestogenita di Carlo IV, già regina d’Etruria e, dopo il Congresso di Vienna, duchessa di Lucca. Monarca assolutista, benché animata da pragmatico spirito illuminista, questa aveva commissionato il componimento encomiastico per illustrare la più ardita manovra politica del suo regno, le nozze del primogenito Carlo Lodovico con Maria Teresa di Savoia, figlia di Vittorio Emanuele I, re di Sardegna, che furono solennemente celebrate il 5 settembre del 1820. Preso dalla composizione di Maometto II e dal successivo impegno romano di Matilde di Shabran, Rossini avrebbe per lungo tempo disatteso la commissione, salvo concludere la composizione nell’estate del 1821 per farla eseguire privatamente, nei saloni del principe di Canosa, nel mese di agosto. La cantata avrebbe avuto la sua prima esecuzione ufficiale al Teatro di San Carlo di Napoli il 27 dicembre, nel corso di una serata a beneficio del musicista, che subito dopo l’ultima replica di Zelmira avrebbe abbandonato la capitale partenopea, ai primi di marzo dell’anno successivo, ponendo termine al periodo più fecondo della sua carriera. La riconoscenza costituì la pièce de résistance proposta in apertura dell’articolato intrattenimento musicale, nel corso del quale due balli – La casa disabitata di Filippo Taglioni e Il giudizio di Paride di Louis Henry – dovevano incorniciare la versione in un atto di uno dei più celebri titoli del settennato napoletano di Rossini, Ricciardo e Zoraide.

L’impresa, per Rossini, si era rivelata infatti più ardua del previsto. Contrariamente a quanto soleva fare, non aveva potuto far ricorso alla tecnica dell’autoimprestito da componimenti precedenti, perché – come confessava a Francesco Guicciardini in una lettera del 12 settembre 1820 – «la Sovrana ha un orecchio troppo fino e conosce molta mia musica.» Maria Luisa avrebbe ascoltato al Teatro del Fondo la cantata a lei dedicata solo nell’aprile del 1822, quando il compositore aveva già lasciato la città. E tuttavia il componimento si rivela autentica perla del catalogo rossiniano, da un lato perché accosta l’opera del Pesarese a quei circoli riformisti di cui faceva parte il librettista, l’abate Giulio Genoino, meglio noto al camerismo belliniano come autore dei versi di Dolente immagine di Fille mia; dall’altro perché la creazione napoletana venne assicurata da un quartetto stellare, che con Adelaide Comelli Rubini (Melania) e Michele Benedetti (Elpino) schierava in prima fila Girolama Dardanelli (Argene) e un giovanissimo Giovan Battista Rubini (Fileno), agli albori della sua leggendaria carriera. Non ci si stupirà se agli ultimi due interpreti Rossini dedica pagine memorabili, d’impressionante difficoltà, che almeno fino al 1829 avrebbero poi fecondato Il vero omaggio, un Omaggio pastorale alla memoria di Canova, la Cantata a quattro voci con cori dedicata a Nicola de Pegnalver e Il serto votivo, azione pastorale per il cardinale Tommaso Bernetti.

La riconoscenza era dunque titolo quanto mai opportuno, per l’edizione del quarantennale del Rossini Opera Festival, dove la cantata era stata eseguita una sola volta, nell’estate del 1992, con la direzione di Riccardo Chailly e la partecipazione di un quartetto vocale composto da Mariella Devia, William Matteuzzi, Gloria Banditelli e Michele Pertusi. A rinnovare i fasti di quell’esecuzione è stato chiamato un direttore di sicura esperienza come Donato Renzetti che, dalla buca del Teatro Rossini, dirige con invidiabile maestria la Filarmonica Gioachino Rossini e, sul palcoscenico, il Coro del Teatro della Fortuna M. Agostini, istruito con la consueta perizia da Mirca Rosciani. Il direttore abruzzese propone una lettura ispirata e attenta ai valori del canto, drappeggiando il suono in cerca di un nitore neoclassico che accuratamente evita la retorica, per definire quel clima di bucolica serenità in cui è immerso il componimento celebrativo. Riserva grande attenzione alle sezioni concertanti, che disegnano in chiaroscuro la tela di sfondo per i sette numeri musicali della cantata, intercalati da recitativi accompagnati.

Sostanzialmente attendibile si rivela anche la distribuzione vocale impegnata nell’esecuzione. Nei panni di Argene, Carmela Remigio appare affaticata: affronta con piglio intensamente drammatico i recitativi, risolve l’Aria «Al conforto inaspettato» grazie a un’inossidabile musicalità, ma tradisce un certo disagio con la grammatica belcantista, che richiederebbe ben altra sicurezza, slancio, sbalzo delle – pur corrette – fioriture. All’opposto si colloca la bella prova di Ruzil Gatin, che svetta nel registro sovracuto dell’impervia, grande Aria «In giorno sì bello», declinata con impressionante facilità, dando prova, se non di una maturità espressiva ancora da perfezionare, di gusto nell’ornamentazione, raffinata arte del porgere la frase, eleganza del legato. Nei ruoli minori si distinguono Victoria Yarovaya, Melania di sfarzosa resa musicale, contralto di grana morbidamente pastosa, e Riccardo Fassi, che nel breve intervento finale di Elpino si conferma elemento di sicuro interesse. Alla riconoscenza, sentimento doveroso per celebrare l’importante anniversario della rassegna, si unisce così l’auspicio che anche le altre cantate del periodo borbonico possano ritrovare il palcoscenico e i favori del pubblico.

 Rossini Opera Festival 2019
LA RICONOSCENZA
Cantata pastorale di Giulio Genoino
Musica di Gioachino Rossini
Revisione sulle fonti della Fondazione Rossini, in collaborazione con Casa Ricordi,
a cura di Patricia B. Brauner

Argene Carmela Remigio
Melania Victoria Yarovaya
Fileno Ruzil Gatin
Elpino Riccardo Fassi

Filarmonica Gioachino Rossini
Coro del Teatro della Fortuna M. Agostini
Direttore Donato Renzetti
Maestro del coro Mirca Rosciani
Pesaro, Teatro Rossini, 14 agosto 2019

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