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Parigi, Opéra Bastille – I puritani

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Habemus tenorem. Ne I puritani di Vincenzo Bellini, titolo che ha inaugurato la stagione dell’Opéra Bastille di Parigi, brilla la stella del tenore Javier Camarena, che regala al pubblico una prestazione maiuscola nel difficilissimo ruolo di Arturo. Non sono da meno gli altri interpreti di uno spettacolo nel complesso convincente, ripresa di un allestimento realizzato nel 2013 da Laurent Pelly, che si avvale dell’ottima direzione di Riccardo Frizza e che sarà replicato fino al 5 ottobre.
Camarena esibisce un timbro scuro e morbido, ricco di armonici e ben timbrato in tutti i registri. Si affaccia alla scena cantando in modo magistrale la stupenda “A te, o cara”, ricamata con dolcezza e trasporto su un tessuto orchestrale luminoso, sigillando la seconda strofa con do diesis sopracuto svettante. Ma il tenore messicano non eccelle solo nelle pagine di sapore elegiaco: risulta persuasivo anche in quelle di piglio più eroico, come il confronto con Riccardo del primo atto, dimostrandosi sempre capace di conferire alla parola il giusto rilievo, incastonata entro un fraseggio cangiante e ricco di colori. Ciò è apparso particolarmente vero nel recitativo che precede la sua aria a inizio terzo atto, così denso di rimandi a un romanticismo byroniano: l’eroe esule, l’amore impossibile, la natura ostile, il canto – poetico o musicale che sia – come luogo ove placare i tormenti dell’esistere e trovare autenticamente se stessi. Straordinario nel duetto con Elvira, emozionante in “Credeasi misera”, laddove Camarena tenta, senza riuscire, il fa sopracuto. Ma è l’unico, piccolo neo, in una serata per il resto di alto livello.

Al suo fianco l’Elvira debuttante di Elsa Dreisig, che ha voce di bel colore chiaro, rotonda e ampia, più consistente nel registro medio-acuto che non in quello grave, ove tende a volte a stimbrarsi. La coloratura è sicura, precisa l’attenzione al fraseggio e alla parola. L’interprete è particolarmente incisiva, non solo perché vanta una notevole presenza scenica, ma anche perché la lettura registica di Pelly ne fa il perno attorno al quale ruota lo spettacolo. Spesso in scena anche quando non deve cantare, Elvira accusa sin dall’inizio i segni di quella follia che poi scoppierà in seguito alla fuga di Arturo e, in qualche modo, la porterà via anche a fine opera, quando cade a terra tramortita, lontana dal resto dei personaggi festanti. Tra gli altri interpreti, una menzione speciale merita il baritono Igor Golovatenko, un Riccardo nobile e altero, dotato di voce davvero interessante per timbro e potenza. Elettrizzante il celebre “Suoni la tromba e intrepido”, cantato con l’autorevole Giorgio di Nicolas Testé. Completano il cast Luc Bertin-Hugault (Gualtiero), Jean-François Marras (Bruno) e Gemma Ní Bhriain (Enrichetta).

Laurent Pelly, responsabile anche dei costumi, costruisce uno spettacolo elegante e sobrio, che trova il suo punto di forza nella scenografia di Chantal Thomas: nel lungo primo atto, una fortezza stilizzata in metallo nero, posta su una pedana girevole, che contiene i vari ambienti in cui si svolge l’azione (la camera di Elvira, i bastioni, i cortili…). Il profilo della fortezza appare vagamente liberty e tali sono anche gli elementi scenici che caratterizzano gli altri due atti, con soluzioni non prive di suggestione. I colori prevalenti sono sfumati, i fondali chiari e le belle luci di Joël Adam contribuiscono a focalizzare l’attenzione sui personaggi e sulla loro interiorità, con i loro tormenti e le loro speranze.

L’asciuttezza di un tale disegno registico trova una singolare corrispondenza nella direzione di Riccardo Frizza, alla guida dell’eccellente orchestra dell’Opéra, con l’ottimo coro istruito da José Luis Basso. Il maestro bresciano ha il merito di valorizzare la scrittura belliniana, servendo anzitutto il canto con grandissima sensibilità, avvolgendo la melodia in un abbraccio orchestrale che sa farsi culla o podio, a seconda del sentimento evocato. L’attenzione allo strumentale è costante, così come il gusto per i colori e per il suono, sempre appropriato, mai eccessivo nei momenti di maggior vigore, preciso ritmicamente e profondamente aderente all’estetica belliniana, in miracoloso equilibrio tra classico e romantico. Il direttore ci ricorda che Bellini proprio a Parigi respira un’aria musicale nuova e pone mano a un lavoro ambizioso per dimensioni, scrittura, orizzonti che dischiude. Restando però fedele a quella che è la sua vocazione più autentica: un canto il cui tessuto interiore è il sentimento della nostalgia. Un canto che attinge al profondo dell’animo ma si proietta sempre in una dimensione metafisica, ove tutto è trasfigurato nel segno di una bellezza assoluta, sì, ma non fredda e distante. Tutt’altro: palpitante di vita. Tornano alla memoria le parole scritte al marito Robert da Clara Schumann, a proposito di Franz Liszt: “Quando Liszt suona, ferisce sovente il sentimento del bello”. Esattamente quello che accade con la musica di Bellini: ferisce il sentimento del bello.

Opéra National de Paris – Stagione 2019/20
I PURITANI
Melodramma serio in tre parti su libretto di Carlo Pepoli
Musica di Vincenzo Bellini

Elvira Elsa Dreisig
Lord Gualtiero Valton Luc Bertin-Hugault
Sir Giorgio Nicolas Testé
Lord Arturo Talbot Javier Camarena
Sir Riccardo Forth Igor Golovatenko
Sir Bruno Roberton Jean-François Marras
Enrichetta di Francia Gemma Ní Bhriain

Orchestra e coro dell’Opéra National de Paris
Direttore Riccardo Frizza
Maestro del coro José Luis Basso
Regia e costumi Laurent Pelly
Scene Chantal Thomas
Luci Jöel Adam
Parigi, Opéra Bastille, 7 settembre 2019

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