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Nuovi spazi, una grande mostra e tanta lirica alla Royal Opera House di Muscat

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Ancor più musica e opera sulle rive del Golfo Persico. Nei giorni scorsi alla Royal Opera House di Muscat, in Oman, diretta dal bresciano Umberto Fanni, si sono succedute l’inaugurazione di un nuovo teatro, quella di una mostra dedicata alla storia del melodramma e due recite di Madama Butterfly. Come noto, dal 2011 nella capitale omanita esiste un bellissimo teatro d’opera, espressamente voluto dal sultano quale importante tassello di una strategia culturale che vede nella musica un elemento fondamentale per l’educazione e la crescita del popolo. Ora nasce un centro culturale, denominato “Casa delle arti musicali”, proprio a fianco del teatro, ad esso collegato da un suggestivo ponte in vetro e acciaio. Qui, secondo le intenzioni del sultano Qaboos bin Said, si svilupperà ulteriormente una programmazione musicale capace di far dialogare le tradizioni locali con le espressioni di altri Paesi e in particolare con il melodramma.

Il nuovo teatro, un autentico gioiello in uno stile che echeggia l’architettura araba, è dotato di un’acustica perfetta, conta 500 posti e un modernissimo palcoscenico. Nella stessa struttura trovano posto una biblioteca pubblica, un archivio musicale e uno spazio dedicato alle mostre temporanee. L’inaugurazione del complesso, alla presenza del principe Sayyd Fahad e di molte autorità omanite nonché di ospiti internazionali, è avvenuta con un concerto che ne restituisce in modo plastico la vocazione: nella prima parte l’orchestra e il coro omaniti hanno seguito un programma di brani tradizionali di compositori locali, nella seconda spazio ad arie d’opera italiane e francesi interpretati da due stelle della lirica, il tenore Ramon Vargas e il soprano Nino Machaidze.
Una festa in musica, preludio all’inaugurazione della mostra Opera, 400 anni di passione, realizzata dal Victoria and Albert Museum di Londra, aperta sino al 14 marzo prossimo, e già visitata con successo da migliaia di persone nella capitale inglese. Si tratta di un’esposizione multimediale di grande fascino, che unisce oltre 200 tra oggetti, spartiti e testimonianze sulla nascita e lo sviluppo del melodramma ripercorrendone la storia attraverso un focus su alcune città dove questo genere musicale ha conosciuto momenti di particolare fulgore associati a periodi significativi per le città stesse. Si parte da Venezia con il padre dell’opera, Claudio Monteverdi, per arrivare proprio a Muscat e all’inaugurazione del teatro con Turandot di Puccini in uno sfarzoso allestimento firmato da Franco Zeffirelli. Nel mezzo, città come Londra con la musica di Handel, Vienna con Mozart, Parigi con Wagner e, naturalmente, Milano con Verdi (in mostra anche lo spartito autografo del “Va’ pensiero” da Nabucco).

Grandi applausi e un teatro esaurito hanno salutato la prima di Madama Butterfly di Puccini, produzione dello spagnolo Festival di Peralada, per la regia di Joan Antón Rechi e un cast di livello, con protagonista Maria José Siri, che proprio con Butterfly inaugurò due anni fa la stagione della Scala; il soprano uruguaiano ha offerto una lettura intensa e partecipe del ruolo, interiorizzandone la straordinaria bellezza e restituendola al pubblico ricca di colori e sfumature, con una linea di canto sempre pulita e precisa. Estroverso e vocalmente generoso il Pinkerton del tenore Roberto Aronica; il baritono George Gagnidze, anche lui dotato di voce importante, ha vestito con proprietà i panni di Sharpless, e il mezzosprano Veronica Simeoni è stata una Suzuki di lusso per voce e interpretazione. Sul podio dell’orchestra dell’opera di Bilbao Marco Armiliato ha reso giustizia all’articolata bellezza della scrittura pucciniana, portando gli strumentisti a respirare con i cantanti e improntando al contempo la sua lettura a una marcata dimensione sinfonica, che ha reso ragione della modernità di Puccini nel quadro dell’incipiente Novecento musicale. Molto interessante l’idea registica di Rechi, che ambienta la vicenda a cavallo del bombardamento americano di Nagasaki, creando un potente collegamento tra la ferita della città e quella subita dalla protagonista. Ottimo il coro spagnolo Intermezzo, così come tutti i comprimari.
Il mese prossimo tocca a un altro titolo tra il più amati del repertorio lirico, La traviata di Verdi con i complessi del Teatro Massimo di Palermo, mentre a fine marzo va in scena una nuova coproduzione internazionale che ha Muscat come capofila: Lakmè, fiabesco capolavoro di Léo Delibes, con la regia di Davide Livermore.

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