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Milano, Teatro alla Scala – Quartett

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Ritorna al Teatro alla Scala, dove ha debuttato con successo in prima assoluta il 26 aprile 2011, un’opera in tredici scene su musica e libretto in lingua inglese di Luca Francesconi, dall’omonima pièce teatrale di Heiner Müller e liberamente tratta dal settecentesco Les liaisons dangereuses di Pierre-Ambroise-François Choderlos de Laclos: Quartett. Con questa proposta prosegue, così, la lodevole iniziativa del sovrintendente (ormai uscente) Alexander Pereira di presentare, in ogni stagione, una composizione dei nostri giorni. Riscrittura e reinterpretazione scenica del romanzo libertino tanto amato persino da Marie Antoinette, Quartett è un claustrofobico, perverso inno all’erotismo istintuale della durata di ottanta minuti, una cerebrale e serrata guerra dei sessi dove, a fronteggiarsi con veemenza, quasi fino all’ultimo sangue, sono due depravati ex partner tra di loro ancora attratti, la Marquise de Merteuil e il Vicomte de Valmont: uno spiazzante quanto seducente e ambiguo turbinio di sesso, violenza, sacrilega irriverenza, spietatezza e scambio di ruoli che porteranno, nel finale, il nobiluomo alla morte e la dama a un delirio tragico e nichilistico.

Partitura elaborata, quella di Francesconi, che si avvale di un ampio spettro di stili, registri, inflessioni, tecniche e virtuosismi, ampliando e proiettando il canto dei personaggi, elaborando elettronicamente il suono, ricorrendo a sonorità e rumori registrati e all’utilizzo di un coro in eco. Il risultato è un’esperienza multidimensionale, una molteplicità drammaturgico-musicale, una realtà binaria e analitica fondata su una moltiplicazione infinita di specchi e di rimandi.
A ragione si può dire che Quartett sia, a tutti gli effetti, oramai entrato a far parte del cosiddetto repertorio. In questi otto anni è, difatti, stato messo in scena in tutto il mondo con ben sette differenti allestimenti e circa ottanta recite: Vienna, Parigi, Londra, Amsterdam, Lisbona, Barcellona, Lille, Strasburgo, Rouen, Trento, Porto, Malmö, Dortmund e, oltreoceano, a San Francisco, Buenos Aires e Charleston; è inoltre prevista, a Berlino, una nuova produzione in tedesco per l’autunno 2020, in apertura della stagione della Staatsoper unter den Linden, diretta da Daniel Barenboim.

Come già nel 2011, sulle tavole del Piermarini vediamo l’allestimento originale a firma di Àlex OlléLa Fura dels Baus, per l’occasione ripreso da Patrizia Frini. Uno spettacolo di forte impatto estetico, basato su di un linguaggio segnico sobrio ed evocativo, quasi riflessivo. La scarna scenografia di Alfons Flores è dominata da un opprimente poliedro regolare sospeso nell’aria al centro del palcoscenico, privo delle due facce anteriore e posteriore, una sorta di cella emozionale dove, isolati dal mondo circostante, si incontrano Valmont e la Merteuil. I bei video di Franc Aleu mostrano l’inside e l’outside, ovvero uno spazio mentale e, al contempo, concreto, in cui si proiettano i sogni e le brame inappagati della coppia, le occasioni non còlte, le realtà immaginarie e fittizie, vissute o solamente desiderate. Si sussegue, così, una carrellata di suggestive immagini in movimento, a volte brutali: grovigli di corpi nudi, mari in tempesta, cieli stellati, cumuli di nuvole, velate scene di sesso, liti violente, una veduta del centro di Milano, che lascia intuire che la casa-prigione sia situata in un palazzo a pochi passi dal Castello Sforzesco. Eleganti e rigorosi i costumi, di foggia contemporanea, di Lluc Castells, con una nota di merito per il provocante abito rosso fuoco della marchesa; fascinose le luci di Marco Filibeck, giocate principalmente su cromie accese, espressioniste nella loro virulenza.

Noto al pubblico scaligero per aver diretto, nell’autunno del 2017, Ti vedo, ti sento, mi perdo di Sciarrino, è innegabile come il trentaquattrenne Maxime Pascal sia una delle bacchette più versatili e interessanti nel repertorio contemporaneo. Dirigendo a mani nude e con una gestualità precisa, all’occorrenza energica, il giovane maestro francese opta per una lettura potentemente vibrante, attenta a ogni singolo dettaglio e a ogni minima tonalità, restituendo perlopiù sonorità corpose e dense, dalle sfumature plumbee, calibrate nei volumi e mai eccessivamente soverchianti. Incisivi i brevi interventi del Coro in eco, guidato da Bruno Casoni, risuonanti in teatro grazie a elaborate tecnologie digitali (realizzazione informatica del suono IRCAM a cura di Serge Lemouton).

Nei panni dei due protagonisti troviamo due veterani che, nel 2011, hanno tenuto a battesimo la composizione. Grazie anche a un physique du rôle particolarmente sensuale, il mezzosoprano Allison Cook incarna una Marquise de Merteuil ferina e impudica, una spietata virago grondante fascino e lussuria. L’artista scozzese si impone per una vocalità ben espansa e, soprattutto, duttile, in grado di passare con estrema facilità da un registro medio-grave di buon peso ad acuti penetranti come lame d’acciaio, fulgenti nel loro essere acuminati; lodevoli sono, poi, l’intensa pregnanza nel porgere la parola (basti ricordare, a titolo esemplificativo, l’enfasi venata di disperazione con la quale scandisce la frase “Go! The virgin tomorrow at the opera”) e le doti attoriali.
Accanto a lei, brilla l’aitante Vicomte de Valmont del baritono Robin Adams, scenicamente perfetto nei panni del libertino lascivo e gagliardo. In possesso di uno strumento vocale voluminoso che ben corre per l’ampia sala del Piermarini, timbricamente chiaro e nell’insieme omogeneo, l’artista dà vita a un visconte cinico, distaccato e virile, interpretativamente centrato; ammirevole è l’utilizzo del falsetto, luminoso ed emesso morbidamente, mai querulo, nitida ed espressiva la dizione, scavata nella pietra con veemenza.
Al termine, cordiale successo da parte del folto pubblico presente in sala, con manifestazioni di caloroso affetto per i due solisti e per il direttore. Che l’opera contemporanea stia, finalmente, iniziando a fare meno paura anche in Italia? Ai posteri l’ardua sentenza.

Teatro alla Scala – Stagione d’opera e balletto 2018/19
QUARTETT
Opera in tredici scene
Musica e libretto in lingua inglese di Luca Francesconi

Marquise de Merteuil Allison Cook
Vicomte de Valmont Robin Adams

Orchestra del Teatro alla Scala
Direttore Maxime Pascal
Maesto del coro Bruno Casoni
Regia Àlex OlléLa Fura dels Baus ripresa da Patrizia Frini
Scene Alfons Flores
Costumi Lluc Castells
Luci Marco Filibeck
Video Franc Aleu
Realizzazione informatica del suono IRCAM Serge Lemouton
Produzione Teatro alla Scala
Milano, 11 ottobre 2019

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