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Milano, Teatro alla Scala – Marc Albrecht dirige Bruckner

La Stagione Sinfonica del Teatro alla Scala prosegue nel nome del tardo Romanticismo di matrice austriaca. Per tre serate del mese di febbraio viene proposto un imponente programma sinfonico, di intensa spiritualità, imperniato su musiche di Anton Bruckner. Sul podio dell’Orchestra del Teatro alla Scala, al posto del previsto Christoph von Dohnányi, torna il cinquantacinquenne di Hannover Marc Albrecht. Direttore principale della Dutch National Opera di Amsterdam, della Netherlands Philarmonic e della Netherlands Chamber Orchestra, è già noto al pubblico del Piermarini per aver diretto con successo Die Frau ohne Schatten di Strauss nel 2012 e Hänsel und Gretel di Humperdinck per il Progetto Accademia del 2017, oltre a un paio di concerti con la Filarmonica della Scala.

Nella prima parte viene eseguito il Te Deum per soli, coro e orchestra. Abbozzato nel 1881 e ultimato tra 1883 e 1884, con dedica “Ad maiorem Dei gloriam”, Bruckner infuse in questo inno di ringraziamento a Dio una sacralità solenne e maestosa, enfatica e di possente elevazione spirituale, tutti elementi che lo accomunano alle sue Sinfonie. Accolto da un favorevole successo di pubblico e critica, pare che fu lo stesso autore a suggerire che venisse utilizzato a coronamento della sua incompiuta Sinfonia n. 9, monca del quarto e ultimo movimento. La composizione, articolata in cinque sezioni ben definite, ha una struttura cristallina. Con gesto ampio e preciso, all’occasione energico, Albrecht ne dà una lettura compatta, ben dosata nelle dinamiche e granitica nelle sonorità, che risuonano solenni e maestose nell’ampia sala teatrale senza, però, mai risultare soverchianti rispetto al canto. Al poderoso, frenetico incipit “Te Deum laudamus”, affrontato con precisione e piglio esuberante dal sempre valido Coro del Teatro alla Scala, guidato con rigore da Bruno Casoni, seguono vere oasi di riflessione e di introspezione psicologica, dove la musica si fa più raccolta, meditativa, alternate a momenti maggiormente concitati, per sfociare nel festoso finale, “In te, Domine, speravi”. Tra i quattro solisti si segnalano il soprano dell’Arizona Tamara Wilson, dalla vocalità svettante e luminosa, ben espansa e omogenea in tutti i registri; il mezzosoprano rumeno Judit Kutasi, in possesso di uno strumento di bel colore scuro, morbido nell’emissione, e il tenore salisburghese Peter Sonn, distintosi per una voce timbricamente gradevole, vigorosa e penetrante in acuto; abbastanza incisivo ma non sempre a fuoco il basso tedesco Sebastian Pilgrim.

Dopo l’intervallo, sugli spartiti troviamo una delle pagine più celebri e, al contempo, dalla gestazione alquanto tormentata del “sinfonista di Dio”: la Sinfonia n. 4 in mi bem. magg. “Romantische” (“Romantica”). Incominciata il 2 gennaio 1874 e terminata il 22 novembre (la cosiddetta edizione “Ur-Romantische”), negli anni successivi Bruckner vi rimise mano molteplici volte, apportando ritocchi e sostituendo brani, in un costante e travagliato lavoro di ristrumentazione e rielaborazione del materiale pregresso; nel programma odierno, viene eseguita la versione 1878/1880. Suddiviso in quattro movimenti (Bewegt, nicht zu schnell; Andante quasi Allegretto; Scherzo. Bewegt – Trio. Nicht zu schnell. Keinesfalls schleppend; Finale. Bewegt, doch nicht zu schnell), il brano sinfonico è una sintesi perfetta della sensibilità e della concezione musicale bruckneriane. Quella di Marc Albrecht è una direzione pragmatica, solida e coesa ma, non per questo, povera di preziosismi nello scavo del tessuto orchestrale. Con tecnica ferrea e un buon controllo della tenuta globale, il maestro propende per un’agogica dei tempi variegata, estremamente mobile, risultando a tratti nervosa e scattante nel primo e nel terzo movimento, di forte presa sugli ascoltatori per la vivacità e la sovrabbondanza del tappeto musicale, più controllata (pure nel gesto) nell’Andante quasi Allegretto. Ne scaturisce, in sintesi, una “Romantica” lucida, tutto sommato appassionata sebbene più terrena che spirituale, sorretta da una sapiente gestione dell’immenso organico orchestrale e del suono, robusto ma mai opprimente.
Al termine il folto pubblico presente in sala, inizialmente trattenuto, ha tributato al direttore e all’orchestra scaligera un caloroso e affettuoso successo.

Teatro alla Scala – Stagione Sinfonica 2018/2019
Anton Bruckner
Te Deum per soli, coro e orchestra

Sinfonia n. 4 in mi bem. magg. “Romantische” (versione 1878/1880)

Orchestra e Coro del Teatro alla Scala
Direttore Marc Albrecht
Maestro del coro Bruno Casoni
Soprano Tamara Wilson
Mezzosoprano Judit Kutasi
Tenore Peter Sonn
Basso Sebastian Pilgrim
Milano, 14 febbraio 2019

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