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Milano, Teatro alla Scala – La traviata

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Al Teatro alla Scala l’anno nuovo si apre nel nome di Giuseppe Verdi. Come secondo titolo della stagione lirica viene proposto uno dei melodrammi della cosiddetta “trilogia popolare”, tra i più amati dal grande pubblico, La traviata, nell’allestimento rodato e rassicurante del 1990 di Liliana Cavani, messo in scena molteplici volte nel corso degli anni sulle tavole milanesi e già recensito due volte nel 2017 da chi scrive. Lo spettacolo, di impianto estremamente tradizionale, sovrabbondante di stimoli visivi, grazie anche alla fastosa scenografia di Dante Ferretti, agli opulenti costumi di Gabriella Pescucci e alle suggestive luci di Marco Filibeck, restituisce l’immagine di una Parigi sontuosa e smagliante, curata maniacalmente in ogni minimo dettaglio: un vero profluvio di velluti, cristalli, ori e crinoline.

Con grande sensibilità musicale Myung-Whun Chung pesca a piene mani dalla partitura, immergendovisi totalmente e dandone una lettura brillante, effettuando i tagli tradizionali (tra questi, omette anche il finale della scena ottava del secondo atto “No, non udrai rimproveri”). Con gesto preciso, il maestro coreano ottiene dall’orchestra  suono pieno e smaltato, turgido e rutilante nelle percussioni senza mai risultare bandistico, all’occorrenza in grado di stemperarsi in suoni serici, alleggeriti. L’agogica dei tempi è, perlopiù, incalzante e spedita, una folle corsa verso l’ineluttabile destino di morte della protagonista. Ne scaturisce, quindi, una direzione variegata, un vero caleidoscopio di colori, dinamiche e sfumature.

Risultata un po’ tesa e fredda per tutto il primo atto ma scioltasi nel corso della recita, Marina Rebeka è Violetta Valéry. Il soprano lettone si distingue per una voce tornita, di colore ambrato, che ha il suo punto di forza in un registro acuto torrenziale e ben sfogato (pur non eseguendo il mi bemolle conclusivo della cabaletta “Sempre libera”); l’interprete è fresca e avvenente, la sua è una cortigiana a tratti nevrotica nel primo atto, combattiva nel confronto con papà Germont, altera e poi dolente alla festa di Flora, agguerrita nell’ultimo atto. Notevole è, infine, la dizione, come emerso per esempio nella lettura dell’epistola “Teneste la promessa”, scevra di effetti plateali di dubbio gusto.
Nei panni di Alfredo Germont ritroviamo Francesco Meli. Il tenore emerge per una bella e calda vocalità all’italiana, di timbro schiettamente mediterraneo, sana nell’emissione, sfumata e sapientemente calibrata nel fraseggiare, di impasto corposo, proiettata con vigore ma in grado anche di raffinate smorzature.
Il Giorgio Germont del settantaseienne Leo Nucci si impone per l’autorevolezza nel porgere la parola, ricca di inflessioni carismatiche, e per la solida, aristocratica presenza scenica; lo strumento vocale suona a tratti depauperato ma pur sempre incisivo.
Melodiosa l’Annina del mezzosoprano Caterina Piva; elegante il Dottor Grenvil del basso Alessandro Spina; vocalmente tornita e ben espansa la spumeggiante Flora Bervoix di Chiara Isotton; svettante il tenore Riccardo Della Sciucca (Gastone); tonante il Marchese d’Obigny di Antonio Di Matteo, in possesso di una rigogliosa voce di basso; fiero e nitido il Barone Douphol del basso-baritono Costantino Finucci. Puntuali i brevi interventi di Sergei Ababkin (Giuseppe) e Jorge Martiníz (Domestico di Flora/Commissionario).
Sugli scudi la prestazione del Coro del Teatro alla Scala, estremamente efficace, guidato con cura da Bruno Casoni. Piacevoli le coreografie del secondo atto di Micha van Hoeke, ballate con verve dal Corpo di Ballo del Teatro alla Scala, con una menzione di merito per il solista, Mick Zeni.
Teatro esaurito e festante successo di pubblico, con roboanti ovazioni per Chung, Rebeka, Meli, Nucci e Cavani.

Teatro alla Scala – Stagione d’Opera e Balletto 2018/2019
LA TRAVIATA
Melodramma in tre atti su libretto di Francesco Maria Piave
Musica di Giuseppe Verdi

Violetta Valery Marina Rebeka
Flora Bervoix Chiara Isotton
Giorgio Germont Leo Nucci
Alfredo Germont Francesco Meli
Barone Douphol Costantino Finucci
Marchese d’Obigny Antonio Di Matteo
Dottor Grenvil Alessandro Spina
Annina Caterina Piva
Gastone Riccardo Della Sciucca
Giuseppe Sergei Ababkin
Domestico di Flora/Commissionario Jorge Martiníz
Solista per le danze del II Atto Mick Zeni

Orchestra e Coro del Teatro alla Scala
Corpo di Ballo del Teatro alla Scala
Direttore Myung-Whun Chung
Maestro del coro Bruno Casoni
Regia Liliana Cavani
Scene Dante Ferretti
Costumi Gabriella Pescucci
Luci Marco Filibeck
Coreografia Micha van Hoecke
Milano, 11 gennaio 2019

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