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Martina Franca, Festival della Valle d’Itria 2019 – Recital di Olga Peretyatko – Galileo sotto le stelle

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Non solo Napoli nel programma della 45ª edizione del Festival della Valle d’Itria di Martina Franca. La ricca manifestazione quest’anno intitolata “Albori e bagliori. Napoli e l’Europa: il secolo d’oro”, accanto ai titoli operistici che ne costituiscono l’ossatura, prevede anche molti altri appuntamenti nel segno della musica e del teatro, secondo una prospettiva che moltiplica le suggestioni e gli stimoli culturali. Così, il Belcanto, tanto caro a Rodolfo Celletti, direttore artistico del Festival dal 1980 al 1993, è stato al centro di un recital intitolato “Arabeschi sonori”, che ha visto protagonista il soprano Olga Peretyatko, accompagnata al pianoforte da Giulio Zappa.

Nella cornice del cortile di Palazzo Ducale, la cantante russa ha proposto al pubblico un itinerario in tre tappe, partito con le mélodies e la musica da camera per passare ad arie di tradizione francese e concludere poi nel segno dell’opera italiana di inizio Ottocento. Un percorso ricco, nel quale Peretyatko ha avuto modo di mostrare le indiscutibili qualità del suo canto. La voce è di un bel colore chiaro e omogeneo, timbrata in tutti i registri, corposa nei centri ma capace di filati e morbidezze nella zona più acuta della tessitura. La coloratura è sicura e precisa, il legato impeccabile, l’attenzione alla parola sempre puntuale. Il soprano ha esibito una particolare affinità con le nuances e le morbidezze della scrittura di Fauré, del quale ha eseguito due pagine dal sapore decadente, intessute di un raffinato classicismo: “Les roses d’Ispahan” op. 39 n. 4 e “Après un rêve” op. 7 n. 1. Bellissimo il legato in “Elle a fui, la tourterelle” di Offenbach, il cui rarefatto lirismo ha trovato eco nella stupenda aria di Leïla “Me voilà seule dans la nuit”, tratta da I pescatori di perle di Bizet. Le qualità migliori ci pare però che il soprano le abbia esibite nei brani russi ove, a una indiscutibile facilità linguistica, associava la capacità di restituire quel sostrato di malinconia che pare essere un elemento fondativo dell’identità di questo Paese. Ecco dunque il delicato cameo de “L’usignolo” di Rimsky-Korsakov, racconto di una storia d’amore tra un uccellino e una rosa. Ma è soprattutto in Rachmaninov che Olga Peretyatko ha restituito, emozionata ed emozionante, quella potente capacità di creare atmosfere diverse, dall’agitazione lirica allo slancio nostalgico, che caratterizzano la musica di questo compositore che si è affermato nel Novecento ma che ha sempre avuto il cuore nel secolo precedente. La celebre “Vocalise”, eseguita con una purezza di voce esemplare, ha fatto così da ponte ideale tra lirica da camera e Belcanto propriamente detto, nel cui segno si è chiuso il recital. Brillante, sapida nella cavatina di Norina da Don Pasquale di Donizetti, Olga Peretyatko ha interpretato in modo autorevole la regina Anna Bolena, cantando l’intera scena finale del capolavoro donizettiano: concentrata e varia negli accenti del recitativo, elegantissima e struggente nel sublime cantabile “Al dolce guidami”, incisiva nella cabaletta “Coppia iniqua”.
La conclusione del lungo concerto – inframmezzato da una pausa che ha consentito alla diva di indossare un altro abito – era nel segno dell’amato Rossini, con l’aria di Mathilde dal Guillaume Tell e quella che è stata definita la “cavatina perfetta”, “Bel raggio lusinghier” da Semiramide. Se nella prima Peretyatko ha nuovamente espresso la propria profonda consonanza con la scrittura francese, in Semiramide ha esibito un suono pieno e rotondo nei centri, una coloratura fluida, con belle variazioni, e una raffinata musicalità. Eccellente l’apporto del pianista Zappa, che sembrava cercare nel suono un’affinità timbrica con la voce lucente del soprano. Il vivo successo tributato dal pubblico ha sortito ben tre bis.

Al termine di un concerto così ricco di emozioni musicali, buona parte del pubblico si è spostato nel vicino chiostro di San Domenico per assistere allo spettacolo Galileo sotto le stelle. Notturno di musica e parole, su testo e regia di Michele Balistreri. “Una passeggiata notturna mano nella mano, nel mondo di Galileo Galilei”, così la definisce l’autore, che ha concepito questo itinerario come un omaggio a Paolo Grassi, del quale ricorre il centesimo anniversario dalla nascita. Martinese, fondatore del Festival della Valle d’Itria, nonché fondamentale protagonista della cultura italiana della seconda metà del Novecento, Grassi aveva una precisa idea di teatro, un “teatro d’arte per tutti”, capace di lasciare il segno nelle coscienze degli spettatori, qualcosa che sia insieme un’istituzione culturale, un servizio pubblico e un impegno civile. Lo spettacolo, che nasce da una rilettura di Vita di Galileo di Brecht, è l’esito del workshop “Galileo nostro contemporaneo”, condotto da Balistreri con alcuni ragazzi delle scuole superiori martinesi. Proprio da questo confronto con il testo brechtiano e l’eredità spirituale di Grassi è sortito un mosaico composito fatto di parole, musica, immagini, luci e suggestioni. Un mix di linguaggi (con anche l’intervento di un trapper) che ha reso ragione del modo di guardare alla realtà e alla storia dei cosiddetti millennials, ma anche della loro apertura ad una tradizione e a un passato che costituiscono linfa vitale per l’oggi. Efficace l’attore Flavio Albanese nel dare voce e corpo a Galilei, magnifica la voce del soprano Arianna Manganello, interprete di tre arie barocche di Gasparini, Händel e Hasse, scelte dal musicologo Giovanni Andrea Sechi. Potente e visionaria la conclusione dello spettacolo affidata alle mani (ma pure alla testa e al cuore) di Antonio Smaldone, interprete al pianoforte di un suo brano, Spectre, ad alto tasso di virtuosismo, metafora della vittoria della ragione sull’apparente contraddizione della vita. [Rating: 4/5]

Festival della Valle d’Itria 2019
Cortile di Palazzo Ducale

RECITAL DI BELCANTO

G. Fauré – “Les roses d’Ispahan” da Quatre mélodies op. 39 n. 4
“Après un rêve” da Trois mélodies op. 7 n. 1
J. Offenbach – “Elle a fui, la tourterelle” da Les contes d’Hoffmann
G. Bizet – “Me voilà seule dans la nuit” da Les pècheurs de perles
O. Respighi – “Valse caressante” da Sei pezzi per violino e pianoforte P031 n. 4 (versione per pianoforte solo)
N. R.-Korsakov – “Plenivshis rozoj solovej” (“L’usignolo”) da Quattro liriche op. 2 n. 2
S. Rachmaninov – “Vocalise” da 14 Romances op. 34 n. 14
“Ne poj, krasavica, pri men” (“Oh, non cantarmi, mia bella”) da 6 Romances op. 4 n. 4
“Vesennije vody” (“Acque di primavera”) da 12 Romances op.14 n. 11
G. Donizetti – Quel guardo il cavaliere… So anch’io la virtù magica” da Don Pasquale
“Piangete voi… Al dolce guidami… Coppia iniqua” da Anna Bolena
R. Schumann – Arabeske op. 18 (piano solo)
G. Rossini – “Sombre forêt” da Guillaume Tell
“Bel raggio lusinghier” da Semiramide

Soprano Olga Peretyatko
Pianoforte Giulio Zappa

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Chiostro di San Domenico
GALILEO SOTTO LE STELLE
Notturno di musica e parole di Michele Balistreri
Edizione delle musiche Giovanni Andrea Sechi

Galileo Galilei Flavio Albanese
Soprano Arianna Manganello
Flauto Valeria Zaurino
Violino Ivana Zaurino
Pianoforte Naoki Hayashi
Con la partecipazione straordinaria di
Sara Gamarro, Jacopo RaffaeleAntonio Smaldone
Martina Franca, 29 luglio 2019

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