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Martina Franca, Festival della Valle d’Itria 2019 – L’ammalato immaginario e La vedova ingegnosa

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Metti una sera in masseria, immersi nelle campagne pugliesi della Valle d’Itria, con i trulli che disegnano l’orizzonte, le stelle luminose in cielo, il profumo di una terra ricca e fertile, il gusto dei prodotti di questa terra (il vino, anzitutto, il corposo Primitivo di Manduria). Metti la proverbiale ospitalità del Festival della Valle d’Itria, sacra come lo era in epoca omerica o biblica, con il presidente Punzi che accoglie uno a uno gli ospiti e li saluta con il calore di un padre.
Metti la musica, con il suo fascino irresistibile, ed ecco rinnovarsi uno degli appuntamenti più suggestivi di questa manifestazione, l’opera in Masseria. Che nel nostro caso è quella denominata San Michele, poco fuori Martina Franca, per la presenza di una piccola chiesa consacrata all’Arcangelo.

Nei suoi spazi bianchi e accoglienti il giovane regista Davide Gasparro ha allestito due gustosi intermezzi napoletani, L’ammalato immaginario di Leonardo Vinci (1726) e La vedova ingegnosa di Giuseppe Sellitti (1735). Il genere, quello di brevi operine comiche che inframmezzavano gli atti di drammi seri, ebbe notevole fortuna nella Napoli di inizio Settecento. Tuttavia, non bisogna pensare che la loro funzione fosse solo di evasione e intrattenimento: come accade per i lavori di Vinci e Sellitti, nel pur semplice intreccio spesso si palesavano elementi di critica sociale, non senza una punta di amarezza. Il primo intermezzo, sin dal titolo evoca Molière. Erighetta, giovane vedova in cerca di sistemazione, persuade con l’inganno un ricco ipocondriaco a farsi sposare. Nel secondo, la vedova Drusilla finge di essere malata per sedurre Strabone, un ricco ignorante che si finge medico.
Gasparro riesce bene nell’intento di costruire una drammaturgia unitaria, come lui stesso spiega, che faccia convivere i nuclei narrativi in comune: finti malati e finti medici, travestimenti, due vedove che vogliono sposarsi, un conflitto che segue o anticipa un matrimonio. E lo fa ricorrendo all’immaginario circense e al teatro di strada o di piazza: al centro della scena c’è una sorta di carro dei comici, con tanto di siparietti, che si trasforma in un letto a baldacchino o addirittura in un ring. L’azione è vivace, grazie anche all’indubbia verve di cantanti e mimi (i bravissimi Sebastiano Geronimo e Francesco Argese) in un vorticare di movimenti e travestimenti che non annoia mai e che ci sembra abbia intercettato perfettamente lo spirito e degli intermezzi. Bellissimi scene e costumi realizzati da Maria Paola Di Francesco in collaborazione con l’Accademia delle Belle Arti di Bari; funzionali le luci affidate a Manuel Frenda.

Sul fronte musicale, eccellente la prestazione di Bruno Taddia, un vero cantante attore, così come quella di Lavinia Bini che, tuttavia, nella replica alla quale ho assistito si è limitata a recitare perché vocalmente indisposta. È stata degnamente sostituita (solo in voce) dalla giovanissima Maria Silecchio, allieva dell’Accademia Celletti. Voce davvero interessante per musicalità e preziosità timbrica, nonché per piglio di interprete. Non più che corretta l’esecuzione della Cappella Musicale Santa Teresa dei Maschi, diretta da Sabino Manzo.

Festival della Valle d’Itria 2019
L’AMMALATO IMMAGINARIO
Libretto attribuito ad Antonio Salvi
Musica di Leonardo Vinci
Edizione critica a cura di Gaetano Pitarresi (Edizioni ETS)

LA VEDOVA INGEGNOSA
Libretto di Tommaso Mariani
Musica di Giuseppe Sellitti
Edizione critica a cura di Marilena Laterza (Edizioni ETS)

Erighetta/Drusilla Maria Silecchio
Don Chilone/Strabone Bruno Taddia

Cappella Musicale Santa Teresa dei Maschi
Direttore Sabino Manzo
Regia Davide Gasparro
Scene e costumi Maria Paola Di Francesco
in collaborazione con l’Accademia delle belle arti di Bari
Luci Manuel Frenda
Nuova produzione
Martina Franca, Masseria San Michele, 1 agosto 2019

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