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Madrid, Teatro Real – Falstaff

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Il mondo di Falstaff somiglia molto a una di quelle squallide ma colorite periferie inglesi alla Ken Loach, mentre le allegre comari vivono in un palazzo fatto di scale sulle quali si muovono incessantemente per cercare un brivido di vivacità in un’altrimenti noiosa esistenza borghese.
Il regista Laurent Pelly – con il fondamentale apporto della scenografa Barbara de Limburg e del light designer Jöel Adam – costruisce per il Teatro Real di Madrid uno spettacolo scattante e convincente, grazie anche a un cast di ottimi cantanti-attori, disposti a condividere la sua visione. Pelly firma anche i bellissimi costumi, così elegantemente british, in delicati colori pastello per le signore dell’alta società di Windsor, così studiatamente vintage-trash per il protagonista e i suoi sodali. In tutto ciò, Ford, in completo grigio, valigetta in pelle e il presunto mestiere da anonimo impiegato di banca, è il prototipo di quella noia borghese di cui si diceva. Tanto più che, quando irrompe a fine primo atto nella sua casa per sventare la presunta tresca tra la moglie e Falstaff, si fa seguire dal coro abbigliato esattamente come lui. Instillando così nel pubblico l’idea che la contagiosa simpatia dell’imbolsito ex paggio del Duca di Norfolk sia forse più intrigante di quanto lui possa offrire – magari anche a letto – alla sua signora.
L’osteria della Giarrettiera è un locale che oggi – con il revival che conosce il vintage – farebbe furore tra i più giovani. Inizialmente angusto, si allunga a dismisura in corrispondenza delle parole di Falstaff a proposito del suo addome. Delle scale che costituiscono la dimora di Alice, peraltro contraria a ogni norma sull’accessibilità, già si è detto. Molto suggestiva la scena finale, con un moltiplicarsi di luci su un palco grande e buio, luci che cedono poi il passo a una sagoma riflettente del bosco, utilizzata dai personaggi come specchio per il pubblico mentre intonano insieme la massima “tutti gabbati”. Idea certo non nuova – quella di indirizzare in modo così esplicito e diretto il messaggio agli spettatori in sala – ma certo efficace.

Dal podio, Daniele Rustioni sprizza energia e giovinezza da tutti i pori: lo si coglie nell’entusiasmo e nel trasporto con cui guida l’orchestra madrilena. La sua è una lettura vibrante dell’estremo capolavoro verdiano, che riesce nell’intento di coniugare una narrazione serrata a una encomiabile attenzione alla finezza di scrittura strumentale. Così, i fiati assumono un suono corrusco e tonante, i legni si piegano morbidamente nel canto, gli archi sono ora sciabolate di suono, ora sottili veli sonori per il fluttuare delle voci. L’attenzione alla qualità timbrica si unisce a una bella duttilità agogica, nel segno di un’adesione allo spirito di questa partitura che ne coglie soprattutto la dimensione di ironico disincanto, velato sì di amarezza ma in fondo destinato a dissolversi nella magica leggerezza del bosco incantato conclusivo e nella roboante, vivacissima fuga che sigilla in modo così spiazzante l’intero teatro verdiano.

Semplicemente perfetto, sia scenicamente che vocalmente, il Falstaff del giovane baritono georgiano Misha Kiria: non solo la sua mole si attaglia al panciuto antieroe shakespearian verdiano, ma la voce è davvero bella per ampiezza, estensione, colore, chiaro ma autenticamente baritonale. Pregevole poi l’attenzione all’intellegibilità delle parole e alla morbidezza del fraseggio. Strepitosi i due servitori: il Bardolfo scaltro e lagnoso di Mikeldi Atxlandabaso e l’imponente Pistola di Valeriano Lanchas (che voce, quest’ultimo!).
Àngel Òdena è un ottimo Ford: la voce è bella e morbida, più rotonda – quindi diversa – rispetto a quella del protagonista e l’interprete è attento. Molto bene ha fatto Christophe Mortagne quale Dr. Caius, mentre il tenore Alberto Casals ha compitato un Fenton non più che corretto.
Sul fronte femminile, Raquel Lojendio è una brillante e puntuta Alice, Rocìo Pérez disegna invece una Nannetta esile e di voce luminosa, Gemma Coma-Alabert una Meg apprezzabile.
Teresa Iervolino mette la sua sensibilità di fine belcantista al servizio di un personaggio lontano anni luce da certe interpretazioni protoveriste, con abbondanza di voce di petto. Quickly è invece una dama elegante, che esibisce una voce ampia e morbida, di bellissimo colore scuro, omogeneo in tutti i registri, non privo di una certa sensualità con la quale il regista gioca, soprattutto nei due incontri con Falstaff.
Ottimo il coro istruito da Andrés Máspero.

Teatro Real – Stagione 2018 – 2019
FALSTAFF
Commedia lirica in tre atti di Arrigo Boito,
dalla commedia The merry Wives of Windsor
e dal dramma The History of Henry the Fourth di Shakespeare

Musica di Giuseppe Verdi

Sir John Falstaff Misha Kiria
Fenton Albert Casals
Dr. Caius Christophe Mortagne
Bardolfo Mikeldi Atxalandabaso
Pistola Valeriano Lanchas
Mrs. Alice Ford Raquel Lojendio
Ford Àngel Òdena
Nannetta Rocio Pérez
Mistress Quickly Teresa Iervolino
Mrs. Meg Page Gemma Coma-Alabert

Orchestra e coro del Teatro Real di Madrid
Direttore Daniele Rustioni
Maestro del coro Andrés Máspero
Regia e costumi Laurent Pelly
Scene Barbara de Limburg
Luci Jöel Adam
Madrid, 7 maggio 2019

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