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Macerata Opera Festival 2019 – Rigoletto

Un perimetro maledetto in cui regna l’amoralità e dal quale è impossibile evadere. Così il regista Federico Grazzini intende lo spazio fisico e metaforico entro cui si muovono i protagonisti di Rigoletto di Verdi, terzo titolo della stagione 2019 allo Sferisterio di Macerata. E tale spazio è quello di un luna park abbandonato, dove una gang malavitosa guidata da un giovane boss, il Duca, si dedica a ogni sorta di eccesso; ogni sentimento positivo è come annullato e fagocitato dal giovane libertino e dalla sua corte. A un lato dell’ingresso del fatiscente parco di divertimenti, costituito da un’enorme e inquietante bocca spalancata di un clown, si trova la roulotte dove, con la figlia, abita Rigoletto, anche lui componente della banda del Duca; dall’altra parte c’è invece il chiosco di Sparafucile e Maddalena, paravento ai loro traffici illeciti.
In realtà, è possibile uscire da quel cerchio scellerato, ma al costo del sacrificio della vita: lo farà Gilda che, nella visione di Grazzini, è un’adolescente ribelle al genitore. Alla fine dell’opera, la ragazza, in forma di fantasma, dialoga col padre, dando corpo all’estrema allucinazione di un uomo in fondo incapace di assumersi le proprie responsabilità e invece convinto che quel tragico esito sia frutto della maledizione di Monterone.
Un’impostazione che regge e aiuta a cogliere la potenza provocatoria del capolavoro verdiano, il suo scontrarsi con la censura quando venne scritto e il suo solleticare quel fondo di perbenismo che abita in molti di noi anche oggi, magari sotto la comoda maschera di una morale vittoriana. Potere dell’arte, quando è autenticamente tale: non solo incantare e sedurre (e Rigoletto è una miniera di melodie che incantano e seducono) ma anche far riflettere e, perché no?, infastidire.
Per realizzare compiutamente questo progetto, Grazzini si è avvalso della efficace scenografia di Andrea Belli, dei costumi di Valeria Donata Bettella con le luci di Alessandro Verazzi riprese da Ludovico Gobbi.

Ottima la resa orchestrale, grazie alla passione e alla profonda conoscenza dell’opera che ha Giampaolo Bisanti: la sua lettura ha assicurato il giusto ritmo alla narrazione, con tempi spediti nelle pagine di maggior vigore e capacità di delibare le melodie quando invece il sentimento si fa contemplativo.
Il baritono mongolo Amartuvshin Enkhbat è dotato di una magnifica voce, ampia e possente, che letteralmente riempiva il “non picciol” anfiteatro maceratese, ma è pure capace di ammorbidire e cesellare il canto, con un intelligente uso delle mezzevoci. Nella sua interpretazione si coglie una particolare attenzione alla parola, ma siamo certi che su questo fronte possa ulteriormente crescere, per consegnare al pubblico un ritratto più compiuto – e crediamo, di riferimento – di tale straordinario personaggio.
Perfetta, nella sua liliale purezza di voce e d’intenzione, la Gilda di Claudia Pavone: il timbro è luminoso e omogeneo, il volume sufficientemente ampio, le agilità sono sgranate con sicurezza, le melodie rifinite con gusto e grazia. Come voluto dal regista, la sua Gilda non è una bambina capricciosa, ma un’adolescente che sa quel che vuole. Il Duca di Mantova è un Enea Scala spavaldo e seducente, scenicamente disinvolto, con una voce di bella brunitura e notevole duttilità, che ha guadagnato in ampiezza soprattutto nel registro centrale e basso. Simon Orfila è uno Sparafucile sufficientemente bieco e cavernoso, mentre Martina Belli è una Maddalena perfetta nel physique du rôle ma perfettibile in quanto a vocalità.
Protervo e tonante il Monterone di Seung-Gi Jung e generalmente adeguati i comprimari (meglio le donne degli uomini, però): Alessandra Della Croce (Giovanna), Matteo Ferrara (Marullo), Vasyl Solodkyy (ottimo Borsa), Cesare Kwon (Ceprano), Anastasia Pirogova (Contessa di Ceprano), Gianni Paci (un usciere), Raffaella Palumbo (un paggio).
Davvero eccellente il coro istruito da Martino Faggiani con Massimo Fiocchi Malaspina.
Grande successo per tutti.

Arena Sferisterio di Macerata – 55° Opera Festival 2019
RIGOLETTO
Melodramma in tre atti
Libretto di Francesco Maria Piave
dalla tragedia di Victor Hugo Le Roi s’amuse
Musica di Giuseppe Verdi

Il Duca di Mantova Enea Scala
Rigoletto Amartuvshin Enkhbat
Gilda Claudia Pavone
Sparafucile Simon Orfila
Maddalena Martina Belli
Giovanna Alessandra Della Croce
Il Conte di Monterone Seung-Gi Jung
Marullo Matteo Ferrara
Matteo Borsa Vasyl Solodkyy
Il Conte di Ceprano Cesare Kwon
La Contessa di Ceprano Anastasia Pirogova
Usciere di corte Gianni Paci
Un Paggio della Duchessa Raffaella Palumbo

Orchestra Filarmonica Marchigiana
Coro Lirico Marchigiano “Vincenzo Bellini”
Direttore Giampaolo Bisanti
Maestro del coro Martino Faggiani
Altro maestro del coro Massimo Fiocchi Malaspina
Banda “Salvadei” complesso di palcoscenico
Regia Federico Grazzini
Scene Andrea Belli
Costumi Valeria Donata Bettella
Luci Alessandro Verazzi riprese da Ludovico Gobbi
Produzione dell’Associazione Arena Sferisterio
per il Macerata Opera Festival 2015
Macerata, 21 luglio 2019

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