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Macerata Opera Festival 2019 – Macbeth

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Il rosso, il nero e la ritualità del sacro. #rossodesiderio è il filo conduttore della 55ª edizione del Macerata Opera Festival, apertosi con una nuova produzione di Carmen di Bizet affidata alla regia (contestata) di Jacopo Spirei. Il secondo titolo del cartellone di quest’anno è invece il verdiano Macbeth nell’allestimento della regista Emma Dante. Che adatta allo spazio singolare dello Sferisterio il suo spettacolo nato a Palermo e ripreso a Torino, nonché al Festival di Edimburgo, dove ha vinto il premio Herald Angel come uno degli spettacoli più interessanti e innovativi in programma.

I colori citati evocano due componenti essenziali del capolavoro di Shakespeare e quindi di Verdi: il sangue e l’oscurità, poli entro cui si muovono i personaggi, agitati ciascuno da diverse passioni, dall’ambizione della coppia protagonista alla lealtà di Macduff, e guidati dalla regista palermitana come in un teatro del sacro. Di più: un teatro del sacro profondamente radicato nell’identità cattolica meridionale e segnatamente siciliana. A questo immaginario collettivo, così denso, pieno, ricco, Emma Dante attinge per conferire ulteriore vigore drammatico a una vicenda che – Schlegel dixit – “è la più potente tragedia mai scritta dopo la classicità”.
Così, al suo presentarsi in scena, Macbeth compare sulla carcassa di un cavallo che ricorda l’affresco quattrocentesco del Trionfo della morte conservato nel museo di palazzo Abatellis a Palermo. Bellissima l’idea di associare buffoni e soldati che sembrano pupi alla villereccia marcia che accompagna l’arrivo di Duncano, il cui corpo viene poi deposto e lavato durante il finale del primo atto seguendo una dolente ritualità che riprende e amplifica le sacre rappresentazioni della Settimana Santa (bravissimo, nei panni del re defunto, Francesco Cusumano). Ancora, la foresta di Birnam del finale è fatta di fichi d’India, “una pianta piena di spine che feriscono”, come spiega la stessa regista.
Scelte che convincono, anche per il possente impatto che generano nel pubblico, grazie alla vivida fisicità degli attori coinvolti, che finiscono per contagiare positivamente coro e interpreti. E si tratta di straordinari attori (così la regista, giustamente, vuole che vengano chiamati, e non mimi o figuranti) sui quali di fatto Dante concentra la dimensione squisitamente teatrale – coreografica dello spettacolo. Naturalmente, parte essenziale in questa visione hanno le coreografie di Manuela Lo Sicco, le scene di Carmine Maringola (i cancelli appuntiti del castello che si aprono e chiudono continuamente) e i costumi di Vanessa Sannino, con le suggestive luci di Cristian Zuccaro.

Alla guida della non eccelsa Orchestra Filarmonica Marchigiana, il giovane Francesco Ivan Ciampa fatica un po’ a trovare un giusto ritmo narrativo, dilata sovente i tempi ma cerca sempre di seguire adeguatamente i cantanti. Il bel gioco di colori non è corrisposto da un’attenzione altrettanto significativa alla dimensione agogica. Con qualche problema di coordinamento tra le diverse parti della compagine dovuto al fatto di suonare in uno spazio così particolare.

Nel ruolo eponimo, Roberto Frontali è un Macbeth convincente sotto il profilo interpretativo: sfumato, attento alla parola, incisivo nel fraseggio, sconta una voce di timbro non indimenticabile e fatica alquanto in acuto. Ma il personaggio c’è tutto ed è quello che, in fondo, conta. Al suo debutto quale Lady, il soprano Saioa Hernández vanta i pregi che conosciamo: una voce ampia, ricca di armonici, preziosa nelle sue luminose screziature. Mostra più facilità nelle pagine di scrittura cantabile che non in quelle virtuosistiche. L’interprete si impegna molto ma ci sono margini per offrire un ritratto più incisivo. Pienamente positivo il debutto di Alex Esposito come Banco: alla bella brunitura del timbro, associa la consueta attenzione alla parola e l’importante presenza scenica, con un sovrappiù di nobiltà nel fraseggio. Elementi che compongono una figura a tutto tondo di guerriero e di padre. Il tenore Giovanni Sala, al netto di una qualche forzatura vocale, è un ottimo Macduff, mentre migliorabile appare il Malcolm di Rodrigo Ortiz.
Apprezzabile il contributo degli altri interpreti: Fiammetta Tofoni (Dama), Giacomo Medici (medico), Cesare Kwon (domestico/ sicario/ araldo).
Il coro istruito da Martino Faggiani con Massimo Fiocchi Malaspina offre una prestazione alterna, ma cesella un emozionante “Patria oppressa”.
Successo vivissimo.

Arena Sferisterio di Macerata – 55° Opera Festival 2019
MACBETH
Melodramma in quattro parti di Francesco Maria Piave, da Shakespeare
Musica di Giuseppe Verdi

Macbeth Roberto Frontali
Banco Alex Esposito
Lady Macbeth Saioa Hernández 
Dama di Lady Macbeth Fiammetta Tofoni
Macduff Giovanni Sala
Malcolm Rodrigo Ortiz
Medico Giacomo Medici
Domestico/Sicario/Araldo Cesare Kwon
Prima apparizione Bruno Venanzi
Seconda e Terza apparizione Giulia Gabrielli
Duncano Francesco Cusumano
Fleanzio Nunziatina Lo Presti

Orchestra Filarmonica Marchigiana
Coro Lirico Marchigiano “Vincenzo Bellini”
Direttore Francesco Ivan Ciampa
Maestro del coro Martino Faggiani
Altro maestro del coro Massimo Fiocchi Malaspina
Banda “Salvadei” complesso di palcoscenico
Regia Emma Dante
Regista collaboratore Giuseppe Cutino
Scene Carmine Maringola
Costumi Vanessa Sannino
Coreografia Manuela Lo Sicco
Luci Cristian Zucaro
Coproduzione dell’Associazione Arena Sferisterio
con il Teatro Massimo di Palermo e il Teatro Regio di Torino
Macerata, 20 luglio 2019

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