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Londra, Royal Opera House – Don Pasquale

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In un piovoso lunedì d’autunno va in scena alla Royal Opera House di Londra la prima di Don Pasquale, il capolavoro comico di Donizetti. Sono in programma altre sei recite, tra cui va segnalata quella del 24 ottobre, che verrà filmata e trasmessa in live streaming in diverse sale cinematografiche del mondo. L’opera buffa del compositore bergamasco viene proposta nell’allestimento di Damiano Michieletto, già visto a Parigi ad aprile di quest’anno e ripreso ora con alcune modifiche migliorative (seppur non specificate) come ha tenuto a sottolineare il regista in un’intervista con la ROH. Michieletto si è avvalso per questa messa in scena di un team di creativi quasi tutto italiano (video design a parte), per intenderci lo stesso gruppo che ha contribuito, la scorsa estate, al successo di Alcina a Salisburgo con Cecilia Bartoli. Il trionfo della creatività made in Italy viene confermato anche a Londra, quanto meno a giudicare dalle ovazioni che il pubblico ha riservato alla regia.

L’allestimento di Michieletto è moderno e stilizzato con un focus evidente sulla caratterizzazione e le interazioni dei personaggi. La gestione dell’aspetto comico è intelligente, senza cadere troppo nel ridicolo, con una buona dose di gag che divertono il pubblico per tutta la durata dell’opera. Tra queste citiamo l’uso di cellulari sulla scena, l’anziana domestica accanita fumatrice che aiuta Don Pasquale a sistemare la panciera o farsi la tinta, tre pupazzi che fanno il verso ai protagonisti stessi ricreando i conflitti visti poco prima o gli ammiccamenti di Norina che si trasforma da finta suora timorata di Dio a vamp senza scrupoli. La comicità non è fine a se stessa e nelle intenzioni del regista serve anche a fornire spunti di riflessione, forse anche troppo brutali almeno per quanto concerne Don Pasquale, il quale infatti è destinato alla fine alla sedie a rotelle e a esser sbattuto in casa di riposo. È un crescendo di crudeltà, seppur sempre celata dal contorno generale di comicità, e resa più amara dai continui rimandi al desiderio irrealizzabile di paternità che è al contempo una nostalgia dell’infanzia, concetto reso da Michieletto con le diverse entrate in scena di diversi bambini e di una madre.
Le scene di Paolo Fantin per i primi due atti sono basate su un set aperto a sfondo scuro sovrastato da una struttura a neon che ricrea il tetto della casa dello scapolo di mezza età. Non ci sono mura a delimitare gli spazi, solo delle porte (che vengono aperte e chiuse di continuo), mentre la rotazione del palco ci mostra le diverse stanze della casa, tutta arredata con mobilio anni ’60, inclusa una vecchia Lancia in quello che dovrebbe essere il giardino. Tutto questo finché Don Pasquale non viene convinto dall’amico Dottor Malatesta a sposare con l’inganno Norina, spacciatasi per Sofronia, sorella del dottore. La giovane è assistente in un fashion studio e sogna di diventare una star. Subito dopo il matrimonio, Norina rivoluziona la casa del vecchio celibatario e grazie all’aiuto del coro nelle vesti dei traslocatori e alle finanze del nuovo marito, le anticaglie vengono buttate e sostituite con arredamento di design mentre la vecchia Lancia viene rimpiazzata da una Maserati. Lo sfondo scuro lascia il posto al bianco come colore dominante. Norina ricompare in abito couture rosso e guanti in coordinato (firmato da Agostino Cavalca), mentre l’anziana domestica, prima trasandata, ricompare in un’elegante divisa. Le luci di Alessandro Carletti, che rimangono soffuse per i primi due atti (a parte il set fotografico di Norina) diventano quasi abbaglianti nel terzo atto, mentre i momenti dove Don Pasquale diventa nostalgico o sognante sono tutti caratterizzati da un tono giallo caldo che enfatizza la proiezione psicologica del personaggio. Michieletto si avvale anche delle video proiezioni di Rocafilm, una sorta di visione cinematografica surreale dove il personaggio viene veramente filmato sulla scena e il primo piano viene proiettato su un grande schermo verde a sfondo scena. Questo espediente viene usato per la scena del giardino del terzo atto, per il finale dove si vede Don Pasquale disperato e circondato dagli anziani della casa di riposo o per la scena dove il Dottor Malatesta istruisce Norina a presentarsi come una ex-suora appena uscita fresca, fresca dal convento.

Sul podio troviamo uno specialista nella direzione di titoli belcantistici, Evelino Pidò, che dirige con gestualità scattante e bacchetta alla mano l’orchestra della Royal Opera House. Seppur l’inizio risulti un po’ insicuro e scolastico, il maestro torinese riesce a dar vita alla partitura donizettiana, cogliendo con cura i dettagli musicali e mantenendo la compattezza dell’organico orchestrale anche nei numerosi tempi spediti. Molto ben eseguiti i tempi di valzer e i cantabili. Un po’ timida la tromba solista all’inizio del secondo atto, mentre il gruppo dei fiati coglie a meraviglia il carattere brioso di alcuni momenti musicali. L’accompagnamento al duetto del terzo atto “Aspetta, aspetta, cara sposina” viene preso a ritmi quasi impossibili per i cantanti, ma la resa musicale è coinvolgente.

Il cast vocale è nel complesso buono, seppur con qualche distinguo. Bryn Terfel, al debutto nel ruolo del titolo, si dimostra un interprete carismatico e un animale da palcoscenico. Il basso-baritono inglese si dimostra versatile e dotato di umorismo innato, ma al contempo è convincente anche nei momenti dove deve dimostrare la sua umanità, tanto che il pubblico non ha difficoltà a parteggiare per lui quando inizia a essere vittima delle angherie della (finta) moglie. La voce ha forse perso un po’ di colore e rotondità ma rimane solida. Il declamato è ottimo così come il volume, mentre la dizione è perfettibile solo per alcune parole.
Un doppio debutto per Olga Peretyatko, che si cimenta per la prima volta sia con ruolo di Norina che con il palco del Covent Garden. Peretyatko è un’ottima interprete per questo ruolo: affascinante, ammaliatrice, civettuola, determinata e anche spietata. Il soprano russo sfoggia un bel timbro chiaro, brillantezza in acuto e facilità nelle colorature. Tuttavia bisogna anche dire che a livello tecnico si evincono alcune carenze quali problemi di legato nelle scale e alcune preparazioni così come una certa approssimazione nell’esecuzione dei trilli. Inoltre il volume è intermittente e talvolta cede sotto orchestrazioni più pesanti o nei momenti d’insieme.
Ioan Hotea non convince come Ernesto. Seppur sia musicale e i centri siano ben emessi, talvolta emergono problemi di intonazione e la voce non risulta a suo agio nel sostenere tessiture più alte che abbondano in questo ruolo. Gli acuti risultano un po’ tirati e filiformi e il tentativo di sostenere un re sovracuto al termine di “Povero Ernesto! Dallo zio scacciato” non va in porto.
Markus Werba è un ottimo Dottor Malatesta. Il baritono austriaco si distingue per sicurezza nell’emissione e musicalità, gli accenti musicali sono curati e la dizione è eccellente. Unica nota, a volte l’eccessivo impeto va a discapito del legato.
Esilarante il breve cameo di Bryan Secombe nel ruolo del notaro, con tanto di borsa impolverata porta documenti. Per correttezza, va anche menzionata l’attrice (il cui nome non viene ingiustamente riportato nel programma di sala) che ha impersonato con notevole ironia il ruolo della domestica. Così ben recitato (anche senza mai parlare) che gli occhi cavedano spesso su di lei. Impeccabili per compattezza, precisione e stile gli interventi del coro della Royal Opera House diretto da William Spaulding.

In sintesi una produzione intelligente e d’intrattenimento anche se con un finale gratuitamente amaro e cinico, una direzione musicale in crescendo e un buon cast che brilla però più per l’interpretazione che per sfoggio della padronanza del belcanto. Al termine, un pubblico festante accoglie tutto il cast con punte di entusiasmo per Terfel, Werba e Peretyatko, mentre un vero tripudio accoglie Michieletto e il suo team di creativi.

Royal Opera House – Stagione d’Opera e Balletto 2019/2020
DON PASQUALE
Dramma buffo in tre atti
Libretto di Giovanni Ruffini e Gaetano Donizetti
Musica di Gaetano Donizetti

Don Pasquale Bryn Terfel
Norina Olga Peretyatko
Ernesto Ioan Hotea
Dottor Malatesta Markus Werba
Un notaro Bryan Secombe

Orchestra e Coro della Royal Opera House
Direttore Evelino Pidò
Maestro del coro William Spaulding
Regia Damiano Michieletto
Scene Paolo Fantin
Costumi Agostino Cavalca
Luci Alessandro Carletti
Video design Roland Horvath e Carmen Zimmermann per Rocafilm
Coproduzione della Royal Opera House con
Opéra National de Paris e Teatro Massimo di Palermo
Londra, 14 ottobre 2019

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