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Londra, Barbican Centre – Recital di Pretty Yende

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Dopo Praga e Zurigo, termina a Londra in un piovoso lunedì di novembre, il mini tour europeo che ha visto impegnati il soprano sudafricano Pretty Yende e il pianista italiano Michele d’Elia. Nella sala concerti del Barbican Centre, centro polifunzionale per le arti inserito nell’omonimo complesso architettonico brutalista londinese, si è svolto un recital di canto che il pubblico inglese, spesso misurato nei consensi, ha accolto con numerose standing ovation ed euforia generale.

Originaria di una piccola cittadina del Sudafrica, Yende si è formata dapprima a Città del Capo per poi proseguire gli studi all’Accademia del Teatro alla Scala. Dopo aver vinto diverse competizioni canore, tra cui Operalia nel 2011, si è affermata rapidamente a livello internazionale, diventando a 34 anni, una delle cantanti più richieste nei maggiori teatri d’opera del mondo e la punta di diamante di una nuova generazione di cantanti sudafricani, che si sta imponendo con forza sul panorama internazionale.
Mai nome fu più azzeccato. Yende è pretty di nome e di fatto e questo risulta palese fin dalla prima entrata in scena, dove il soprano dalla pelle color ebano compare avvolta in un grazioso vestito bianco vagamante anni cinquanta con venature verde acqua, sfoggiando un sorriso smagliante e degli occhi luminosi che celano gratitudine, semplicità ma anche determinazione. Il programma della serata è incentrato principalmente sulla liederistica tedesca e la musica da salotto italiana con una breve incursione nel belcanto (repertorio a cui è legato il nome della cantante) e nell’operetta. La scelta di utilizzare un leggio e spartiti a vista per tutta la durata del concerto, anche se non distoglie dall’esperienza complessiva, cela forse la difficoltà nel cimentarsi con tre lingue straniere (italiano, tedesco e francese – elencate in ordine di padronanza) e con un repertorio non interamente familiare, salvo qualche eccezione.

La prima parte si apre con un ciclo di Lieder di Schumann. La voce si caratterizza per morbidezza nell’emissione (evidente in Der Nussbaum) e duttilità, in quanto sa essere fresca e leggera in acuto, ma anche piegarsi a maggiore potenza e sostegno, se necessario. I centri sono più caldi e ambrati anche se meno potenti, mentre le note gravi risultano talvolta non ben timbrate. La voce è ben in avanti e corre anche in una sala dall’acustica secca come quella del Barbican. A livello interpretativo, se le intenzioni sono sicuramente buone, non si percepisce una grande varietà nella caratterizzazione o uno scavo nei dettagli, al fine di cogliere a pieno il carattere poetico di queste composizioni. Sono qualità che si spera arriveranno con la maturità e l’esperienza. Se l’inizio è buono ma in sordina, Yende inizia ad aprirsi veramente con il repertorio italiano. Nelle canzoni di Donizetti il soprano mostra una gamma più ampia di possibilità, agile e leggera in Il barcaiolo, civettuola e ammiccante in La conocchia, partecipe e coinvolta in Le crépuscule. Ma è con l’aria belcantistica di Donizetti “Que n’avons nous des ailes”, dalla versione francese di Lucia di Lammermoor, che Yende si sente finalmente a casa, come evidenzia il dominio del legato e l’estrema facilità in acuto, così come lo sgranare colorature, scale e salti della cavatina, conclusasi con un sovracuto ben sonoro e non schiacciato.

Dopo l’intervallo, Yende fa ritorno sul palcoscenico indossando un voluminoso abito rosso con intarsi di pizzo che ben si addice al carattere sensuale e magico delle canzoni di Tosti con cui ha inizio la seconda parte del recital. La voce si apre con libertà in Aprile, dove anche l’interpretazione appare molto convincente, mentre in Malia Yende sfoggia dolcezza nel fraseggio e ottima musicalità. È la volta poi di un ciclo di Lieder di Strauss, la cui interpretazione, seppur ancora un po’ acerba e non sempre piena di colori, risulta più convincente di Schumann, grazie all’eleganza espositiva e alla corretta articolazione delle parole, il tutto sostenuto da un corretto uso delle dinamiche come nel caso di Cäcilie e un volume importante ben sfogato in acuto come nel caso di Zueignung. Un po’ come accaduto nella prima parte del concerto, viene tenuto per ultimo un pezzo outsider d’effetto (in quanto apparentemente non collegato al resto) che metta in luce la flessibilità dello strumento vocale della protagonista e scateni l’entusiasmo del pubblico. Si tratta in questo caso di “Klänge der Heimat” dall’operetta Die Fledermaus di J. Strauss II e l’effetto voluto viene ottenuto grazie a una ciarda piena di virtuosismi e funambolismi vocali gestiti con piena padronanza tecnica. Risultato: pubblico entusiasta in piedi, così come accaduto nella prima parte. Dopo una lunga standing ovation, Yende si accomiata con due fuori programma. Il primo è la canzone Me voglio fa’ ‘na casa di Donizetti (simpaticamente introdotto in italiano: “Che dici Michele torniamo in Italia?”), cantata intorno al pianista e poi da seduta sul suo sgabello. Il secondo bis è “Una voce poco fa” dal Barbiere di Rossini: se la partenza è poco interessante, lo sviluppo e la conclusione sono all’insegna di ornamentazioni sfrontate come si sente di rado: un saggio di virtuosismo che conquista tutti i presenti.

Il maestro Michele D’Elia, un veterano dell’accompagnamento pianistico per cantanti d’opera, contribuisce al successo assecondando e sostenendo Yende per tutta la serata. La sintonia è evidente e il discorso musicale scorre con fluidità, naturalezza e comunione d’intenti. Le scelte stilistiche sono sempre coerenti con quelle del canto, dando l’idea non di un semplice accompagnamento ma di una vera e propria consapevolezza artistica anche delle proprie capacità individuali che emergono nei passaggi solistici, nelle introduzioni o negli accompagnamenti più virtuosistici o infuocati.
Al termine, come già detto, una prolungata standing ovation a sancire il successo della serata e un omaggio floreale per entrambi gli interpreti.

Barbican Centre – Stagione di musica classica 2019/20
RECITAL DI CANTO

R. Schumann – Myrthern Op.25 n.3, Der Nussbaum
R. Schumann – Minnespiel Op.101 n.4, Mein schöner Stern!
R. Schumann – Myrthern Op.25 n.1, Widmung
R. Schumann – Liederalbum für die Jugend Op.79 n.2, Schmetterling
C. Schumann – Lorelei
R. Schumann – Lieder und Gesänge III Op.77 n.5, Aufträge
R. Schumann – Liederkreis Op.39 n.3, Waldegespräch
G. Donizetti – Nuits d’été à Pausillipe n.1, Il barcaiolo
G. Donizetti – Nuits d’été à Pausillipe n.5, La conocchia
G. Donizetti – Nuits d’été à Pausillipe n.6, Le crépuscule
G. Donizetti – Lucie de Lammermoor – “Que n’avons nous des ailes”
P. Tosti – Aprile
P. Tosti – Ideale
P. Tosti – Malìa
R. Strauss – Acht Gedichte aus Letzte Blätter Op.10 n.1, Zueignung
R. Strauss – Fünf Lieder Op.48 n.3, Kling
R. Strauss – Acht Gedichte aus Letzte Blätter Op.10 n.8, Allerseelen
R. Strauss – Sechs Lieder Op.17 n.2, Ständchen
R. Strauss – Fünf Lieder Op.48 n.2, Ich schwebe
R. Strauss – Vier Lieder Op.27 n.2, Cäcilie
J. Strauss II – Die Fledermaus, “Klänge der Heimat”

Bis
G. Donizetti – Me voglio fa’ ‘na casa
G. Rossini – Il Barbiere di Siviglia, “Una voce poco fa”

Pretty Yende soprano
Michele D’Elia pianoforte
Londra, 25 novembre 2019

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