Chiudi

Londra, Barbican Centre – Recital di Angela Gheorghiu

Condivisioni

“Non voglio semplicemente emettere dei suoni, voglio che la mia voce vi faccia venire la pelle d’oca”: queste sono le parole rilasciate da Angela Gheorghiu a The Times a ridosso del concerto evento che l’ha vista protagonista al Barbican Centre di Londra insieme alla sua compatriota Alexandra Dariescu, che l’ha accompagnata al pianoforte. È una dichiarazione di intenti, quella della Gheorghiu, che ha alzato notevolmente le aspettative dei presenti, non tradite a quanto pare, viste le reazioni festanti dell’ampio gruppo di fans e connazionali presenti in sala. Viene lecito però chiedersi se si sia trattato di un tributo all’artista passionale e consumata o alla qualità del canto effettivamente udito, in quella che, nelle intenzioni del programma, sarebbe dovuta essere una celebrazione dell’arte della canzone da camera e del connubio tra poesia e musica.

Originaria della piccola cittadina romena di Adjud e cresciuta sotto il regime comunista di Ceaușescu, Gheorgiu fece il suo debutto internazionale nel 1992 proprio a Londra, alla Royal Opera House, come Mimì nella Bohème (ruolo ripreso ancora una volta ad agosto di quest’anno a Torre del Lago). Ma fu la sua Violetta nella Traviata del 1994 a regalarle la vera fama: una performance che ridusse in lacrime l’ottantaduenne Georg Solti e spinse la BBC a cambiare programmazione per trasmettere una delle recite in diretta mondiale, tanto fu il clamore di pubblico e critica. Da quel momento, fu l’inizio di una carriera lunga tre decadi dove il nome della Gheorghiu si è legato principalmente al repertorio pucciniano, ma anche a quello francese, oltre a Verdi e al Verismo. Il soprano rumeno ha anche condiviso per molti anni il palcoscenico con il tenore franco-siciliano, e ormai ex marito, Roberto Alagna. Risoluta e caparbiamente convinta delle sue opinioni, Gheorghiu si è spesso scontrata con registi e direttori, mentre ha pubblicamente dichiarato la sua contrarietà a regie moderne, alle quali non vuole prender parte, scelta questa che, unita a un repertorio non proprio vastissimo, ha limitato e continua a limitare la possibilità di vederla in scena di frequente. A novembre di quest’anno è uscito, per Decca, Plaisir d’amour, che raccoglie parte del repertorio proposto al Barbican. La serata ha visto un susseguirsi di Lieder, canzoni francesi, romanze da salotto italiane, così come romanze russe ed English songs, il tutto inframezzato da qualche brano solistico al pianoforte.

Soprano lirico puro, Gheorghiu si distingue per abilità nel fraseggio, presenza scenica, teatralità, eleganza nel porgere la parola, anche se questa qualche volta lascia spazio al manierismo. Brillante in acuto, anche se con meno freschezza di un tempo come è logico che sia, Gheorghiu è ancora capace di una certa potenza d’emissione a voce piena, pur misurata con parsimonia e sapientemente riservata per la parte finale del concerto. Il registro medio-grave, specialmente quando approcciato a mezzavoce, risulta non sempre omogeneo e ben timbrato. In generale, si è avuta un’impressione di una mancanza di pieno controllo nel sostegno di alcuni fiati e pianissimi e soprattutto nell’intonazione di certi attacchi o passaggi di registro. Questo, unito all’uso costante del leggio, ha forse comunicato un po’ di insicurezza, anche se celata abilmente dall’esperienza, presenza scenica e gestualità gentile.  La componente visiva gioca sicuramente la sua parte nella fruizione complessiva, viste le entrate in scena da vera diva con cambi d’abito e acconciatura (abito nero voluminoso con copri spalla alternato a velo di pizzo per la prima parte e un lungo e scenografico abito di raso rosso con mantella decorata a fiori di stoffa per la seconda parte). Imponente ma armoniosa, dalla pelle color latte e chioma folta color nero corvino, labbra rosse, sorriso smagliante e occhi che brillano, non si può certo dire che Gheorghiu non sappia ammaliare il pubblico.

La prima parte si apre con tre canzoni francesi: Le grillon di Rameau e Plaisir d’amour di Martini, entrambe dolci ma un po’ piatte nell’interpretazione, seguite da Nuit d’étoiles di Debussy, in cui sarebbe auspicabile una maggiore dinamica. A seguire Tristesse di Chopin, dove nonostante un ritmo dilatato e un uso forse eccessivo del vibrato risulta convincente l’interpretazione che convoglia rammarico per la felicità perduta. Si passa al repertorio italiano con Paisiello, Bellini e Donizetti: se in Nel cor più non mi sento Gheorghiu esagera nel sottolineare gli accenti, in Me voglio fa ‘na casa dimostra inventiva nel fraseggio. L’heure exquise di Hahn viene eseguita in maniera non proprio impeccabile con qualche difficoltà di sostegno e di intonazione. Le due romanze di Rachmaninov a chiusura della prima parte invece sono ben cantate e danno la possibilità di sfogare in acuto laddove la voce risulta piacevole all’ascolto. Dopo l’intervallo si riprende con tre canzoni di Tosti: La Serenata, dove la voce vola libera in sintonia con il testo; Ideale, nostalgica di interpretazione ma insicura negli attacchi; Sogno, forse la più riuscita delle tre. In Nebbie di Respighi Gheorghiu è molto credibile nell’intensità drammatica e nell’uso delle dinamiche con un Vieni!Vieni! finale di petto ben sostenuto. Un ritorno alle origini poi con la musica popolare rumena di Ştefănescu e Brediceanu: qui Gheorghiu gioca in casa e tira fuori il suo temperamento (ma anche qualche declamato e sospirato molto teatrale). Ständchen di Schubert risulta un po’ fiacca e poco scorrevole. Efficace (anche se dall’inglese dal forte accento rumeno) I dreamt I dwelt in marble halls.

Al piano, Alexandra Dariescu, suona a memoria per tutta la durata del concerto, fornendo un accompagnamento sicuro e variegato nelle intenzioni musicali ed espressive anche se saltuariamente si evince qualche disallineamento con i fiati di Gheorghiu. Il programma dà la possibilità a Dariescu di esibire le proprie qualità virtuosistiche evidenti nell’arrangiamento per piano del Valzer dei fiori di Čajkovskij, anche se l’energia a volte tumultuosa del tocco non rende al meglio il carattere originale del pezzo con le sue ampie frasi circolari in legato. Una forte musicalità invece si evince dalle Trois Morceaux, il primo enigmatico, il secondo più sognante e il terzo giocoso e concitato. Travolgente la Danza Rumena di Ciortea mentre il Notturno Op.6 n.2 di C. Schumann è apparso un po’ impreciso.

Al termine, il pubblico londinese riserva un tifo da stadio alle due interpreti. Se è vero che il meglio va riservato alla fine, Gheorghiu regala due bis di cui va citata l’interpretazione molto sentita e convincente di “O mio babbino caro”, da pucciniana di lungo corso, questa volta anche tecnicamente ineccepibile. Standing ovation finale ed euforia generale, nonostante una performance discontinua, anche se in crescendo nella seconda parte.

Barbican Centre – Stagione di musica classica 2019/20
RECITAL DI CANTO

J.P Rameau – Le grillon
J.P. Martini – Plaisir d’amour
C. Debussy – Nuits d’étoiles
F. Chopin – Tristesse (Étude Op.10 n.3, arrangiamento F. Litvinne)
L. Boulanger – Trois Morceaux
G. Paisiello – Nel cor più mi sento
V. Bellini – Malinconia, ninfa gentile
G. Donizetti – Me voglio fa ‘na casa
P.I. Čajkovskij– The Nutcracker Suite – Waltz of the Flowers
R. Hahn – L’heure exquise
S. Rachmaninov – 6 Romanze, Op.8 n.5, “Son”
S. Rachmaninov – 12 Romanze, Op.14 n.11, “Vesenniye vody”
P. Tosti – La serenata
P. Tosti – Ideale
P. Tosti – Sogno
O. Respighi – Nebbie
T. Ciortea – Romanian Dance
G. Ştefănescu- Cântecul fluierașului
G. Ştefănescu – Mandruilita de la munte
T. Brediceanu –  Cine m-aude cântând
C. Schumann –  Soirées Musicales, Op. 6 n.2, “Notturno”
F. Schubert – Schwanengesang, D957 n.4, “Ständchen”
F. von Flotow – Martha, “Qui sola, virgin rosa”
M.W. Balfe – The Bohemian Girl – “I dreamt I dwelt in marble halls”

Bis
G. Puccini – O mio babbino caro
M. Lanza – Because

Angela Gheorghiu soprano
Alexandra Darlescu pianoforte
Londra, 10 dicembre 2019

image_print
Connessi all'Opera - Tutti i diritti riservati / Sullo sfondo: National Centre for the Performing Arts, Pechino