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Innsbruck, Festival della musica antica 2019 – Merope

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Lo spirito di riscoperta che caratterizza le Innsbrucker Festwochen der Alten Musik tocca uno dei suoi vertici nell’attuale edizione, la quarantatreesima, con la prima esecuzione moderna di Merope di Riccardo Broschi. In occasione delle manifestazioni commemorative per i cinquecento anni dalla morte dell’imperatore Massimiliano I e per i trecentocinquanta dalla morte del compositore di corte Pietro Antonio Cesti, questa operazione contribuisce a richiamare un nugolo di appassionati e studiosi che desiderano conoscere la musica del fratello di Farinelli.
Proprio con l’ingombrante figura dell’adorato congiunto deve lottare Riccardo che dedica al castrato la sua arte e quasi l’intero suo catalogo, comprendente varie opere concepite per Napoli, Roma, Venezia, Torino e Milano. Nei primi decenni del Settecento Broschi è un autore stimato che si inserisce appieno nei frutti della ammirata scuola napoletana. Nonostante gli alterni successi di una carriera accidentata, l’autore riceve offerte da Karl Alexander, Duca di Württemberg, e viene nominato compositore di corte a Stoccarda, incarico sfortunatamente breve a causa della morte del sovrano. A onta di una vita errabonda, i due fratelli hanno un legame molto stretto, testimoniato dalla condivisione artistica che tuttavia giova maggiormente al cantante, divenuto in breve un beniamino in tutta Europa.

Merope vede la luce a Torino, per la stagione di Carnevale 1732, con un cast stellare e il libretto di Apostolo Zeno, in circolazione da ormai vent’anni. La vicenda, piuttosto intricata, prende le mosse da una serie di omicidi (narrati nell’antefatto e ovviamente esclusi dalla visione diretta del pubblico) che scatenano reazioni a catena tra equivoci, odi e improvvisati legami finalizzati alla vendetta. Lo sforzo per la realizzazione di questa partitura, della durata di quasi cinque ore, è notevole: alla nuova edizione lavorano congiuntamente Giovanna Barbati e il direttore del Festival Alessandro De Marchi che orchestra ed elabora anche le musiche da balletto utilizzate durante l’esecuzione, secondo la prassi attestata nel primo Settecento. La scelta cade su brani di Jean-Marie Leclair e Carlo Alessio Rasetti, quest’ultimo autore attivo a Torino in quel periodo, che accompagnano le tre grandi scene danzate al termine dei rispettivi atti. L’attenta ricostruzione di De Marchi mira a dar prova tangibile dello svolgimento di una serata teatrale tre secoli fa. Lo scrupoloso lavoro filologico parte dalla revisione della partitura, con l’abbinamento di balli più o meno coevi, per sviluppare un’esecuzione in sintonia con la prassi storicamente informata. La sua concertazione e l’impegno al cembalo per i recitativi ben assecondano le esigenze solistiche, mentre la scrittura di Broschi emerge valorizzata dalla tenuta, solo a tratti increspata da qualche imprecisione, dell’Innsbrucker Festwochenorchester. De Marchi compie uno sforzo notevole per dare unità all’intera esecuzione che al canto unisce l’elemento danzante affidato alle ottime qualità del Corpo Barocco, gruppo creato nel 1996 a Gand, il quale, con i suoi sei componenti, offre uno spaccato realistico degli interventi tersicorei al termine di ciascuno dei tre atti.

All’interno del cast, s’impone la prova di Anna Bonitatibus, Merope. Il mezzosoprano italiano cura con estrema attenzione il fraseggio tanto da rendere con incisività i recitativi, in un misto di profonda forza attoriale e dominio musicale della regina di Messenia. L’esecuzione delle varie arie a lei riservate ne rivela la solida preparazione tecnica e la sintonia con il repertorio barocco. Anche Arianna Vendittelli, nei panni di Argia, esibisce una linea canora limpida e sempre attenta agli stimoli musicali. Il duttile strumento le consente di approcciare la Principessa dell’Etolia con disinvoltura, specie al cospetto di una scrittura non sempre agevole. Proprio quest’ultima caratteristica appartiene anche al ruolo di Epitide, concepito per Farinelli. Al controtenore David Hansen spetta il compito di interpretare alcuni tra i più fascinosi e complessi numeri dell’opera. L’artista vi riesce efficacemente ma con qualche cedimento: se la cantabilità è per lui terreno propizio in cui esibire il timbro pastoso e il suadente legato, le arie di “furore” mettono a nudo alcune disomogeneità mentre i recitativi palesano una dizione perfettibile. Vivica Genaux, da sempre impegnata con costanza nel repertorio settecentesco, accosta con diligenza il ruolo di Trasimede cercando di rendere al meglio le diverse esigenze connesse alla parte del capo del consiglio. La linea canora risalta soprattutto nei passaggi cantabili, dove il mezzosoprano evidenzia un sapiente controllo dell’emissione. A causa di un’indisposizione, Jeffrey Francis è sostituito dal collega Carlo Allemano il quale dà voce al Tiranno Polifonte dalla buca dell’orchestra, mentre in scena agisce l’attore Daniele Berardi. Il tenore fa il possibile per risultare credibile pur non agendo direttamente sul palco. L’emissione appare disomogenea benché lo strumento abbia volume ragguardevole e colore interessante. Il timbro corposo e le screziature ambrate conferiscono all’Anassandro del controtenore Filippo Mineccia una sicura ed espressiva rotondità in zona centrale, con buon giovamento della resa complessiva. Credibile anche il Licisco di Hagen Matzeit.

La messinscena è curata per la regia da Sigrid T’Hooft, che si occupa anche della coreografia, per scene e costumi da Stephan Dietrich e per il disegno luci da Tommy Gevin. Lo spettacolo cerca di rispettare i canoni visivi barocchi, con semplici e mobili scenografie, abiti accurati e sgargianti, impreziositi con gemme o copricapi con pennacchi, mentre i protagonisti sono tratteggiati con efficacia e senza stagnazioni registiche, sempre rischiose in un’opera caratterizzata da un susseguirsi continuo di arie. Le felici idee coreografiche si sviluppano al termine dei tre atti: celebrano la vittoria su un terribile cinghiale, quindi danno vita a una danza in maschera, nello stile della commedia dell’arte, e infine siglano la riconciliazione conclusiva. L’impatto coloristico, la genuinità visiva e la resa musicale conquistano il pubblico che tributa lunghi consensi finali, chiamando tutti varie volte alla ribalta in un significativo intensificarsi degli applausi per una produzione di singolare interesse.

Innsbrucker Festwochen der Alten Musik
MEROPE
Dramma per musica in tre atti
Libretto di Apostolo Zeno
Musica di Riccardo Broschi
Musiche per la danza: Jean-Marie Leclair e Carlo Alessio Rasetti
Nuova edizione di Giovanna Barbati e Alessandro De Marchi

Merope Anna Bonitatibus
Polifonte Carlo Allemano (in scena Daniele Berardi)
Epitide David Hansen
Trasimede Vivica Genaux
Anassandro Filippo Mineccia
Argia Arianna Vendittelli
Licisco Hagen Matzeit

Innsbrucker Festwochenorchester
Corpo Barocco
Direttore Alessandro De Marchi
Regia e coreografia Sigrid T’Hooft
Scene e costumi Stephan Dietrich
Luci Tommy Gevin
Innsbruck, Tiroler Landestheater, 11 agosto 2019

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