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Fiume, Teatro Ivan Zajc – Roméo et Juliette

Fra le nuove produzioni della stagione 2018/19 e in appendice alle celebrazioni per il bicentenario della nascita dell’autore, il Teatro Nazionale Croato Zajc di Fiume mette in scena, nell’edizione del 1873 senza ballabili, Roméo et Juliette di Charles Gounod, in coproduzione con il Teatro Alighieri e la Fondazione Ravenna Manifestazioni dove è stato rappresentato lo scorso 18 e 20 gennaio.
Fedele al taglio drammaturgico del libretto di Barbiere e Carré che limita l’azione vera e propria al terzo atto, Marin Blažević realizza uno spettacolo minimalista e molto cupo, in cui prevale il nero. Da questa scelta cromatica notturna si distinguono solo i due protagonisti che vengono isolati nei loro momenti solistici e nei duetti, collocandoli su di una base rettangolare posta in proscenio, stilizzazione del fatidico balcone. Lì li troviamo, vestiti di bianco all’alzarsi del sipario, durante il coro fuori scena che, nel corso della sinfonia, introduce, come nelle tragedie antiche, la trama al pubblico. L’abito nuziale di Juliette è macchiato di sangue, Roméo le è accanto immobile, mano nella mano. La tragedia si è già compiuta. Alle loro spalle Alan Vukelić disegna una scena, rispetto alla quale questo concetto di balcone è anche fisicamente separato, che consiste in una sorta di cubo, aperto dal lato del boccascena e formato da tubolari in ferro su cui sono allineate file regolari di fari. Si genera uno spazio claustrofobico dove gli effetti dei fasci di luci acuiscono il senso di angoscia piuttosto che alleviarlo. La storia dei due giovani amanti è letta quasi come un flashback post mortem. Nella prima scena riappaiono vestiti, come tutti i personaggi e il coro, di abiti neri (belli, nella loro semplicità, i costumi monocromi di Sandra Dekanić) di cui si spoglieranno via via nel corso dei cinque atti ritornando al bianco iniziale, sino al tragico epilogo, quando, fatto effetto il veleno assunto da Roméo e reso Juliette l’ultimo respiro dalla piaga mortale infertasi, i due, volgendo le spalle al pubblico, vengono inondati della luce che su di essi riversano i proiettori mentre vengono progressivamente sollevati, lasciando la coppia stagliarsi su un cielo sgombro di un intenso blu cobalto.

Se la simbologia risulta chiara – il candore dell’amore vince, nella morte, le tenebre occlusive della vita – va altresì detto che il lavoro meticoloso svolto sulla gestualità non ha saputo trovare sempre soluzioni felici. L’insistente movimento rotatorio imposto a Capulet, a Frère Laurent e agli altri personaggi a ogni entrata e uscita di scena, quasi un prosieguo della danza d’apertura; la mimica di Frére Jean che, durante la benedizione di Juliette e Roméo, pulisce il pavimento con mocio motteggiando le pose del suo superiore; la stessa irriverente presenza del regista, che al terzo atto irrompe al fianco di Stéphano per reggergli la spada mentre questo si toglie il giacchetto rivelando un seducente corsetto femminile e scoprendo quindi le carte della finzione e dell’usanza, rispettata da Gounod, che gli imponeva un ruolo en travesti: sono esempi che, confrontati anche con il Falstaff creato lo scorso anno, con più felice vena, dallo stesso Blažević, possono ricondursi alla sua cifra registica e alla sua vena dissacrante certo, ma che eccedono nell’effetto di straniamento prodotto sul pubblico, risultando più fini a se stessi che alle esigenze dello spettacolo. Altrove invece il regista escogita soluzioni splendide e commoventi, come la posa assunta da Tybalt morto fra le braccia di Capulet o nel coinvolgente finale, ove ogni più piccolo movimento è stato studiato, lavorato, scolpito si direbbe, al dettaglio. E se l’impianto generale risulta alla fine povero, la lettura drammaturgica di Lada Čale Feldman con cui il regista ha lavorato, risponde appieno a quella che ci è offerta dalla partitura di Gounod, la cui musica, tanto nella felice vena melodica quanto nella cristallina e raffinatissima logica del dettato armonico, coglie la molteplicità dei sentimenti dei protagonisti nella loro dimensione più intima e intensa, fuggendo la manifesta retorica teatrale. È una scrittura pudica, ma non per questo meno autentica e profonda.

L’esecuzione musicale è affidata alla compagnia del teatro di Fiume con pochi elementi ospiti. Nel ruolo di Juliette Anamarija Knego fa sfoggio di un bel timbro di soprano lirico omogeneo in tutte le ottave. Forte di una preparazione tecnica di tutto rispetto, affronta senza problemi la celeberrima “Je veux vivre” dominando abbellimenti e sovracuti e risolvendo bene anche l’impegnativa aria del veleno che apre il quinto atto, dove la grande musicalità e la perfetta aderenza stilistica le consentono di superare in maniera persuasiva lo scarto fra il proprio strumento e le difficoltà della pagina. Disegna una Juliette intensa e partecipe, senza mai forzare la voce o scadere in effetti che non appartengono né a Gounod né, si auspica, al melodramma. Proprietà stilistica è anche il tratto che contraddistingue la bella prova di Aljaž Farasin: timbro di voce non propriamente bellissimo, il tenore può tuttavia contare su di una solida tecnica. Canta sul fiato, fraseggia ottimamente e come la collega sa trovare una ricca gamma di colori, senza spingere. Va a entrambi il merito di avere offerto un’esecuzione appassionante e autentica del duetto finale che ha strappato, oltre che qualche “furtiva lacrima”, l’applauso convinto del pubblico che affollava il bel teatro della città croata.
Il baritono Michael Wilmering è un gioviale e irridente Mercuzio, corretto ma non illuminante nella lettura della ballata della regina di Mab, mentre il basso Dario Bercich incarna un austero Capulet; ottima la Gertrude di Sofija Cingula. Non propriamente padrone della parte e parzialmente in difficoltà Eugeniy Stanimirov che disegna un Frère Laurent generico, poco incisivo. Stéphano è Ivana Srbljan, bella presenza scenica e bel timbro pastoso di mezzo soprano, ma non a suo agio nella parte del paggio di Roméo: gli acuti della sua canzone nel terzo atto non sono esattamente a fuoco e le terzine non sempre ben scandite. Completano la compagnia Marko Fortunato quale Tybalt, Beomseok Choi, Le Comte Pâris, Ivan Šimaović, Grégorio, Sergej Kiselev Benvolio, Luka Ortar, Le Duc de Vèrone e Saša Matovina, Frère Jean.

Subentrato all’indisposto Paolo Olmi, Paolo Bressan dirige l’orchestra del teatro Teatro Nazionale Croato Ivan pl. Zajc andando ben oltre a una lettura di routine: cogliendo i dettagli della partitura mantiene un ritmo narrativo costante senza lasciarsi tentare da impropri languori a cui il fraseggio pensato da Gounod potrebbe indurre. Attento al respiro dei cantanti, alle necessità del coro, concerta con attenzione, ottenendo un suono orchestrale complessivamente pulito – pesante solo l’accompagnamento in doppie terzine dell’aria del veleno – e una varietà dinamica interessante e ricca, apprezzabile soprattutto nel corso di tutto il secondo atto e nel sonno di Giulietta. Bella anche la prova offerta dal coro del Teatro Zajc diretto da Nicoletta Olivieri, preciso in tutte le pagine che lo vedono impegnato in scena, eseguite con suono pulito e omogeneo nei diversi registri di voci.
Uno spettacolo di buon livello, al di là alcune scelte non pienamente convincenti, ma stilisticamente ben connotate e mai volgari o sciatte per una esecuzione che è un bell’omaggio al grande compositore francese.

Teatro Ivan Zajc – Stagione lirica 2018/2019
ROMÉO ET JULIETTE
Opera in cinque atti di Jules Barbier e Michel Carré
dalla tragedia Romeo and Juliet di William Shakespeare
Musica di Charles Gounod

Juliette Anamarija Knego
Roméo Aljaž Farasin
Frère Laurent Eugeniy Stanimirov
Mercutio Michael Wilmering
Stéphano Ivana Srbljan
Le Comte Capulet Dario Bercich
Tybalt Marko Fortunato
Gertrude Sofija Cingula
Le Comte Pâris Beomseok Choi
Grégorio Ivan Šimaović
Benvolio Sergej Kiselev
Le Duc de Vèrone Luka Ortar
Frère Jean Saša Matovina

Orchestra e coro del Teatro Nazionale Croato Ivan pl. Zajc di Rijeka
Direttore Paolo Bressan
Maestro del coro Nicoletta Olivieri
Regia Marin Blažević
Costumi Sandra Dekanić
Scene e light designer Alan Vukelić
Drammaturgia Lada Čale Feldman
Movimenti coreografici Mila Čuljak
Fiume, 26 gennaio 2019

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