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Firenze, Teatro del Maggio – Noi, due, quattro…, Pagliacci

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Per la ripresa dell’attività operistica del Teatro del Maggio dopo una turbolenta pausa estiva, la scelta ricade su un peculiare dittico, composto da una nuova commissione dell’istituzione fiorentina, seguita da Pagliacci di Ruggero Leoncavallo, del quale ricorre il centenario della morte. A unirle in modo piuttosto palese è la tematica della gelosia così ben intrecciata nell’opera del 1892, e così platealmente esposta in Noi, due, quattro…, nuovo lavoro per le scene di Riccardo Panfili, su libretto di Elisa Fuksas, responsabile anche della regia di queste prime recite fiorentine.

Si tratta della vicenda, ispirata a un fatto di cronaca realmente accaduto negli Stati Uniti, di una coppia alto-borghese che, un po’ per gioco, un po’ per noia, decide di iscriversi a un sito di incontri online per coppie sposate: Niccolò, inizialmente ritroso, finisce per innamorarsi virtualmente di Maria, un algoritmo programmato per essere la donna ideale dei suoi interlocutori, secondo un pattern assai simile a quello del film del 2013 Her di Spike Jonze, mentre la moglie Eva si trova effettivamente un amante in carne ed ossa. Il finale aperto propone un tentativo di riconciliazione tra i due che non è dato sapere se avverrà o meno.
Panfili costruisce una partitura complessa in cui conferma la sua abilità di scrittura per organici nutriti e la cui struttura oscilla tra una musica di ricerca improntata sulle dissonanze, da cui si evince lo sguardo rivolto verso le esperienze di Nono, Ligeti e Kurtag, ma non esente da tendenze neotonali che si aprono su veri e propri squarci lirici e melodiosi, in una tensione memore dei lavori di Henze, di cui Panfili è stato anche assistente. Il risultato tuttavia non è sempre convincente, a causa di una tragicità che appare eccessiva per un libretto che avrebbe bisogno, almeno nella prima parte, di maggiore leggerezza e ironia, anche per non tramutare le scene che dovrebbero rappresentare l’apice drammatico della vicenda, come ad esempio la scoperta del tradimento di Eva, che arriva quasi come una sorpresa, in momenti uguali a tanti altri ascoltati poco prima.

La scena di Saverio Santoliquido divide il palco in una sorta di trittico composto da uno schermo per videoproiezioni, una serie di intimi ambienti che si susseguono girando su loro stessi, e un’apertura da cui emergono grandi oggetti simbolici come uno specchio o una grande testa statuaria femminile. Gli interpreti si muovono prevalentemente sul proscenio o negli spazi al centro della scena, interagendo talvolta con i video proiettati a lato, che alternano immagini simboliche, non tutte di immediata comprensione, a primi piani dei protagonisti, come se fossero in una videochiamata. A parte alcuni simboli criptici, si tratta di una regia fluida e convincente, che aiuta a seguire la vicenda e in cui i cantati si immergono con convinzione, a partire da Paolo Antognetti, che aderisce in ottimo modo al personaggio di Niccolò sia scenicamente che vocalmente, grazie a uno strumento omogeneo, ben proiettato, dotato di una bella grana ambrata, e a un fraseggio variegato. Federica Giansanti interpreta Eva con accenti appropriati ma non appare sempre vocalmente a suo agio, dato che la voce passa il muro orchestrale con difficoltà. La Maria di Costanza Fontana difetta invece di una maggiore articolazione della parola, laddove la voce appare piuttosto centrata per la parte. Completa degnamente il cast Leonardo Colesanti, membro del coro di voci bianche del teatro, nel ruolo di Lucio, il figlio dei protagonisti.

La bacchetta di Valerio Galli riesce a imprimere un bel passo drammatico all’opera di Panfili, riuscendo a trovare le sfumature adatte alle varie scene, come ad esempio la prima, pervasa da una serpeggiante carica sensuale. Il direttore domina la partitura contemporanea con la giusta tecnica, e viene assecondato da un’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino particolarmente attenta; peccato che su Leoncavallo l’attenzione cali e, oltre a qualche imprecisione in buca, si registrano alcuni scollamenti col palco, specialmente nei cori che precedono la commedia. Ciò tuttavia non inficia il buon risultato ottenuto dalla direzione sanguigna che si riscontra nei Pagliacci: non solo viene assecondata l’azione drammatica, ma il suono si fa ricolmo di rifrazioni e colori, di cui è ottimo esempio l’aria di Nedda, accompagnata con un tempo incalzante e sonorità intense. Allo stesso modo l’Intermezzo è connotato da una lettura sanguigna che ben si coniuga anche alla messa in scena di Luigi Di Gangi e Ugo Giacomazzi che ha debuttato a Genova la scorsa primavera. La loro è una lettura piuttosto tradizionale, ambientata nella piazza di uno scalcinato Sud Italia del secondo dopoguerra dove il popolo si riunisce a vedere lo spettacolo coloratissimo dei pagliacci, che inizialmente si muovono su pedane mobili rialzate, utilizzate come strumento scenico anche nella commedia vera e propria. A fronte di una certa staticità nei movimenti delle masse, si registra una buona articolazione e recitazione dei singoli interpreti, mossi con cura all’interno dei rispettivi personaggi. Il tutto è arricchito dai bei costumi di Agnese Rabatti e dalle suggestive luci di Luigi Biondi, riprese da Vincenzo Apicella, in uno spettacolo tutto sommato convincente e gradevole.

Il cast si rivela ben assortito. Nel Canio di Angelo Villari ritroviamo la bella voce voluminosa e estesa del suo Turiddu dello scorso inverno, ma gli acuti si fanno più prudenti, anche se sempre squillanti, mentre a tratti il personaggio denota una interpretazione più debole. Tuttavia il suo “Vesti la giubba” è vocalmente rimarchevole e il pubblico gli tributa sonori applausi e apprezzamenti a scena aperta. Valeria Sepe è una Nedda piuttosto spigliata sia scenicamente che vocalmente. Lo strumento ha i suoi punti di forza nel timbro chiaro e in una buona proiezione, dimostrandosi particolarmente corposo e pervaso di colori quando la tessitura batte in zona centrale e acuta, come testimonia la resa di “Stridono lassù”. Il soprano dimostra poi di saper fraseggiare con gusto e di conferire i giusti accenti al personaggio.
Devid Cecconi costruisce un Tonio piuttosto ruvido e avaro di sfumature, ma comunque convincente. La voce è ampia e la linea omogenea, e anche se il fraseggio non brilla per originalità, emerge un personaggio piuttosto efficace. Matteo Mezzaro si fa apprezzare come Beppe soprattutto nella canzone di Arlecchino, in cui dispiega tutta la sua calda voce tenorile in acuti assai centrati. Leon Kim appare invece un Silvio un po’ monocromo, ma ha dalla sua uno strumento corposo e brunito con cui affronta la parte in modo piuttosto disinvolto. Discreta la prova dei due contadini Vito Luciano Roberti e Leonardo Melani.
Il Coro del Maggio Musicale Fiorentino, preparato da Lorenzo Fratini, si disimpegna piuttosto bene nei suoi interventi limitati all’opera di Leoncavallo, risultando sempre assai convincente sia per volume che per i giusti accenti.
Il pubblico si divide nei giudizi sull’opera di Panfili, contestando in parte l’uscita al proscenio del compositore e degli artefici della messa in scena, tributando invece un caloroso successo a Pagliacci, testimoniato sia dai vari applausi a scena aperta, che da quelli finali, assai sentiti e festanti.

Teatro del Maggio Musicale Fiorentino – Settembre 2019
NOI, DUE, QUATTRO…
Opera in un atto
Libretto di Elisa Fuksas
Musica di Riccardo Panfili
Prima rappresentazione assoluta
Commissione della Fondazione del Maggio Musicale Fiorentino

Niccolò Paolo Antognetti
Eva Federica Giansanti
Lucio Leonardo Colesanti
Maria Costanza Fontana
Voce recitante Silvia Benvenuto

Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino
Direttore Valerio Galli
Regia Elisa Fuksas
Scene Saverio Santoliquido
Costumi Angela Giulia Toso
Luci Valerio Tiberi
Nuovo allestimento

PAGLIACCI
Dramma lirico in due atti
Parole e musica di Ruggero Leoncavallo

Nedda Valeria Sepe
Canio Angelo Villari
Tonio Devid Cecconi
Peppe Matteo Mezzaro
Silvio Leon Kim
Un contadino Vito Luciano Roberti
Un altro contadino Leonardo Melani

Orchestra, Coro e Coro delle voci bianche del Maggio Musicale Fiorentino
Direttore Valerio Galli
Maestro del coro e del Coro di voci bianche Lorenzo Fratini
Regia Luigi Di Gangi e Ugo Giacomazzi
Scene Federica Parolini
Costumi Agnese Rabatti
Luci Luigi Biondi riprese da Vincenzo Apicella
Nuovo allestimento del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino
In coproduzione con il Teatro Carlo Felice di Genova
Firenze, 13 settembre 2019

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