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Firenze, Teatro del Maggio – Le nozze di Figaro

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Come giusto e doveroso, la prima recita de Le nozze di Figaro al Teatro del Maggio inizia con un omaggio di Cristiano Chiarot a Franco Zeffirelli. Il sovrintendente del Maggio Musicale Fiorentino ricorda così gli allestimenti realizzati per le stagioni del vecchio Teatro Comunale (primo fra tutti, la famosa Traviata del 1984 con Carlos Kleiber sul podio) e sottolinea al tempo stesso il legame con Firenze, dove l’artista era nato nel 1923, e la cui memoria continua a vivere nell’archivio e nei materiali da lui donati e confluiti nell’odierna Fondazione che ha sede in piazza San Firenze. Il pubblico si lascia dunque andare a un caloroso e sentito applauso: un minuto di giubilo al posto di quello usuale di silenzio. Come afferma Chiarot, era forse quello che il regista avrebbe desiderato.

Tuttavia chi si aspetta di ritrovare in queste Nozze di Figaro anche un briciolo di grandeur ed estetica zeffirelliana rimarrà ben deluso. Il Festival del Maggio affida questa nuova produzione a Sonia Bergamasco come primo tassello di una trilogia dapontiana al femminile, affidata a tre diverse registe: un progetto che continuerà il prossimo anno col Così fan tutte allestito da Elena Bucci, mentre Don Giovanni verrà firmato da Nicola Raab. Se quest’ultima ha una consolidata esperienza nel campo della regia operistica, sia in Italia che all’estero, le altre due sono al loro debutto in questo campo. Ciò può costituire una sfida per esplorare nuovi linguaggi e magari indagare meglio particolari che erano sfuggiti, qualora alla testa di un’operazione del genere vi sia un’idea forte e ben articolata. Tuttavia non sono molti i registi che, partiti da un’altra esperienza, sono arrivati a produrre allestimenti operistici pienamente convincenti, soprattutto quando si tratta di Mozart. Purtroppo bisogna constatare che questa nuova regia delle Nozze non prova neanche ad aggiungere qualcosa di nuovo alla visione dell’opera mozartiana, né dal punto di vista linguistico, né da quello contenutistico.

La scena di Marco Rossi è contraddistinta da pannelli verdi a delimitare gli spazi; atto dopo atto il palco si libera in profondità fino allo stilizzato giardino notturno finale. Questo labirinto fisico, che rappresenta quello mentale e narrativo in cui si snoda l’opera, fa coppia col pavimento verde inclinato, che vuole evocare un tavolo da gioco. Le luci di Cesare Accetta conferiscono all’ambiente un tono livido e poco seducente, in cui i costumi di Gianluca Sbicca, ispirati a un aggiornato Settecento, spiccano per i loro toni accesi, ma non sorprendono. La regia della Bergamasco alterna movimenti curati a momenti piuttosto statici, nell’ambito di una tradizione e consuetudine consolidate, senza che l’azione prenda mai veramente il volo. C’è solo un momento rivelatorio, ed è quando, al culmine del duetto del secondo atto, poco prima che Susanna esca dal gabinetto, il Conte tira uno schiaffo alla Contessa, e mentre lui se ne dimostra subito pentito, lei acquista uno sguardo di dolore e perdono al tempo stesso, come se fosse avvezza a subire violenze da parte dell’uomo che ama; anche se questo attimo, ben sintonizzato con la musica, lascia abbastanza il segno, il resto non si innalza dalla routine teatrale, producendo in sostanza uno spettacolo da stagione di repertorio, non certo all’altezza di un festival.

Poche emozioni emergono anche dal fronte musicale, complice la direzione slavata e poco contrastata di Kristiina Poska, che guida un’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino non sempre molto coesa. Il suono levigato, di sapore neoclassico, non soverchia mai i cantanti che vengono sempre accompagnati con riguardo, ed è coniugato a un apprezzabile scavo della partitura. Questo tuttavia, unito a tempi spesso lenti, non produce un passo teatrale adeguato, e neanche una resa musicale particolarmente probante, soprattutto nel primo atto. Successivamente le cose migliorano, assestandosi su una generale correttezza, che tuttavia non rende giustizia allo slancio vitale della musica di Mozart.

Le cose vanno un po’ meglio sul fronte vocale, anche se gli interpreti non traggono giovamento dal contesto. Mattia Olivieri offre il suo bel timbro brunito al Conte d’Almaviva, dispiegando una voce di bella caratura, che sa muoversi nella tessitura e piegarsi alle agilità con scioltezza. Tuttavia l’interprete appare un po’ avaro di sfumature, e sembra che la psicologia del Conte non gli si addica per il momento.  Serena Gamberoni non indossa con agio i panni della Contessa d’Almaviva, procedendo con cautela nell’affrontare molti passaggi. Lo strumento, anche se non dotato di un timbro particolarmente personale, è comunque ben dispiegato e dotato di una linea omogenea, svettante soprattutto in acuto.
Colpisce invece per vocalità e freschezza interpretativa la Susanna di Valentina Mastrangelo. Connotata di un timbro rotondo e assai gradevole, la sua voce prende corpo nel registro alto e corre meravigliosamente in sala. Sa ben destreggiarsi nel fraseggio e nella ricerca di sfumature, fornendo una interpretazione disinvolta e convincente.
Simone Del Savio, vocalmente dotato di un bel volume e un colore brunito, non incontra difficoltà nella parte di Figaro, ma tratteggia un personaggio adagiato nel solco della tradizione più consolidata.
Positiva  sia la prova di Miriam Albano come Cherubino, che spicca per lo strumento ben proiettato e il fraseggio curato, sia quella di Patrizia Cigna, una Marcellina convincente e svettante nel registro acuto. Assai buone appaiono le prove di Dave Monaco, un Don Basilio che fornisce i giusti accenti alla sua aria dell’ultimo atto, e di Claudio Zazzaro, che dà un bel rilievo agli interventi di Don Curzio. Patrizio La Placa è un ottimo Antonio, dalla bella voce brunita, mentre Costanza Fontana disegna una spigliata Barbarina, dotata di un timbro ambrato e seducente. Infine Emanuele Cordaro, chiamato a sostituire l’indisposto Adriano Gramigni, risulta un Don Bartolo un po’ appannato, ma dotato di un morbido strumento.
Il pubblico non appare molto partecipe durante la recita, ma al termine è prodigo di applausi per tutti, compresi gli autori della messa in scena, con punte di entusiasmo per i protagonisti vocali.

82° Festival del Maggio Musicale Fiorentino 2019
LE NOZZE DI FIGARO
Commedia per musica in quattro atti K. 492
Libretto di Lorenzo da Ponte
Musica di Wolfgang Amadeus Mozart

Il Conte d’Almaviva Mattia Olivieri
La Contessa di Almaviva Serena Gamberoni
Susanna Valentina Mastrangelo
Figaro Simone Del Savio
Cherubino Miriam Albano
Marcellina Patrizia Cigna
Don Bartolo Emanuele Cordaro
Don Basilio Dave Monaco
Don Curzio Claudio Zazzaro
Barbarina Costanza Fontana
Antonio Patrizio La Placa

Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino
Direttore Kristiina Poska
Maestro del coro Lorenzo Fratini
Regia Sonia Bergamasco
Scene Marco Rossi
Costumi Gianluca Sbicca
Luci Cesare Accetta
Movimenti coreografici Paolo Arcangeli
Nuovo allestimento del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino
Firenze, 15 giugno 2019

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