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Firenze, Teatro del Maggio – Il Trittico

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Vedere le opere del Trittico una di seguito all’altra fa veramente capire il motivo per cui Puccini non voleva che si rappresentassero separatamente. Nonostante la scarsa unità dei soggetti, avviene nello spettatore una vera e propria catarsi, un viaggio negli abissi dell’animo umano, con tutte le sue sfumature e colori diversi, data anche la forte concentrazione drammatica che non lascia alcuna possibilità di distrazione.
La nuova produzione in scena al Teatro del Maggio in questi giorni è il culmine di un progetto del regista Denis Krief partito due anni fa con l’allestimento di Suor Angelica al Lirico di Cagliari, ripreso poi lo scorso anno al Giglio di Lucca con l’aggiunta di Gianni Schicchi. A Firenze, con l’ulteriore creazione del Tabarro si può finalmente vedere Il Trittico nella sua interezza.

Krief, che firma anche scene, costumi e luci, sposta l’azione dei tre atti unici in un indefinito Novecento (lui stesso nel programma di sala ammette di non voler dare coordinate temporali specifiche), realizzando una regia di impianto tradizionale, molto godibile, ma che fatica a raggiungere il risultato di chiarezza e immediatezza ottenuto nella Rondine di due anni fa.
L’impianto scenico è costituito principalmente da tre pareti di legno inclinabili che si snelliscono andando verso l’alto, e che presentano vari livelli di aperture quadrangolari a mo’ di finestre e porte. Nel Tabarro, quella di fondo viene eliminata per mostrare una grande cartolina con una vista di Parigi dalla Senna, mentre le altre due sui lati simboleggiano la città: nel mezzo, un piano inclinato rialzato funge da chiatta su cui si svolge l’azione, connotata da una gestualità misurata, la cui efficacia molto dipende dalla volontà dei singoli interpreti. Tale caratteristica recitativa è riscontrabile anche in Suor Angelica, dove le tre pareti convergono in alto per creare un ambiente claustrofobico, mentre la scena spoglia viene ingombrata nel corso dell’opera solo da un carretto con vasi di piante officinali portato dalla protagonista, e da una pedana con un tavolo e una sedia per il colloquio tra costei e la Zia. L’impianto a tre pareti viene mantenuto anche in Gianni Schicchi, in cui le aperture si riempiono con mensole piene di libri e vari oggetti danno l’idea della camera del morto. Se le due opere drammatiche presentano una regia equilibrata, che, al netto di qualche staticità in Tabarro, funziona piuttosto bene, rispettando tutti gli snodi drammatici presenti nel libretto, lo Schicchi invece alterna momenti azzeccati ad altri un po’ sopra le righe o privi di grande invenzione, come le arie dei due amanti.

Valerio Galli tiene con sicurezza le redini dell’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino, stavolta veramente ottima e compatta, ottenendo sonorità scintillanti e ben tornite. La direzione trova il suo apice in Suor Angelica, connotata da una dimensione religiosa intima, che sfocia poi con pieno sfogo nelle iridescenze e sfaccettature di colori del finale. Meno pregnante risulta invece Tabarro, in cui Galli evidenzia con gusto le arcate melodiche della partitura, ma difetta di mordente drammatico. Gianni Schicchi invece, al netto di un incipit leggermente sbavato, è condotta con adeguato brio ed evidenzia un notevole lavoro di concertazione coi cantanti, sia nella chiarezza dei momenti d’insieme, che nel sostenere gli elementi più deboli assottigliando, per quanto possibile, il suono.

Il cast risulta piuttosto ben assemblato, pur con qualche pecca. La prima è riscontrabile nella prova di Maria José Siri. La voce è anche gradevole e non si può dire che le manchino le note: non teme assolutamente le salite agli acuti, riesce a farsi valere anche negli affondi nei gravi, solo a tratti un po’ opachi, ma è anche affetta da un leggero vibrato e da portamenti non proprio esemplari. Le manca poi la forza drammatica per ricoprire a dovere i due ruoli affrontati: ma se nel caso di Giorgetta l’aria semplice e ingenua può anche funzionare, in Suor Angelica ciò è un grave deficit, data anche la presenza scenica non memorabile, soprattutto quando il personaggio affronta i suoi deuteragonisti.
Proprio in Suor Angelica, ad esempio, è esemplare l’apparizione della Zia Principessa di Anna Maria Chiuri, che esibisce una bellissima voce da contralto ben emessa e omogenea, corredata da un fraseggio monumentale, che rende bene l’impenetrabilità del personaggio. L’interprete caratterizza comunque in modo assai appropriato anche la rustica Frugola (“Ho sognato una casetta” è splendidamente tutta eseguita in un soffio), e la più sofisticata Zita, dimostrando discreta disinvoltura nel passare da un ruolo all’altro, nella costruzione di una perfetta e sfaccettata galleria di tipi umani.
Altra notevole prestazione è quella di Angelo Villari, a cui il ruolo di Luigi calza a pennello, sia nelle intenzioni attoriali che nella schietta e corposa vocalità, con cui affronta anche i passaggi più impervi come il finale del duetto con Giorgetta.
Franco Vassallo non brilla invece come Michele, in quanto dimostra un registro grave poco consistente, e un fraseggio un po’ monocromo, dimostrando di non riuscire a sostenere ottimamente le arcate musicali del suo monologo finale. Dal canto suo invece, Bruno de Simone nei panni di Gianni Schicchi esibisce una voce di buon volume, convogliata in un’ottima caratterizzazione della parola, anche se l’interprete ogni tanto si lascia andare a qualche cachinno di troppo nella scena del testamento. Dave Monaco funziona meglio come venditore di canzonette del Tabarro che nei panni di Rinuccio, dove presenta una voce esile che non riesce a passare bene l’orchestra nonostante il sostegno della direzione. Nemmeno la Lauretta di Francesca Longari brilla per volume, ma si fa apprezzare per le risorse timbriche.
Tra i numerosi ruoli di contorno si segnalano Marina Ogii, una Badessa imperiosa, e Costanza Fontana, che valorizza con pertinente ingenuità la figura di Suor Genovieffa, ma sa mettere anche il giusto brio alla spigliata Nella, e valorizzare le poche frasi dell’amante nel Tabarro insieme a Claudio ZazzaroAntonio Garés, da parte sua, risulta ben immedesimato sia come Tinca che Gherardo, mentre Enrico Marabelli sfoggia una bella voce proiettata nel doppio ruolo di Ser Amantio e Maestro Spinelloccio. Gli altri si attestano su una generale correttezza e funzionalità.
Assai ben centrati risultano gli interventi del Coro e del Coro delle voci bianche preparati da Lorenzo Fratini, impegnati soprattutto nei vari interventi di Suor Angelica.
Il pubblico numeroso e festoso non lesina applausi alla fine di ogni opera, dimostrandosi particolarmente affettuoso con tutti i protagonisti e con il direttore, mentre non manca qualche dissenso rivolto alla regia.

Teatro del Maggio – Stagione 2019/20
IL TRITTICO
Musica di Giacomo Puccini

IL TABARRO
Libretto di Giuseppe Adami

Michele Franco Vassallo
Luigi Angelo Villari
Il “Tinca” Antonio Garés
Il “Talpa” Eugenio Di Lieto
Giorgetta Maria José Siri
La Frugola Anna Maria Chiuri
Un venditore di canzonette Dave Monaco
Due amanti Costanza Fontana, Claudio Zazzaro

SUOR ANGELICA
Opera in un atto di Giovacchino Forzano

Suor Angelica Maria José Siri
La Zia Principessa Anna Maria Chiuri
La Badessa Marina Ogii
La Suora Zelatrice Anna Malavasi
La Maestra delle Novizie Giada Frasconi
Suor Genovieffa Costanza Fontana
Suor Osmina Elena Cavini
Suor Dolcina Nikoleta Kapetanidou
La Suora Infermiera Carmen Buendia
Prima cercatrice Eunsong Lim
Seconda cercatrice Francesca Longari
Prima conversa Marilena Ruta
Seconda conversa Emma Alessi Innocenti
Prima novizia Marta Pluda
Seconda novizia Julia Costa

GIANNI SCHICCHI
Opera in un atto di Giovacchino Forzano

Gianni Schicchi Bruno de Simone
Lauretta Francesca Longari
Zita Anna Maria Chiuri
Rinuccio Dave Monaco
Gherardo Antonio Garés
Nella Costanza Fontana
Betto di Signa Francesco Venuti
Simone Eugenio di Lieto
Marco Min Kim
La Ciesca Giada Frasconi
Maestro Spinelloccio Enrico Marabelli
Ser Amantio di Nicolao Enrico Marabelli
Pinellino Shuxin Li
Guccio Adam Jon

Orchestra, Coro e Coro di voci bianche del Maggio Musicale Fiorentino
Maestro concertatore e direttore Valerio Galli
Maestro dei Cori Lorenzo Fratini
Regia, scene, luci e costumi Denis Krief
Nuovo allestimento in coproduzione con
Teatro del Giglio di Lucca e Teatro Lirico di Cagliari
Firenze, 15 novembre 2019

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