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Firenze, Giardino di Palazzo Corsini al Prato – Le nozze di Figaro

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Il legame tra Firenze e il mondo anglofono, in particolare quello britannico, è sempre stato molto forte, soprattutto a partire dal Settecento, quando i gentiluomini inglesi iniziarono a visitare la Toscana durante i loro Grand Tour. Da allora le sponde dell’Arno hanno sempre accolto questi forestieri con un occhio di riguardo, come testimoniato anche da libri e film, tra i quali si annoverano il celeberrimo A room with a view di Edward Morgan Forster o il delizioso e meno conosciuto Up at the villa di William Somerset Maugham.
Non è dunque casuale che tre giovani artisti inglesi, il direttore d’orchestra Maximilian Fane, il produttore Frankie Parham, e il regista e scrittore Roger Granville, abbiano fatto nascere il New Generation Festival a Firenze nel 2017 con la volontà di abbattere le barriere di generazione e generi musicali in un’esperienza unica nel suo genere. Grande protagonista risulta essere la cornice del Giardino di Palazzo Corsini al Prato, messo generosamente a disposizione da Giorgiana Corsini. In questo giardino all’italiana, uno dei più belli della città con il suo corredo scultoreo seicentesco e le sue curatissime siepi di bosso punteggiate da vasi di agrumi e alberi secolari, viene replicata la modalità dei festival britannici tra formali dress codes e un lungo intervallo in cui poter cenare con tutta calma, anche con appositi cestini da picnic, proprio come accade in estate in luoghi quali Glyndebourne, Garsington e Grange. A differenza di questi tre esempi che si svolgono in aperta campagna e in teatri al chiuso, il festival fiorentino si tiene prevalentemente all’aperto e in pieno centro cittadino, un po’ come succede nella londinese Opera Holland Park, e prevede concerti di musica classica e jazz, ma soprattutto l’allestimento di un’opera, che coinvolge principalmente cantanti, direttori e registi giovani.

In una tale cornice, sembrerebbe quasi scontato allestire Le nozze di Figaro di Mozart, opera scelta per questa edizione del festival, in un’ottica tradizionale, approfittando dell’ambiente circostante come di una scenografia già pronta, dato anche il fatto che il palco viene approntato sfruttando la loggia del giardino stesso e il suo spazio antistante, davanti a cui sono disposte tre gradinate ad anfiteatro. La regista Victoria Stevens tuttavia non rinuncia a una rilettura del testo di Da Ponte e ambienta la vicenda negli studi hollywoodiani degli anni Trenta, in cui il Conte è il proprietario della Almaviva Pictures, e la Contessa un’attrice, che ricorda vagamente Greta Garbo, con cui il Conte si è sposato, in quanto fiore all’occhiello della sua casa di produzione; attorno a lui si muovono i vari personaggi connotati come membri della fauna che si aggira negli studi cinematografici, in cui spiccano Susanna e Figaro, rispettivamente una truccatrice e un direttore della fotografia, molto vicini all’altra coppia protagonista.
Gli elementi scenici si sovrappongono con semplicità agli spazi esistenti, sfruttandoli in ogni modo possibile, soprattutto nelle scene più affollate. La cosa più riuscita della regia risulta la qualità del lavoro svolto sugli interpreti, che si muovono con scioltezza e facilità nei propri personaggi, sempre ben caratterizzati; la risultante è uno spettacolo con uno spiccato passo teatrale e poche staticità, in cui tutto fila, nonostante qualche intoppo tecnico e qualche scelta un po’ ingenua nel condurre certe scene, come il fatto che Susanna sia ben poco nascosta durante il terzetto “Susanna, or via, sortite”, quando la scenografia presentava comunque evidenti posti più riparati in cui nascondersi.

La parte musicale riserva vere e proprie sorprese a partire dalla direzione briosa e scattante del giovane Jonathan Santagada, alla guida dell’Orchestra Senzaspine, da cui ottiene un suono compatto e levigato. I tempi serrati non fanno passare in secondo piano un discreto approfondimento della partitura, e sono sempre ben calibrati per non mettere in difficoltà gli interpreti. Il direttore sa anche distillare con cura le oasi liriche, contribuendo a creare una lettura di notevole passo teatrale, che valorizza appropriatamente l’opera mozartiana.

Il cast risulta di buon livello, soprattutto a livello di recitazione, a partire dal Figaro di Daniel Mirosław, dotato di un bel timbro brunito e di un ampio strumento, con cui affronta in modo sicuro tutta la parte; tali caratteristiche, convogliate in un fraseggio assai spigliato, lo aiutano a costruire un personaggio perfettamente credibile. Non meno significativa appare la Susanna di Anna El-Khashem; dotata di una voce da “lirico” ben proiettata, il soprano appare a suo agio in tutta la tessitura, dispiegando un buon gioco di colori e fraseggio, particolarità che trovano pieno compimento nell’aria del quarto atto “Deh vieni, non tardar, o gioia bella”, affrontata con la giusta morbidezza e abbandono.
Vocalmente meno a fuoco appare il Conte d’Almaviva di Faik Mansuroğlu, il quale, pur avendo un buon sostegno nei centri e in acuto, risulta più vuoto in basso e un po’ avaro di sfumature; quest’ultima particolarità è riscontrabile anche nella Contessa di Nela Šarič, soprano croato che brilla soprattutto nei recitativi e quando la tessitura batte in zona centrale, mentre gli acuti suonano tendenzialmente metallici e affetti da un leggero vibrato.
Sara Rocchi veste con disinvoltura i panni di Cherubino, cesellando le sue arie con un bel timbro ambrato e affrontando gli altri interventi con il giusto piglio. Meno bene vanno le cose per la Marcellina di Beth Margaret Taylor, il cui strumento risulta esile nei passi più concitati, mentre Chuma Sijeqa disegna con correttezza il ruolo di Bartolo. Ben caratterizzati risultano gli altri personaggi di contorno, in particolare il Basilio di Domenico Pellicola, tenore dalla voce omogenea e ben proiettata, e la centrata Barbarina di Alexandra Lowe. Buoni dunque anche gli interventi di James Corrigan come Antonio e Robert Forrest nelle vesti di Don Curzio.
Il pubblico, composto prevalentemente da pubblico anglofono, sembra apprezzare lo spettacolo, tributando lunghi e sinceri applausi alla fine, e l’atmosfera rilassata dell’ambiente in questa sonnacchiosa sera fiorentina di fine estate.

New Generation Festival 2019
LE NOZZE DI FIGARO
Commedia per musica in quattro atti K. 492
Libretto di Lorenzo da Ponte
Musica di Wolfgang Amadeus Mozart

Il Conte d’Almaviva Faik Mansuroğlu
La Contessa d’Almaviva Nela Šarič
Susanna Anna El-Khashem
Figaro Daniel Mirosław
Cherubino Sara Rocchi
Marcellina Beth Margaret Taylor
Don Bartolo Chuma Sijeqa
Basilio Domenico Pellicola
Don Curzio Robert Forrest
Barbarina Alexandra Lowe
Antonio James Corrigan

Orchestra Senzaspine
Direttore Jonathan Santagada
Regia Victoria Stevens
Scene Giulia Bellè
Costumi Charlotte Werkmeister
Luci Orlando Bolognesi
Nuovo allestimento 
Firenze, Giardino di Palazzo Corsini, 28 agosto 2019

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