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Festival di Salisburgo 2019 – Idomeneo

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A forza di sfondare porte aperte, si rischia di finir contro il muro. È quanto è successo a Peter Sellars che al Festival di Salisburgo firma una delle regie più prevedibili e meno creative della sua carriera. Tanto per visualizzare: siamo alla fine dell’antropocene; l’uomo si è eretto a divinità e ha devastato la terra. I mostri marini sono detriti di plastica dalle varie forme che richiamano i fossili dei pesci che in altri tempi popolavano gli oceani. Il sacrificio umano, il padre che uccide suo figlio, è questa volta l’umanità intera che sopprime la sua discendenza, avendo distrutto il pianeta terra. Ritroviamo tutti i luoghi comuni anti-umanisti dei nostri giorni – l’uomo è responsabile di tutte le catastrofi – e dei militanti ecologisti tendenti al catastrofismo. Più politicamente corretto, più militante, non si poteva. Ma difficile pure fare peggio nel registro della banalità. Un dettaglio non senza importanza: senza avere letto prima il programma, le note del drammaturgo e i diversi articoli, non si ha rigorosamente alcuna possibilità di capire di cosa si tratti, per la semplice ragione che la regia è poco esplicita dall’inizio alla fine. Il risultato è che la prima parte dello spettacolo raggela per la noia. Accanto agli immancabili medici e infermiere in camice bianco, i militari impugnano fucili automatici, gli esseri umani sono divisi tra quelli in pigiama blu e quelli in ruggine, senza dubbio per evocare da una parte gli oceani e dall’altra la terra bruciata. Una sola trovata: dispositivi luminosi rossi appaiono durante l’aria di Elettra («Tutte nel cor vi sento»), e si tramutano in blu durante la tempesta e il coro («Pietà! Numi, pietà!»). L’effetto è da discoteca, ma almeno funziona.

Lo spettacolo decolla nella seconda parte (atto III), dove si dimentica la regia perché ormai a condurre il gioco sono Teodor Currentzis e i suoi musicisti. Secondo quanto già sperimentato nella Clemenza di Tito, il direttore ha inserito altri brani di Mozart nell’opera. Si comincia dunque con il solo del basso «Ihr Kinder des Staubes» tratto da Thamos, König in Ägypten, che effettivamente illustra perfettamente la tematica scelta. In seguito, nel momento degli addii di Idamante a Ilia, ritroviamo l’aria da concerto con pianoforte «Ch’io mi scordi di te», in cui Paula Murrihy scatena un diluvio di applausi. I cantanti sono ammirevoli. Russell Thomas, nel ruolo eponimo, sfodera il timbro sontuoso di un Heldentenor e incarna un re/padre dalla toccante umanità. Nicole Chevalier, nei panni di Elettra, è all’origine di un’altra esplosione di applausi da parte del pubblico elettrizzato dalla scena della follia finale.
Un tempo apprendista stregone, Currentzis è diventato un grande incantatore della musica di Mozart. La partitura è cesellata, resa nei minimi dettagli. Si percepisce raramente una tale densità, una tale precisione nelle dinamiche e nelle scelte agogiche. In certi punti, come nel coro «O voto tremendo», si resta impietriti, a bocca aperta. La forza del mito greco colpisce al cuore. Due note speciali per questa serata vanno riservate a Maria Shabashova, prodigiosa al pianoforte e all’immenso soprano cinese Ying Fang, che debutta nel ruolo di Ilia. Quest’ultima sicuramente una delle grandi voci di domani.

Salzburger Festspiele 2019
IDOMENEO
Dramma per musica in tre atti
Libretto di Giambattista Varesco
Musica di Wolfgang Amadeus Mozart

Idomeneo Russell Thomas
Idamante Paula Murrihy
Ilia Ying Fang
Elettra Nicole Chevalier
Arbace Levy Sekgapane
Gran Sacerdote Issachah Savage
Nettuno/La voce Jonathan Lemalu
Solo del basso da “Thamos, König in Ägypten” David Steffens

Freiburger Barockorchester
MusicAeterna Choir of Perm Opera
Direttore Teodor Currentzis
Maestro del coro Vitaly Polonsky
Regia Peter Sellars
Scene George Tsypin
Costumi Robby Duiveman
Luci James F. Ingalls
Coreografia Lemi Ponifasio
Drammaturgia Antonio Cuenca Ruiz
Nuova produzione
Salisburgo, Felsenreitschule, 12 agosto 2019

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