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Ferrara, Teatro Comunale – Nabucco

Irresistibile amalgama di epos antico e patriottismo, Nabucco segna l’inizio della sfolgorante carriera di Giuseppe Verdi. Non occorre soffermarsi troppo sulla ben nota aneddotica che circonda le origini di questo capolavoro con toni quasi di leggenda: nato nel bel mezzo di un periodo di profonda depressione causata da lutti familiari, l’opera di ispirazione biblica corona il riscatto personale e artistico dell’autore. Allora quasi trentenne, Verdi continua il filone sacro e oratoriale già attraversato da Rossini e Mayr, portando alle conseguenze più radicali una drammaturgia basata sullo scontro tra masse corali, dove le stesse psicologie dei personaggi sono funzioni subordinate alla trasmissione di un messaggio sacro e civile al tempo stesso.

L’allestimento proposto dal Teatro Comunale di Ferrara in collaborazione con Teatro Alighieri di Ravenna propone un’interpretazione veramente interessante del capolavoro verdiano. Cristina Mazzavillani Muti coglie pienamente nella sua regia questa atmosfera che mette in simbiosi sacro, storia e predestinazione, sottolineandone gli aspetti epici e lo scontro tra civiltà e personaggi. La sinergia con un’equipe nutrita, che si avvale tra gli altri del light design di Vincent Longuemare e del visual design di Davide Broccoli, permette la creazione di uno spettacolo di forte impatto. Inoltre, quasi a esaltare lo scontro tra una dimensione individuale e le vicende superiori, sono stati inseriti all’inizio di ogni atto alcuni effetti sonori elettronici curati dal sound designer Alessandro Baldessari. I costumi, pertinenti con l’ambientazione storica, sono di Alessandro Lai.
I riferimenti al Vicino Oriente antico vengono resi in modo vivo e seducente grazie alla proiezione di immagini su tela e alla sapiente fusione di colori e giochi di luce, elementi che insieme collaborano a rendere lo spettacolo coinvolgente. I luoghi sono ricostruiti minuziosamente, donando alla scena oggettività storica. Nel primo atto, il tempio di Gerusalemme è composto da una serie di strutture ad archi molto leggere che risalgono fino al fondo del palco con una gradinata centrale, dando l’idea di un interno solenne. Impressionante è il gioco di luce iniziale durante il coro di smarrimento, “Gli arredi festivi giù cadano infranti”, complice la proiezione di una luce gialla accesa e penetrante. Anche l’utilizzo di immagini del Muro del Pianto dona alla scena un carattere di oggettività storica. Al contrario, nel secondo atto, ambientato nella corte babilonese, le proiezioni richiamano preziosamente il colore lapislazuleo della porta di Ishtar nell’antica Babilonia. Infine, non mancano proiezioni di oggetti, sculture zoomorfe, candelabri che di volta in volta richiamano le due componenti culturali ed etniche che si scontrano sul palcoscenico.
All’inizio del terzo atto, la corte di Abigaille è inscenata con mimi e figuranti in una situazione orgiastica. Con abile contrasto, invece, il coro “Va pensiero” viene ambientato in una atmosfera lugubre e nebbiosa di grande semplicità e suggestione. Infine, la scena del sacrificio (scongiurato) ha luogo al cospetto di un idolo mostruoso di altezza spropositata che, nel momento della sua distruzione, scompare fragorosamente con felice soluzione scenica. La chiusura di ogni atto è caratterizzata da proiezioni di citazioni bibliche provenienti dal Libro di Geremia inserite nel libretto dal librettista Temistocle Solera: il riferimento biblico è dunque sempre presente.

Per quanto riguarda il cast, Şerban Vasile delinea un Nabucco fragile, colto nel percorso di umiliazione e riscatto che questo personaggio attraversa nel corso dell’opera. Nel confrontarsi con il primo di una serie di padri verdiani contrastati, Şerban delinea una figura affettuosa ed elegante nel cantabile, folle e visionaria nella scena di pazzia.
Nella rappresentazione cui abbiamo assistito, Renata Campanella ha interpretato Abigaille, sostituendo la titolare Alessandra Gioia. La prova del giovane soprano è stata convincente: dotata di una spiccata capacità di recitazione, ha delineato un personaggio giustamente spietato, ma non alieno da inquietudini e cedimenti. Eccellente nell’impervio canto di sbalzo della cabaletta del secondo atto, Campanella ha esibito una voce estesa e ben timbrata nei bassi.
Ottima realizzazione anche per il basso Evgeny Stavinski che delinea un Zaccaria autorevole e solenne. Eccellenti i momenti solisti: nell’aria del primo atto, nella romanza del secondo e nella profezia del terzo, Stavinski mostra una voce pastosa e timbricamente soggiogante.
Vocalmente composta la Fenena di Lucyna Jarzabek: un processo di conversione consegnato a pochi momenti di canto spiegato ben interpretati dal mezzosoprano. Corretta l’interpretazione di Riccardo Rados come Ismaele, che mostra una voce interessante adatta alla cantilena romantica e al canto eroico. Apprezzabili anche le interpretazioni del gran sacerdote di belo (Ion Stancu), di Abdallo (Giacomo Leone) e di Anna (Chiara Nicastro).
Il Coro Lirico marchigiano “Vincenzo Bellini”, diretto da Martino Faggiani, affronta con professionalità un’opera dove la presenza corale è quasi costante. Ottima l’esecuzione di “Va, pensiero”. Notevole è anche la prova per l’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini che asseconda la lettura scattante e di impronta risorgimentale del direttore Alessandro Benigni. Nonostante qualche imprecisione, nel complesso l’interpretazione è positiva sia nei momenti più fragorosi ed epici che nelle oasi liriche. Una menzione speciale va ai violoncellisti che accompagnano con ottimo risultato il recitativo e la romanza di Zaccaria nel secondo atto (“Vieni, o Levita”).

Teatro Comunale – Stagione lirica 2019
NABUCCO
Opera in quattro atti
Libretto di Temistocle Solera
Musica di Giuseppe Verdi

Nabucco Şerban Vasile
Abigaille Renata Campanella
Zaccaria Evgeny Stavinski
Fenena Lucyna Jarzabek
Ismaele Riccardo Rados
Gran sacerdote di Belo Ion Stancu
Abdallo Giacomo Leone
Anna Chiara Nicastro

Orchestra Giovanile Luigi Cherubini
Coro Lirico marchigiano “Vincenzo Bellini”
Direttore Alessandro Benigni
Maestro del coro Martino Faggiani
Regia Cristina Mazzavillani Muti
Light design Vincent Longuemare
Visual design Davide Broccoli
Costumi Alessandro Lai
Sound designer Alessandro Baldessari
Ferrara, 13 gennaio 2019

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