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Cremona, Monteverdi Festival 2019 – Miserere & Metamorfosi

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Tra sacro e profano, passioni terrene e sublimati amori celesti, testi in italiano e in latino, stili e linguaggi fra loro differenti, va in scena nella preziosa cornice della Chiesa dei Santi Marcellino e Pietro di Cremona, edificata a partire dal 1602 dall’architetto Francesco Bigallo secondo stilemi barocchi, il concerto Anamorfosi: Miserere & Metamorfosi. La serata ben si inserisce nel tema guida del Monteverdi Festival 2019, “Contrasti Creativi”, proponendo un suggestivo impaginato di musica sacra che profuma di incenso e di Roma papalina della prima metà del XVII secolo, imperniato sulle molteplici sfaccettature di questo genere, un vero e proprio caleidoscopio di forme musicali, testi e generi: un sogno di affetti, erotismo, trasfigurazione dove si mescolano tra di loro lamentazioni sacre e accesi madrigali guerreschi di sapore religioso.

Regista e protagonista dell’evento è Le Poème Harmonique, ensemble francese di musicisti specializzati nell’esecuzione di musica sei-settecentesca, nato nel 1998, diretto dal suo fondatore, il poliedrico Vincent Dumestre, qui impegnato anche a suonare la tiorba. Con una gestualità concisa e armoniosa, molto elegante, Dumestre ottiene dalla sua valida orchestra un suono sostanzialmente caldo, dalla tinta ambrata e crepitante, che ben corre nell’aula unica della chiesa. Assai amalgamate fra loro risultano le nove voci dell’ensemble, tecnicamente solide ma perfettibili nella dizione della lingua italiana.
La serata, di forte impronta spirituale, è pervasa da un’atmosfera suggestiva, grazie anche alla disposizione dei cantanti in vari punti dell’edificio e all’utilizzo di ceri e candele posti su candelieri e candelabri, posizionati nel corridoio centrale e nel transetto, accesi poco prima dell’inizio. In apertura, troviamo una riflessione sulla caducità della vita, l’aria strofica “Folle cor” del 1630 di Domenico Mazzocchi, improntata a ritmi compassati e scanditi sfocianti, negli ultimi versi delle tre strofe, in un’agogica maggiormente rapinosa e vivace, quasi a simulare la folle corsa dell’esistenza verso la morte. Di forte impatto emotivo risulta l’aria del foggiano Luigi Rossi “Un alato messaggier”, preceduta da una breve Sinfonia strumentale; in essa, una dolente, smarrita Maria Maddalena, “amante afflitta, abbandonata e sola”, piange con disperazione l’uccisione del suo “celeste amante”, Gesù, invocando con veemenza la vendetta e chiedendo al cielo di morire. Incisiva la resa del mezzosoprano Aliénor Feix, distintasi per uno strumento di buon peso, timbricamente luminoso e a tratti sopranile, nonché per l’accorata interpretazione del personaggio, una Maddalena umana, fragile, impetuosa, arrabbiata.

Non poteva certo mancare un omaggio al padrone di casa, il “divino Claudio” Monteverdi; vengono quindi eseguite tre composizioni laiche monteverdiane proposte, però, in “trasfigurazioni” sacre. La prima è “Pascha concelebranda” dell’organista e compositore di origini transalpine Ambrosius Profe: contraddistinta da dinamiche ritmiche variegate e da un lessico militare, inno di gioia per la vittoria di Cristo sul male, è una metamorfosi del primo madrigale dell’Ottavo libro di Claudio Monteverdi Altri canti di Marte e di sua schiera, del 1638. Dal monteverdiano Quarto scherzo delle ariose vaghezze del 1624 deriva, invece, “Sì dolce è’ l martire”, trasformazione a opera di Virgilio Albanese dell’originale “Sì dolce è’ l tormento”. Invocazione al Signore di pace e remissione dei peccati da parte di un uomo che ha rinnegato ogni “ardore fallace che bramai quaggiù”, è interpretato con garbo dal soprano Camille Poul, voce puntuta e adamantina in acuto. Terzo e ultimo contrafactum è il “Maria quid ploras” di Aquilino Coppini, derivato dalla Dorinda del Quinto libro dei madrigali di Monteverdi del 1605, brano incentrato sulla tormentata sofferenza della Vergine per la crocifissione del Figlio.
Di argomento moraleggiante sono le due composizioni del parmense Marco Marazzoli, tratte dal dramma allegorico-musicale del 1656 La Vita humana, ovvero il trionfo della pietà, commissionato da papa Alessandro VII Chigi per la regina Cristina di Svezia, imperniato sulla querelle interiore tra vizio e virtù, tra bene e male. Nella prima, “Passacaglia – Chi fa che ritorni”, si assiste al conflitto tra la personificazione della Vita, la cristallina Camille Poul, e quella del Piacere, il tenore Benoît Joseph Meier, dalla vocalità squillante e di bel colore; nella seconda, “Un sonno ohimè”, duettano l’Innocenza (Aliénoir Feix) e l’Intendimento (il baritono Marc Mauillon, in possesso di uno strumento vocale chiaro e svettante, corposo e ben proiettato, come dimostrato soprattutto nel brano conclusivo della serata).
Inframmezzati dalla brillante Sinfonia del tifernate Antonio Maria Abbatini troviamo due icastiche preghiere di autore anonimo, dalle tinte livide e dalla marcata intonazione penitenziale, il salmo Domine! ne in fuore tuo e l’inno Telluris alme conditor.

Culmine del concerto, momento potentemente spirituale ed evocativo, conclusione di questa turbinosa miscellanea è la celeberrima opera a cappella di Gregorio Allegri Miserere, musicata attorno al 1630 sul testo del Salmo 50 per essere cantata, durante il mattutino della Settimana Santa, in quello che può essere considerato il fulcro dell’arte figurativa cristiana, la Cappella Sistina. Secondo l’antica tradizione, anche a Cremona viene eseguita in una chiesa quasi totalmente al buio, lasciando accesi solamente i ceri al centro dell’aula, spenti progressivamente in concomitanza con lo svolgersi del brano, così da far emergere in tutta la loro struggente incisività la pregnanza del testo latino e le penetranti voci dei nove solisti (oltre a quelli già citati si menzioni, almeno, il basso Virgile Ancely, dalla vocalità morbida nell’emissione), lasciando sull’ultima nota l’edificio immerso nelle tenebre.
Al termine, calorosa accoglienza da parte del folto pubblico presente, attento e partecipe nonostante la temperatura per nulla mite dovuta alla serata fredda e piovosa, ripagata dalla gradita proposta di un bis: “O gloriose martyr” di Aquilino Coppini, ennesima trascrizione di un madrigale a cinque voci di Monteverdi.

Chiesa dei Santi Marcellino e Pietro – Monteverdi Festival 2019
ANAMORFOSI: MISERERE & METAMORFOSI

Domenico Mazzocchi: Folle cor
Claudio Monteverdi & Ambrosius Profe: Pascha concelebranda
Luigi Rossi: Sinfonia – Un alato messaggier
Claudio Monteverdi & Virgilio Albanese: Sì dolce è ’l martire
Anonimo: Domine! ne in furore tuo
Antonio Maria Abbatini: Sinfonia
Marco Marazzoli: Passacaglia – Chi fa che ritorni? – Un sonno ohimè
Claudio Monteverdi & Aquilino Coppini: Maria quid ploras
Anonimo: Telluris alme conditor
Gregorio Allegri: Miserere

Bis:
Claudio Monteverdi & Aquilino Coppini: O gloriose martyr

Le Poème Harmonique
 Tiorba e direzione Vincent Dumestre

Cremona, 11 maggio 2019

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