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Como, Teatro Sociale – La sonnambula

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“A fosco cielo, a notte bruna, / Al fioco raggio d’incerta luna, / Al cupo suono di tuon lontano / Dal colle al pian un’ombra appar” intona il coro nella scena sesta del primo atto dell’opera La sonnambula. Mai titolo fu, quindi, più azzeccato da inserire nella stagione lirica del Teatro Sociale di Como, incentrata sul tema “Tutta colpa della Luna”, per poi proseguire negli altri teatri del circuito OperaLombardia (nei mesi di dicembre e gennaio sarà in scena al Ponchielli di Cremona, al Fraschini di Pavia e al Sociale di Bergamo). Opera semiseria in due atti su libretto di Felice Romani, divenuta nel corso del XIX secolo paradigmatica del genere idillico-pastorale, considerata una dei capisaldi del belcanto di Vincenzo Bellini (sebbene caratterizzata da una drammaturgia tutto sommato debole), è strettamente legata al territorio lariano: venne, difatti, composta nel 1831 proprio sulle sponde del lago di Como, principalmente a Moltrasio; inoltre, prima interprete nel debutto del 1831 al Teatro Carcano di Milano fu la celeberrima Giuditta Pasta, diva che spesso soggiornò a pochi passi da Como, a Villa Roda a Blevio, amena località dove la cantante si spense nel 1865 e dov’è tutt’ora sepolta.

Nuovo allestimento in coproduzione tra i teatri di OperaLombardia e Ópera de Las Palmas de Gran Canaria, vede alla regia il giovane Raúl Vázquez (affiancato da Antonella Cozzolino), che concepisce uno spettacolo altamente elegiaco, brioso, venato di delicata poesia e aggraziata ironia. Come intuibile anche dai bei costumi di Claudio Martín, molto curati, variopinti e di gradevole foggia anni Venti, e dalle semplici, stilizzate e raffinate scenografie di Sergio Loro, la vicenda è trasposta nella Svizzera neutrale del primo dopoguerra, in un lussuoso ma vetusto hotel dalle eleganti vetrate in stile Art Nouveau, ispirato al lavoro fotografico sui palazzi decadenti e abbandonati dell’artista britannica Rebecca Bathory. In questa visione cupa e, al contempo, romantica, fondamentale è l’elemento naturale, immaginato come se fosse vivo, pulsante e in continua evoluzione, in sintonia con lo stato psicologico della protagonista; infatti nel secondo atto, a seguito della rottura del fidanzamento con Elvino, all’alzarsi del sipario vediamo che l’albergo è invaso e sovrastato dalla vegetazione, quasi una sorta di bosco incombente che, dopo il violento scontro tra i due ex fidanzati, viene devastato da una tempesta (climatica ed emozionale) ricreata con efficacia in platea, a sipario chiuso, grazie ad adeguati giochi luminosi e sonori. Puntuale la definizione dei singoli personaggi, ben caratterizzati dal regista nativo di Bilbao, agevoli gli spostamenti delle masse corali e dei solisti. Una menzione di merito va alle luci di Vincenzo Raponi, di forte impatto estetico e giocate primariamente su cromie evocative quali il rosa pastello, il verde muschio e un suggestivo arancione nella scena del tramonto.

Alla guida dell’Orchestra I Pomeriggi Musicali, il ventinovenne Leonardo Sini opta per una direzione perlopiù di nerbo e di buona presa sugli ascoltatori, pervasa da vibranti fremiti romantici, esuberante soprattutto nelle parti d’insieme e nelle percussioni, quest’ultime a tratti eccessivamente vigorose. Si evidenziano, inoltre, una particolare attenzione al dettaglio, una tecnica ferrea e una accurata conoscenza della partitura, nonché una sapiente alternanza di sonorità brillanti, dall’agogica spedita, e di ampie pennellate di suono leggero e sfumato dal tenue sapore pastorale, doviziose di sottigliezze e cangiantismi.

Valido il giovane cast scritturato da AsLiCo. Vincitrice del 70° Concorso AsLiCo, Veronica Marini veste i panni di Amina, qui a Como già indossati da illustri cantanti quali la statunitense Gianna D’Angelo (nome d’arte di Jane Angelovich), Mariella Devia e Jessica Pratt. La Marini si distingue per una vocalità di buon peso, nel complesso omogenea in tutti i registri, tornita in quello medio-grave, precisa e svettante in quello acuto. Sin dalla scena e cavatina “Come per me sereno” dimostra sicurezza nei virtuosismi, sciorinati con fluidità e garbo, apparsi di una purezza adamantina. Si ritaglia un successo personale nella gran scena del sonnambulismo , dove la linea di canto è immacolata, l’interprete è accorata e potentemente drammatica e la fraseggiatrice intensa; nel finale “Ah! non giunge uman pensiero” dà fuoco alle polveri con fioriture cristalline e variazioni fantasiose.
Accanto a lei, brilla l’Elvino del tenore russo Ruzil Gatin, già noto al pubblico di OperaLombardia per aver preso parte al rossiniano Viaggio a Reims come Conte di Libenskof. Il metallo della voce è rilucente e ben proiettato, argentino e squillante negli acuti e nei sovracuti, la dizione è chiara e nitida; nella cavatina “Prendi, l’anel ti dono”, nel duetto con Amina “Son geloso del zefiro errante” e nell’aria del II atto “Tutto è sciolto” emerge non soltanto per l’estrema facilità e naturalezza a raggiungere le note alte della partitura, risuonanti timbrate e corpose, ma anche per una recitazione efficace e di forte effetto, sbalzando a tuttotondo il lato maggiormente possessivo del personaggio.
Classe 1996, anche lei vincitrice del Concorso AsLiCo 2019, la Lisa di Giulia Mazzola spicca per una vocalità sopranile morbida e di colore caldo, levigata nei gravi e puntuta negli acuti; l’attrice è, poi, da manuale, impersonando con gusto un’ostessa gelosa, velatamente subdola e scocciata per le pressanti attenzioni del contadino Alessio. Nella cavatina “Tutto è gioia, tutto è festa” si segnala per ampie arcate di suono pastoso, nell’aria del II atto “De’ lieti auguri” per trilli e picchettati tersi e luminosi e per una resa civettuola e vezzosa.
Il basso-baritono Davide Giangregorio, vincitore della 70ª edizione del Concorso AsLiCo per il ruolo del Conte Rodolfo, è un nobile dal portamento fiero e distinto, dalla recitazione autoritaria e dal fraseggio ricercato, in possesso di uno strumento vocale in maschera, avvolgente e vellutato, emesso con omogeneità sin dalla celebre cavatina “Vi ravviso, o luoghi ameni”. Piace la Teresa austera del mezzosoprano georgiano Sofia Janelidze, dalla vocalità robusta e dall’allure raffinata; convincente l’Alessio sonoro e vocalmente ben espanso di Luca Vianello, scenicamente spiritoso; corretto Claudio Grasso (Un notaio).
Efficiente il coro di OperaLombardia, diretto con puntiglio da Massimo Fiocchi Malaspina, netto in ogni suo intervento e molto attento.
Al termine, festante successo da parte del folto pubblico presente in sala, con manifestazioni di affetto in particolare per Marini, Gatin, Mazzola e Giangregorio.

Teatro Sociale – Stagione 2019/20
LA SONNAMBULA
Melodramma in due atti
Libretto di Felice Romani
Musica di Vincenzo Bellini

Il Conte Rodolfo Davide Giangregorio
Teresa Sofia Janelidze
Amina Veronica Marini
Elvino Ruzil Gatin
Lisa Giulia Mazzola
Alessio Luca Vianello
Un notaio Claudio Grasso

Orchestra I Pomeriggi Musicali
Coro OperaLombardia
Direttore Leonardo Sini
Maestro del coro Massimo Fiocchi Malaspina
Regia Raúl Vázquez
Scene Sergio Loro
Costumi Claudio Martín
Luci Vincenzo Raponi
Assistente alla regia Antonella Cozzolino
Nuovo allestimento Teatri OperaLombardia
in coproduzione con Ópera de Las Palmas de Gran Canaria
Como, 26 ottobre 2019

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