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Catania, Teatro Massimo Bellini – Il pirata

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Magnifico Rettore dell’Università di Parigi nella prima metà del Trecento, filosofo e logico cresciuto alla scuola di Guglielmo di Ockham, Jean Buridan – italianizzato in Buridano – è passato alla storia per un suo celeberrimo paradosso, dedicato a un asino che, incerto sul da farsi e incapace di prendere l’iniziativa, si lascia morire di fame e di sete. L’apologo, probabilmente apocrifo, può tornare utile a spiegare la situazione, ormai dolorosamente insostenibile, del Teatro Massimo Bellini di Catania: unico ente regionale esistente sul territorio nazionale a praticare una ‘dieta’ non più dimagrante, con il passare degli anni, fino a dover fare i conti con l’impossibilità di garantire la programmazione, sempre più scarna, e un livello artistico sacrificato alla necessità delle ‘alzate di sipario’. The show must go on, per una Regione-matrigna latitante non solo sul piano della politica culturale, magari confidando in quel ‘miracolo’ che il mondo dello spettacolo talora inaspettatamente produce. Non sempre, tuttavia, conviene affidarsi unicamente alla buona stella: e men che mai bisognerebbe farlo quando, con cadenza annuale, il Teatro si ricorda del compositore cui è dedicato, il 23 settembre, per ricordarne l’anniversario della morte. Non solo Catania è ormai rimasta l’unica città italiana a non dedicare un festival al suo figlio più illustre, ma apre le porte del suo Massimo teatro lirico a produzioni – come Il pirata andato in scena per la celebrazione del 2019 – di cui si stentano a comprendere le motivazioni, se non l’unica sopra menzionata: l’opera non si esegue infatti secondo l’edizione critica, ancora non ufficialmente disponibile, ma seguendo una ‘tradizione’ fatta di tagli e più o meno provvide cuciture, francamente ormai datata; e men che meno ci si interroga su ciò che la drammaturgia belliniana può dire e dare al pubblico contemporaneo, in termini tanto di recupero filologico quanto di teatro di regia. Per tacere di un problema non certo minore: il tasso di umidità di fine settembre rende soffocante la permanenza in una sala dalle poltrone di velluto. Da almeno trent’anni s’invoca la climatizzazione, che renderebbe fruibile la sede, ma ogni anno, puntualmente, il pubblico e gli artisti si sottopongono a una sauna tutt’altro che benefica.

Se quanto sopra si è stancamente ripetuto nel corso degli ultimi anni, è parso tragicamente palese in occasione del debutto del Pirata, una delle serate meno gloriose consegnate alla storia del Teatro (che ha ospitato in quest’opera, giova ricordarlo, artisti del calibro di Raina Kabaivanska, Montserrat Caballé e Lucia Aliberti), uno spettacolo stanco, noioso, affrettato. Le dolenti note sono iniziate dalla buca sin dalla Sinfonia dell’opera, che Miquel Ortega tratteggia con passo spedito e dinamiche sovraesposte, suggerendo uno stato di effervescenza che prelude più al primo Verdi degli ‘anni di galera’ che al più corrusco Bellini romantico; e che, soprattutto, ignora perfino il crescendo rossiniano che la sigla. Corre, Ortega, e tutto travolge: recitativi incomprensibili e del tutto privi di significato; gli interventi del coro, sin dalla tempesta iniziale, che arranca per non andare fuori tempo; e soprattutto quel senso della frase musicale, che deve essere declamata con ampiezza di tratto per agevolarne l’effusione melodica, mai cesellata, valorizzata, esaltata. Gli interessa, insomma, unicamente la quadratura dell’assieme: e poco gli cale se, per ottenerlo, è costretto ad asfaltare tutti quei dettagli che ne sono humus ubertosa e mobilissima e, qui, «espansione dell’anima», giusta le intenzioni dell’autore.

È una «procella orribile» non soltanto il primo numero della partitura, ma l’opera intera. Nel ruolo del titolo, Filippo Adami è un Gualtiero in sedicesimo, non solo perché lo strumento non è baciato dalla sorte, ma soprattutto perché appare rinunciatario nei confronti di una scrittura acrobatica, che dopo i primi tentativi della sortita, peraltro andati a vuoto, preferisce accortamente evitare. Certo è cantante musicale, che tenta pure un gioco di sfumature per recuperare la malia di «Tu vedrai la sventurata», ma non si può immaginare di affrontare il ruolo senza misurarsi con il fascino delle frasi scritte per Rubini, con l’empito nel registro sovracuto: che è grido di dolore, ribellione, speranza di felicità inattingibile. Ma non convince neanche Francesca Tiburzi, che propone un’Imogene ‘temperamentosa’ per tentare di dissimulare una disomogeneità di emissione che la rende lontana dalla grana belliniana, oltre che sfibrata nei gravi e ispessita nel registro acuto, morchiosa nella coloratura, avara di colori. A poco valgono i contributi di Francesco Verna, certo il migliore del cast ma non il miglior Ernesto possibile, voce sanissima, duttile, rotonda, dalla proiezione vigorosa e potente, ma ormai più adatto al repertorio di fine secolo, se non del primo Novecento; e ancora dell’aitante Itulbo di Riccardo Palazzo, della trepida Adele di Alexandra Oikonomou e del grezzo Solitario di Sinan Yan.

Ed è «funesto» anche il palco, non solo perché vi si ritrovano incongrui frammenti di una Norma d’archivio (regia di Walter Pagliaro, scene di Alberto Verso) accanto a costumi di trovarobato di rara bruttezza (su tutte le damigelle di Imogene, in abito monacale alla santa Rita da Cascia); ma soprattutto perché Giovanni Anfuso si limita a firmare una regia statuaria, che impiomba i granitici protagonisti al proscenio e il coro sullo sfondo, senza che non un gesto, non un fremito, nulla ricordi che siamo a teatro, o vorremmo esserci. Ma non qui, non ora, e soprattutto non così.

Teatro Massimo Bellini – Stagione lirica e balletto 2019
IL PIRATA
Melodramma in due atti di Felice Romani
Musica di Vincenzo Bellini

Ernesto Francesco Verna
Imogene Francesca Tiburzi
Gualtiero Filippo Adami
Itulbo Riccardo Palazzo
Goffredo Sinan Yan
Adele Alexandra Oikonomou

Orchestra e Coro del Teatro Massimo Bellini
Direttore Miquel Ortega
Maestro del coro Luigi Petrozziello
Regia Giovanni Anfuso
Scene Giovanna Giorgianni
Costumi Riccardo Cappello
Catania, 23 settembre 2019

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