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Bologna, Teatro Comunale – Salome

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In questa triste stagione di urlato oscurantismo, di bigotti per caso che nel parlar di musica(ccia) finiscono coll’evocar esorcismi, Salome arriva come una scossa salutare. Un’immersione senza vie di scampo negli abissi più oscuri dell’animo umano, un affresco sadico, decadente, impietoso, di conflitti primordiali: salvezza e dannazione, etica ed estetica, amore e morte. Inquietò al suo esordio, nella Germania di inizio Novecento, e inquieta oggi, al Comunale di Bologna, a distanza di oltre un secolo. Potenza dell’arte (quella vera), che sa sempre coniugare al tempo presente.

Della natura astorica del dramma di Strauss e Lachmann è impregnata la messinscena creata da Gabriele Lavia ormai una decina di anni fa, e ora ripresa da Gianni Marras. L’azione si svolge su un terreno sconnesso e arido, un deserto rosso nel quale si apre un crepaccio buio: là dentro è incatenato l’uomo di Dio, il profeta, il cencioso sporco massacrato Jochanaan. Sopra di lui, gli aguzzini: gelidi militari in divise prussiane, litigiosi giudei in nero ortodosso, Erode ed Erodiade irrigiditi in un’eleganza vacua, e Salome, adolescente minuta, aerea nella sua candida veste fino al momento in cui, avvolta in mantello di velluto vermiglio, pronuncia l’orrida sentenza di decollazione. Un allestimento quasi espressionistico nella sua cruda essenzialità, che vira a un surrealismo in odor di Dalí quando, come per movimento tellurico, emerge dal suolo l’immenso, austero, volto del Battista, verso il quale Salome recita il suo ultimo, allucinato, monologo. Uno spettacolo efficacissimo, specie se ad agirlo, come succede a Bologna, sono cantanti capaci di recitare.

A spiccare su tutti è la Salome di Ausrine Stundyte: merito di una voce bella e dall’alta caratura drammatica, in grado di muoversi con sicurezza in una parte d’eccezionale estensione (solo le note più gravi, verso la fine, escono un poco sorde), di physique du rôle e doti coreutiche superiori, di una prova attoriale ansiogena. Eccellente anche il profeta Jochanaan di Tuomas Pursio, baritono scuro, omogeneo nell’emissione, e capace di distillare accenti di granitica ieraticità. Apprezzabili anche le prove di Doris Soffel, un’Erodiade altezzosa e beffarda, che usa con mestiere una voce di ancor bella sonorità, e di Ian Storey, il cui timbro piuttosto ovattato restituisce un Erode assieme logoro e lubrico. Fra le altre parti (tutte in generale adeguate), meritano almeno un plauso lo squillante Narraboth di Enrico Casari e il Paggio ben tratteggiato di Silvia Regazzo.

Ma a dare il vero imprinting allo spettacolo è il direttore. La lettura di Juraj Valčuha si distingue per alto mordente drammatico, per precisione cristallina, quasi scientifica, nell’articolazione sintattica del discorso, per nettezza di colori. La danza dei sette veli, nel suo straordinario nitore, è certo uno dei punti culminanti dell’esecuzione, ma per comprendere la cifra musicale dello spettacolo occorre guardare ai momenti di maggior gradiente teatrale: lì perfetta tornitura di suono e altissima tensione drammatica si trovano fusi in maniera mirabile.
Un successo artistico pieno, omaggiato, alla prima, dal plauso unanime di un pubblico che avrebbe certo potuto essere più numeroso.

Teatro Comunale di Bologna – Stagione d’opera 2019
SALOME
Dramma musicale in un atto
Libretto di Hedwig Lachmann
dal poema omonimo di Oscar Wilde

Musica di Richard Strauss

Salome Ausrine Stundyte
Jochanaan Tuomas Pursio
Erode Ian Storey
Erodiade Doris Soffel
Narraboth Enrico Casari
Paggio di Erodiade Silvia Regazzo
Cinque giudei Gregory Bonfatti, Pietro Picone, Antonio Feltracco,
Paolo Antognetti, Abraham García González

Uomo della Cappadocia Francesco Leone
Due Nazareni Riccardo Fioratti, Stefano Consolini
Due Soldati Gabriele Ribis, Luca Gallo
Uno schiavo Francisco Javier Ariza García

Orchestra e Tecnici del Teatro Comunale di Bologna
Direttore Juraj Valčuha
Regia Gabriele Lavia ripresa da Gianni Marras
Scene Alessandro Camera
Costumi Andrea Viotti
Light designer Daniele Naldi
Movimenti coreografici Daniele Palumbo
Produzione del Teatro Comunale di Bologna
con il Teatro Giuseppe Verdi di Trieste

Bologna, 15 febbraio 2019

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