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Bologna, Teatro Comunale – La traviata

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Quanta verità c’è nei sentimenti che i protagonisti de La traviata esprimono nel corso dell’opera sentimentale per eccellenza? È un amore vero o è tutto solo un atto egoistico? Queste domande possono riassumere l’allestimento di Andrea Bernard, già visto a Busseto nell’ambito del Festival Verdi 2017 e riproposto in questi giorni al Teatro Comunale di Bologna. Il regista, ideatore anche delle luci e delle scene insieme ad Alberto Beltrame, si pone questi interrogativi e crea uno spettacolo sicuramente d’impatto, nel bene nel male.

Violetta è dunque la spregiudicata proprietaria della casa d’aste Valery’s, un luogo in cui l’arte diventa una mera macchina di soldi e potere, avulsa da qualsiasi tipo di sentimento. Durante il primo atto si tiene una vera e propria asta di opere moderne e contemporanee (si riconoscono quadri di Damien Hirst e Henri Rousseau detto il Doganiere), e lo sprovveduto Alfredo compra quasi per burla una grande fotografia che ritrae due amanti sul letto; questa, ricomparendo nel corso di tutta la narrazione, diventa il simbolo del rapporto tra i due protagonisti, che non pare mai sfociare in un amore vero e passionale. Germont senior interviene dunque per fermare questa pantomima di facciata: Violetta accetta di buon grado, ma il figlio dimostra tutto il suo atteggiamento capriccioso e infantile che lo porta a denigrare la donna in pubblico versandole addosso una bottiglia di champagne e imbrattando la famosa fotografia. Lei prova a ricucire il tutto con diplomazia, ma Alfredo si ribella e fugge con una delle partecipanti alla festa, lasciando la protagonista cadere in un grave stato depressivo senza scampo. Nel luminoso appartamento che aveva visto i presunti amori della coppia, Violetta si consuma nell’apatia e nella depressione: i Germont, compresa la nuova fidanzata, infatti le porgono visita, assecondando la follia che sfocia in morte improvvisa, da cui Alfredo fugge inorridito.
In questa visione, l’ultimo atto risulta quello che meglio funziona nella nuova veste drammaturgica, connotato dalle migliori idee registiche, e anche il più sincero nella catena di azioni e reazioni dei personaggi. Meno convincenti appaiono invece i primi due atti, caratterizzati da indicazioni registiche abbastanza precise e curate, ma eseguite in modo meccanico, e vagamente asettico. Tra citazioni palesi di altri allestimenti (da Cerniakov a Cairns, a Carsen) emergono anche alcune incongruenze: ad esempio, che senso acquista in questa visione contemporanea tutto il riferimento alla sorella di Alfredo che non si può sposare per i comportamenti dei protagonisti, nel momento in cui Violetta fa una professione socialmente accettata? Nonostante ciò, la produzione si distingue in positivo per le scenografie ben confezionate, che suggeriscono la freddezza di un certo mondo artistico altolocato, e per i bei costumi di foggia contemporanea firmati da Elena Beccaro.

Luci e ombre emergono anche sul versante musicale, a partire dalla lettura di Renato Palumbo. Il direttore guida un’orchestra ben compatta e precisa, e sorregge sempre i cantanti, facendo emergere dalla buca un suono diafano e leggero. Nonostante i tempi spediti, la conduzione procede però senza veri guizzi teatrali, senza lasciar mai respirare la narrazione: tutto corre senza lasciare emozione, in una generale piattezza delle dinamiche; anche la ricerca di particolari appare fine a se stessa e senza scopo drammaturgico. Neppure il coro brilla particolarmente nei suoi interventi spesso fuori sincrono, fatto che sembra dovuto soprattutto a problemi di posizione registica sul palco.

Questa generale piattezza sembra emergere anche dalla compagnia di canto. Chiamata a sostituire l’indisposta Mariangela Sicilia, Luisa Tambaro, prevista originariamente nel secondo cast, veste i panni di Violetta con nervi saldi e scioltezza vocale. Il timbro non è personalissimo, ma la voce risulta ben proiettata e dotata di una linea piuttosto omogenea che la abbandona soltanto quando la tessitura batte sulle note più gravi. Le agilità sono inoltre affrontate con fluidità. Tuttavia il fraseggio appare piuttosto poco approfondito e l’interprete manca di personalità: soltanto nell’ultimo atto le cose sembrano andare meglio da questo punto di vista, a tutto vantaggio della resa drammatica.
Francesco Castoro interpreta Alfredo Germont. Il timbro è chiaro, solare, e le ascese in acuto sono piene e vigorose (esegue anche il do conclusivo di “Oh mio rimorso! Oh infamia!”); al volume non poderoso supplisce inoltre la buona proiezione. Anche lui, tuttavia, non si distingue per particolare scavo interpretativo.
Simone Del Savio disegna un Giorgio Germont alquanto granitico e monocorde, ma dotato di un peso vocale alquanto corposo. Tra i comprimari meritano particolare menzione María Caballero quale imperiosa Annina e la musicalissima Aloisa Aisemberg nei panni di una spigliata Flora Bervoix. Risultano nell’insieme corretti Riccardo Fioratti (Marchese d’Obigny), Paolo Marchini (Barone Douphol), Rosolino Claudio Cardile (Gastone) e Francesco Leone (Dottor Grenvil); una nota va invece alle poche battute ben caratterizzate di Enrico Piccinni Leopardi nei panni di Giuseppe, e di Sandro Pucci quale Commissionario.
Il pubblico non particolarmente folto segue curioso lo spettacolo, pur senza particolare entusiasmo. Solo alla fine tributa caldi applausi ai protagonisti, in particolare a Simone Del Savio, e indirizza sonore contestazioni al regista.

Teatro Comunale – Stagione lirica 2019
LA TRAVIATA
Melodramma in tre atti
Libretto di Francesco Maria Piave
Musica di Giuseppe Verdi

Violetta Valéry Luisa Tambaro
Flora Bervoix Aloisa Aisemberg
Annina María Caballero
Alfredo Germont Francesco Castoro
Giorgio Germont Simone Del Savio
Gastone Rosolino Claudio Cardile
Barone Douphol Paolo Marchini
Marchese d’Obigny Riccardo Fioratti
Dottor Grenvil Francesco Leone
Giuseppe Enrico Piccinni Leopardi
Un commissionario Sandro Pucci
Un domestico di Flora Raffaele Costantini

Orchestra, Coro e Tecnici del Teatro Comunale di Bologna
Direttore Renato Palumbo
Maestro del coro Alberto Malazzi
Regia, scene e luci Andrea Bernard
Scene Alberto Beltrame
Costumi Elena Beccaro
Collaboratore alle luci Daniele Naldi
Movimenti coreografici e aiuto regia Marta Negrini
Nuova produzione del Teatro Comunale di Bologna
con il Teatro Regio di Parma

Bologna, 28 aprile 2019

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