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Bologna, Teatro Comunale – Cavalleria rusticana e Pagliacci

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A conclusione di una stagione che non si è distinta per le ardite scelte di titoli, il Teatro Comunale di Bologna propone la nota accoppiata Cavalleria Rusticana/Pagliacci, due opere pensate come autonome dai rispettivi autori (Leoncavallo addirittura sperava di far dimenticare il successo mascagnano con il suo lavoro), simbolo di una nuova drammaturgia concisa, ma che sono diventate il più classico dei dittici, unite sotto l’etichetta di “manifesto verista” per eccellenza, in una tradizione che si è andata disgregando negli ultimi decenni. Sintomo di ciò è il fatto che l’allestimento dell’opera di Mascagni qui proposto, ha debuttato in questo stesso teatro nel 2017 associato a La voix humaine di Francis Poulenc, ed è stato così presentato anche nel circuito dei teatri lombardi, a Bolzano e a Bari.

Lo spettacolo di Emma Dante, ripreso molto bene da Gianni Marras e già recensito due volte su queste colonne, mantiene tutto il suo fascino con i pochi elementi evocativi delle scene, rafforzati dalle drammatiche luci di Cristian Zucaro, in un teatro creato con i corpi degli interpreti e dei figuranti, che suggerisce una Sicilia opprimente nei suoi silenzi e nella sua devozione arcaica. La sua semplicità lo configura come un ottimo contenitore per riprese con cast sempre diversi, senza che se ne alteri contenuto e forza drammatica.
È invece una novità per l’Italia l’allestimento di Pagliacci realizzato da Serena Sinigaglia, già visto a Ginevra nel 2018 accoppiato con la stessa Cavalleria della Dante. La regista mantiene un impianto tradizionale per la vicenda dell’opera di Leoncavallo, trasponendo l’ambientazione nel Mezzogiorno rurale degli anni ’40-’50. Lo spazio scenico del dramma si costruisce davanti al pubblico: mentre il Prologo declama i suoi versi di apertura, si vedono i tecnici montare i campi di grano e smontare le quinte laterali per dare corpo alla rappresentazione. Questa scorre piuttosto agevolmente, con una marcata distinzione nella gestualità della compagnia teatrale protagonista tra i momenti reali e quelli della commedia interna, fortemente meccanizzati. Alcune scene vengono risolte in modo piuttosto statico e convenzionale, ma altre appaiono estremamente suggestive: ne è un esempio Canio che declama il “Recitar! Mentre preso dal delirio” e la successiva aria con intorno i contadini che falciano il grano a ritmo di musica, come a simboleggiare la maschera che ci si mette durante le occupazioni anche più semplici, obbligandoci a nascondere i sentimenti.

Se dal punto di vista teatrale questo dittico al femminile funziona come una vera e propria macchina oliata, assai peggio vanno le cose sul fronte della regia musicale. Frédéric Chaslin ingrana dei tempi spediti, che in Cavalleria risultano avulsi da ciò che accade sul palco e non valorizzano i preziosismi della partitura, a partire dal Coro degli aranci, fino a un Intermezzo eseguito di fretta, senza un minimo indugio o un respiro. L’orchestra è sempre impostata sul forte e lascia emergere ben pochi colori. L’opera di Leoncavallo sembra risultare più nelle corde del direttore, che ne offre comunque una lettura poco più che corretta, non supportando a sufficienza i cantanti che hanno più bisogno. Il coro naviga un po’ a vista in questi tempi rapinosi, ma si disimpegna con ottima professionalità.

Ora più, ora meno riuscite le prove dei due cast. Veronica Simeoni veste i panni di Santuzza con uno strumento ben proiettato e contraddistinto da un timbro piuttosto chiaro. Affronta la parte con disinvoltura, senza verismi di sorta, tanto che nemmeno la famosa frase della Malapasqua viene gridata o urlata. Il fraseggio appare a tratti prevedibile, e forse l’indole dell’interprete poco si confà al personaggio, ma la prestazione è comunque lodevole.
Meno convincente appare invece quella di Roberto Aronica, che delinea un Turiddu molto generico, impostato tutto sulla quantità della voce. Poche sfumature e scarsa attenzione al fraseggio non migliorano la situazione. Alessia Nadin è una Lola sensuale al punto giusto e dotata di buon volume, mentre corretta appare la Mamma Lucia di Agostina Smimmero.
Dalibor Jenis è l’unico interprete a comparire in entrambe le opere. Come Alfio convince poco, data la difficoltà a modulare le frasi nella sua sortita, mentre il duetto con Santuzza è contraddistinto da un fraseggio artefatto; assai migliore è invece il suo Tonio dei Pagliacci, soprattutto quando la voce può distendersi in afflati più lirici.
Carmela Remigio disegna una Nedda ferina e convincente dal punto di vista interpretativo, ma le buone intenzioni sono contrastate da una voce poco smaltata ed esile nel registro centrale e basso, e che la direzione, in alcuni momenti, ben poco aiuta. Vittorio Prato è un Silvio avvenente, con uno strumento di bel volume e timbro seducente, ma piuttosto monocromo. Si nota inoltre una scarsa attenzione all’articolazione della parola che fa perdere un po’ il senso teatrale delle frasi.
Assai convincente è invece il Canio di Stefano La Colla: la voce è dotata di un bel colore tenorile e risulta a suo agio in tutta l’estensione, con acuti considerevoli; peccato che questi appaiano più opachi in “Vesti la giubba”, dove si coglie anche una certa genericità interpretativa, mentre emerge una notevole attenzione al fraseggio in tutto il resto dell’opera. Paolo Antognetti, infine, sa ben distinguersi nel ruolo di Beppe, grazie alla vocalità gradevole e piuttosto voluminosa dispiegata nella serenata di Arlecchino.
Il nutrito pubblico dimostra di apprezzare lo spettacolo, riservando applausi a scena aperta soprattutto a Pagliacci. Successo deciso per tutti, in particolare per La Colla.

Teatro Comunale – Stagione lirica 2019
CAVALLERIA RUSTICANA
Melodramma in un atto
 Libretto di Giovanni Targioni-Tozzetti e Guido Menasci
Musica di Pietro Mascagni

Santuzza Veronica Simeoni
Turiddu Roberto Aronica
Lucia Agostina Smimmero
Alfio Dalibor Jenis
Lola Alessia Nadin

Orchestra, Coro e Tecnici del Teatro Comunale di Bologna
Direttore Frédéric Chaslin
Maestro del coro Alberto Malazzi
Regia Emma Dante ripresa da Gianni Marras
Scene Carmine Maringola
Costumi Vanessa Sannino
Luci Cristian Zucaro
Coreografia Manuela Lo Sicco
Produzione del Teatro Comunale

PAGLIACCI
Dramma in un prologo e due atti
Musica e libretto di Ruggero Leoncavallo

Nedda Carmela Remigio
Canio Stefano La Colla
Tonio Dalibor Jenis
Beppe Paolo Antognetti
Silvio Vittorio Prato

Orchestra, Coro, Coro di Voci Bianche e Tecnici del Teatro Comunale di Bologna
Direttore Frédéric Chaslin
Maestro del coro Alberto Malazzi
Regia Serena Sinigaglia
Scene Maria Spazzi
Costumi Carla Teti
Luci Claudio De Pace
Maestro del Coro di voci bianche Alhambra Superchi
Nuova produzione del Teatro Comunale con Grand Théatre de Genève
Bologna, 18 dicembre 2019

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