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Bergamo, Donizetti Opera 2019 – L’ange de Nisida

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Merita di spiccare il volo nell’empireo dei capolavori musicali. L’ange de Nisida, l’opera ritrovata di Gaetano Donizetti rappresentata in prima assoluta in forma scenica al Festival che Bergamo dedica al suo più illustre figlio, è un capolavoro. Lo è dal punto di vista dell’ispirazione musicale, sempre alta, spesso altissima; lo è sotto il profilo drammaturgico, per l’impostazione del libretto, teatralmente efficace; lo è per la raffinatezza della scrittura orchestrale, così francese pur se innervata di un respiro tutto italiano; lo è per ciò che annuncia o suggerisce (penso in particolare al grand-opéra, addirittura a Gounod). Sbaglierebbe chi pensasse che L’ange de Nisida sia “semplicemente” un antecedente de La Favorita: ci sono sì diverse pagine che confluiranno poi in quel capolavoro, così come ci sono altri brani che invece ritroveremo in Don Pasquale. Tuttavia, l’effetto all’ascolto – e alla visione – è di trovarsi di fronte a un’opera del tutto nuova, che ha una sua coerenza interna e che seduce e conquista. Un ulteriore elemento di forza di Ange è dato dal fatto di essere opera seria, sì, ma con l’importante presenza di un personaggio buffo, Don Gaspar, perfettamente inserito nel meccanismo drammaturgico: una commistione di comico e tragico che rende l’opera ancora più realistica. Fatto invero singolare, soprattutto se si pensa ad altri esempi donizettiani, in questo senso decisamente meno riusciti (Torquato Tasso e Linda di Chamounix su tutti).

Vince quindi la scommessa il Festival diretto da Francesco Micheli, che ha curato anche la regia dell’opera, allestita nello spazio singolare del cantiere del Teatro Donizetti (i cui lavori di ristrutturazione dovrebbero concludersi proprio nel 2020). L’orchestra era regolarmente in buca, ma cantanti e coro si muovevano nell’area della platea, ovviamente priva di posti, con il pubblico affacciato dai palchi e da una pedana collocata sul palcoscenico. Una sorta di teatro-arena che coinvolge in modo più forte gli spettatori, tanto più che, in diversi momenti, il coro canta affacciato dalla galleria, creando un emozionante impatto sull’uditorio. Lo scenografo Angelo Sala, nei primi due atti, sparge sul pavimento fogli del libretto e della partitura, creando così un collegamento ideale con il lavoro di ricostruzione della musica operato dalla studiosa Candida Mantica. I luoghi dell’opera si materializzano grazie a colorate proiezioni su quel pavimento (belle le luci di Alessandro Andreoli): stampe dal sapore medievale che disegnano la piccola isola di Nisida o la città di Napoli, sul cui golfo si affaccia, ma anche stemmi nobiliari, decorazioni floreali e poi i tarocchi, con quel loro portato di magica, totemica evocazione. Nei successivi due atti – eseguiti anche questi, come i primi, senza intervallo – quegli stessi tarocchi sembrano prendere vita: coro e solisti, che in precedenza erano abbigliati in modo semplice e moderno, si presentano ora indossando bellissimi – e fragilissimi- abiti di carta, opera di Margherita Baldoni. La loro distruzione è anche metaforicamente la fine delle passioni che agitano i protagonisti. In un siffatto contesto scenico, le scelte registiche di Micheli, assistito da Davide Gasparro ed Erika Natati, sono essenziali e cariche di simbolismo: il coro assume movenze di danza o piuttosto quelle del teatro dei pupi. La protagonista appare inizialmente dotata di un paio di ali che tuttavia perde nel corso della vicenda, insieme alla sua innocenza; quelle stesse ali le riguadagnerà al termine dell’opera, in un’immagine carica di delicata poesia, disegnate dalle luci intorno alla sua sagoma dopo che è spirata per amore. Leone è animato da giovanile baldanza, don Fernand da simpatica vivacità, il sovrano don Gaspar alterna la regalità a slanci di passione, mentre il monaco appare sempre solenne e misurato. Quattro giovani mimi contribuiscono alla fluidità dell’azione.

Eccellente la resa musicale grazie anzitutto alla direzione varia, teatrale, incisiva di Jean-Luc Tingaud alla testa di un’orchestra Donizetti Opera in gran spolvero. Magnifica per tornitura di suono, compattezza e intonazione la prova del coro diretto da Fabio Tartari. Bravissimi tutti i solisti, a cominciare dalla giovanissima Lidia Fridman, che avevo ascoltato quale ieratica Ecuba a Martina Franca e che ritroviamo qui creatura angelicata, con la sua voce luminosa e ben proiettata, precisa nel fraseggio, attentissima nel restituire la curvatura melodica di un Donizetti sovente irresistibile. La presenza scenica spira un palpabile magnetismo e certo contribuisce a ciò la singolare, asciutta fisicità del soprano, a metà strada tra le donne della poesia stilnovista e quelle della pittura preraffaellita. Il tenore coreano Konu Kim, Leone, è irriconoscibile rispetto al Gala che ha aperto il Festival: la sua è una prestazione maiuscola per adesione all’estetica di un Belcanto che già si piega ai languori e ai furori di un pieno Romanticismo. La voce è bella, omogenea, svettante in acuto, encomiabile l’attenzione alla parola e alla musicalità della lingua francese. Florian Sempey è un don Fernand scenicamente e vocalmente perfetto, così come convincono senza riserve il don Gaspar altero e appassionato di Roberto Lorenzi e il monaco di Federico Benetti.

Donizetti Opera 2019
L’ANGE DE NISIDA
Opera in quattro atti di Alphone Royer e Gustave Vaëz
Musica di Gaetano Donizetti
Edizione a cura di Candida Mantica (realizzazioni di Martin Fitzpatrick)
Cabaletta inedita a cura di Candida Mantica (realizzazione di Federico Biscione)

Don Fernand d’Aragon Florian Sempey
Don Gaspar Roberto Lorenzi
Leone de Casaldi Konu Kim
La comtesse Sylvia de Linarès Lidia Fridman
Le Moine Federico Benetti

Orchestra Donizetti Opera
Coro Donizetti Opera
Direttore Jean-Luc Tingaud
Maestro del coro Fabio Tartari
Regia Francesco Micheli
Scene Angelo Sala
Costumi Margherita Baldoni
Lighting design Alessandro Andreoli
Assistenti alla regia Davide Gasparro e Erika Natati
Assistenti ai costumi Silvia Pasta e Valentina Volpi
Nuovo allestimento e produzione della Fondazione Teatro Donizetti di Bergamo
Prima rappresentazione assoluta in forma scenica
Bergamo, Teatro Donizetti, 16 novembre 2019

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