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Verona, Teatro Filarmonico – La bohème

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Piccola fenomenologia del teatro d’opera. Dopo due recite annullate per sciopero dei dipendenti e una invece confermata, al Filarmonico di Verona va nuovamente in scena La Bohème di Giacomo Puccini. La città è vestita a festa, i presepi sono in mostra nell’arena, la grande stella cometa scavalca gli alti muri del monumento e illumina la magnifica piazza Bra. In un teatro ancor più luccicante d’oro del consueto, è la recita pomeridiana dell’antivigilia di Natale per un’opera che più natalizia non si può, in un ormai storico e oleografico allestimento firmato da Giuseppe Patroni Griffi, con tutto (ma proprio tutto) quello che lo spettatore medio si attende per questo capolavoro.
Al momento della “gelida manina”, complice il freddo umido di questi giorni, molti tra i presenti in sala vengono colti da attacchi di raucedine acuta, cosa che poi si ripete nell’ultimo atto, in questo caso forse per solidarietà o empatia con la povera Mimì. Non mancano applausi a scena aperta e sapidi commenti, a scena altrettanto aperta, come accade ad esempio per il valzer di Musetta (“l’è proprio bella” sussurra qualche sciura impellicciata). Naturalmente, le lacrime scorrono copiose al momento della morte della protagonista, con tanto di fazzoletti ad asciugarle. Ma il momento che più intenerisce, giunge all’aprirsi del sipario sul terzo quadro: un “oh!” generale accompagna il disvelarsi di una barriera d’enfer irrorata di candidi fiocchi di neve. Magia delle scene di Aldo Terlizzi Patroni Griffi, vestite dalle luci di Paolo Mazzon. E magia del teatro d’opera che riesce ancora a stupire e commuovere anche noi uomini e donne del terzo millennio, nonostante la realtà aumentata e i film 3D.
Dunque, l’allestimento. Quella di Patroni Griffi è una Bohème davvero godibile per scioltezza narrativa e aderenza al libretto. Forse, una più puntuale attenzione ai particolari (penso alla folla del secondo quadro) potrebbe ulteriormente giovare. Certo, siamo lontani anni luce dalla tagliente lettura di Graham Vick a Bologna, ma nel complesso lo spettacolo funziona molto bene.

Musicalmente, la resa orchestrale è di alta qualità grazie alla direzione di Francesco Ivan Ciampa, che, dopo la Carmen areniana, si conferma maestro di profonda preparazione e grande musicalità. L’orchestra veronese è ricca di colori e sottolinea con trasporto l’empito melodico di tante pagine, salvo poi farsi livida nei passaggi più dolorosi. Lo strumentale è smagliante, la narrazione serrata, il sostegno al canto sempre preciso, il fraseggio duttile, l’agogica cangiante. Il cast è fatto di giovani interpreti, tutti scenicamente credibili proprio perché questa è l’opera della giovinezza spensierata, ferita dall’irrompere della realtà nella tragica vicenda di Mimì.

Tra i cantanti, brilla la Mimì di Maria Mudryak: il soprano kazako, oltre a una notevole presenza scenica, vanta un timbro ampio e cremoso, di bellissimo colore, e canta con squisita sensibilità. Mattatore sulla scena, Davide Luciano è un Marcello pienamente convincente per timbro, colore, musicalità, mentre la Musetta di Valentina Mastrangelo è praticamente perfetta per grazia e sensualità, voce chiara ed estesa, nonché per una lettura davvero puntuale. Su un buon livello si attestano lo Schaunard disinvolto di Biagio Pizzuti e il Colline di Romano Dal Zovo che, a onor del vero, in altre occasioni ho ascoltato in migliori condizioni vocali. Non particolarmente incisivo Roberto Accurso nel duplice ruolo di Benoît e Alcindoro; apprezzabili invece Gregory Bonfatti (Parpignol), Nicolò Rigano (doganiere) e Maurizio Pantò (sergente dei doganieri). Resta il Rodolfo di Oreste Cosimo, che debuttava nel ruolo e che nella recita di domenica scontava una non perfetta forma fisica. Peccato perché la voce, pur non grandissima, ha un bel colore scuro e si capisce che il giovane tenore calabrese ha fatto un accurato lavoro sul personaggio in termini di fraseggio.
Ottima la prestazione del coro areniano istruito da Vito Lombardi e del Coro di voci bianche Alive diretto da Paolo Facincani.

Teatro Filarmonico – Stagione lirica 2018/2019
LA BOHÉME
Opera in quattro quadri
Libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica
Musica di Giacomo Puccini

Rodolfo Oreste Cosimo
Schaunard Biagio Pizzuti
Benoît/ Alcindoro Roberto Accurso
MImì Maria Mudryak
Marcello Davide Luciano
Colline Romano Dal Zovo
Musetta Valentina Mastrangelo
Paroignol Gregory Bonfatti
Sergente dei doganieri Nicolò Rigano
Doganiere Valentino Perera

Orchestra, coro e tecnici dell’Arena di Verona
Coro di voci bianche Alive
Direttore Francesco Ivan Ciampa
Maestro del coro Vito Lombardi
Maestro del coro di voci bianche Paolo Facincani
Regia Giuseppe Patroni Griffi
Scene Aldo Terlizzi Patroni Griffi
Lighting designer Paolo Mazzon
Costumi Casa d’arte Fiore
Allestimento del Teatro Regio di Torino
Verona, 23 dicembre 2018

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