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Venezia, Teatro Malibran – Zenobia, regina de’ Palmireni

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Il recupero da parte di una squadra di artisti giovani di un’opera scritta da un altrettanto giovane Tomaso Albinoni. A distanza di oltre tre secoli, Zenobia regina de’ Palmireni torna a far parlare di sé su un palcoscenico veneziano, regalandoci una serata all’insegna di sonorità barocche e orientali. Il merito di questa riscoperta va alla Fondazione Teatro La Fenice, al direttore Francesco Erle e al regista Francesco Bellotto, che hanno riletto e interpretato l’opera d’esordio del grande compositore veneziano. Zenobia è andata in scena al Teatro Malibran nell’ambito di Opera Studio, progetto del Conservatorio Benedetto Marcello di Venezia per avviare gli allievi alla professione lirica.

Rappresentato per la prima volta nel 1694, su libretto di Antonio Marchi, questo “dramma per musica” racconta la conquista di Palmira, retta dalla regina Zenobia, da parte dell’imperatore Aureliano. In un funambolico gioco barocco di sentimenti, attrazioni e repulsioni, la storia romana è romanzata in una trama complessa difficile da riassumere. Nonostante il libretto, Zenobia è una partitura che si segnala per la grande invenzione musicale. Solo per citare alcuni momenti, segnaliamo l’aria della protagonista “Sommi Dèi”, una solenne e patetica preghiera sostenuta da robusto ostinato dell’orchestra, e il cantabile “notturno” di Aureliano “Notte di te più cara”, commovente melodia dalle linee cullanti.

L’arrangiamento orchestrale elaborato da Francesco Erle non solo intende proporre una ricostruzione del suono originale dell’epoca, ma offre anche all’ascoltatore nuove suggestioni musicali. Alla compagine orchestrale tradizionale vengono aggiunti numerosi strumenti orientali modellati su quelli provenienti dal bottino di guerra del doge Morosini conservato presso il Museo Correr di Venezia. La strumentazione “orientale” individua i personaggi palmireni con una tinta sonora contrapposta al linguaggio “occidentale” dei personaggi romani. Questa strategia, oltre ad animare il recitativo e ad avere un’utilità drammatica, propone soluzioni espressive molto efficaci: ad esempio, nella scena della (finta) pazzia di Ormonte, uno strumento a fiato stuzzica il personaggio in modo spiritoso e accattivante; il personaggio di Zenobia è accompagnato da tintinnii lunari, e così via. In altri casi, l’intervento prevede un vero e proprio scostarsi dalla partitura originale per inserire movenze e intermezzi dal sapore tipicamente orientale. Forse non sempre il risultato è perfettamente calzante, ma è un’idea che, a nostro avviso, supera i limiti della filologia musicale e che cerca di proporre qualcosa di più stimolante e coraggioso.

Lo scontro tra Oriente e Occidente è simboleggiato anche sulla scena. La saggia immobilità di Zenobia, sempre in posa meditativa con le dita poggiate sulle tempie, è opposta a un Aureliano quasi onnipresente, che subisce i propri e gli altrui sentimenti. Francesco Bellotto costruisce uno spettacolo che contrappone personaggi trincerati in una irrimediabile incomunicabilità. Il regista accetta la sfida di un testo difficile, spesso ai limiti dell’illeggibilità, che fa susseguire senza sosta e in modo confuso incontri e scontri tra i personaggi. La pacificazione finale adombra quello che dovette essere l’effettiva fonte di ispirazione storica di Marchi e Albinoni: Aureliano è trasfigurazione del doge Morosini e Bellotto, accogliendo la suggestione, fa apparire all’inizio e alla fine dell’opera Aureliano in abiti dogali.

Ricordando che si tratta di un esperimento nato in seno a un’istituzione di formazione musicale, lo spettacolo è contraddistinto da inevitabili imperfezioni nell’esecuzione, evidenti, ad esempio, nella sinfonia introduttiva. L’Orchestra barocca del Conservatorio “Benedetto Marcello” ha funzionato meglio nell’accompagnamento delle singole arie, spesso affidato a compagini ridotte, con tempi di esecuzione che hanno assecondato l’azione teatrale.
Per quanto riguarda i cantanti, nei ruoli protagonistici si sono distinti Jimin Oh (Zenobia, soprano) e Danilo Pastore (Aureliano, controtenore). La prima giustamente statuaria e “immobile”, voce bella e ben timbrata, fluida nelle agilità, non sempre decisa nel tratteggiare il carattere della regina; il secondo, un Aureliano più plausibile nelle arie dove domina la cantilena, dà al personaggio simpatia e mobilità scenica. L’altra coppia di amanti è composta da Naoka Ohbayashi (soprano), una Filidea dalla voce leggera, giustamente incostante e capricciosa, e Federico Fiorio (controtenore), voce molto interessante, agile, anche se ancora da corroborare negli acuti: il suo Lidio è un personaggio dal sapore adolescenziale e delicato, che si adatta perfettamente al ruolo di “amoroso”.
Alfonso Zambuto, tenore, è un Ormonte dal timbro non accattivante ma riuscito sulla scena e tratteggiato con simpatia. Il mezzosoprano Giuseppina Perna delinea un Cleonte elegante, sostanzialmente corretto e sobrio, che accompagna e consiglia costantemente l’imperatore Aureliano. Stessa considerazione per Dima Bakri (soprano), un Silvio più elegiaco che guerriero. Infine, il ruolo pienamente comico di Liso, affidato al basso Luca Scapin, che commenta e interviene con fugaci battute nel corso del dramma.

Le scene di Massimo Checchetto mostrano, nella prima parte, le mura della città di Palmira da altri fondali decorativi nel corso della rappresentazione. Molto interessante l’uso del ballatoio dove posizionano gli strumentisti nel corso degli interventi solistici. I costumi di Carlos Tieppo ricostruiscono con fantasia la realtà storica in cui è ambientata la vicenda.
Trasformata in atto unico e non in versione integrale, Zenobia regina de’ Palmireni ha offerto uno spettacolo stimolante, basato sul gioco di squadra e su un progetto ambizioso, ma realistico. Senz’altro una sfida vinta.

Teatro Malibran – Stagione d’opera e balletto Teatro la Fenice 2017/2018
ZENOBIA REGINA DE’ PALMIRENI
Dramma per musica in tre atti
Libretto di Giovanni Marchi
Musica di Tomaso Albinoni

Zenobia Jimin Oh
Aureliano Danilo Pastore
Filidea Naoka Ohbayashi
Lidio Federico Fiorio
Ormonte Alfonso Zambuto
Cleonte Giuseppina Perna
Silvio Dima Bakri
Liso Luca Scapin

Orchestra barocca del Conservatorio Benedetto Marcello di Venezia
Direttore Francesco Erle
Regia Francesco Bellotto
Scene Massimo Checchetto
Costumi Carlos Tieppo
Luci Vilmo Furian
Nuovo allestimento Fondazione Teatro La Fenice in collaborazione con
Conservatorio Benedetto Marcello di Venezia
Venezia, 24 febbraio 2018

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