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Venezia, Teatro La Fenice – Messa da Requiem di Giuseppe Verdi

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Come in origine era stata concepita per commemorare, a una anno di distanza dalla morte, un illustre italiano, Alessandro Manzoni, così ora la Messa da Requiem di Giuseppe Verdi è scelta, in apertura della Stagione sinfonica del Teatro La Fenice, per celebrare il centenario della fine della Grande Guerra con la firma dell’armistizio a Villa Giusti, il 3 novembre 1918. L’imponente partitura, particolarissima e personale espressione del compositore nei confronti del suo controverso rapporto con la fede, segna a tutti gli effetti uno spartiacque all’interno della produzione italiana dell’Ottocento. La struttura del testo, molto simile alla realizzata e mai eseguita (nell’Ottocento) Messa per Rossini, contempla sette episodi che, in alcuni casi, sono suddivisi in ulteriori sezioni. Il ruolo fondamentale dei solisti, in precedenza trattati perlopiù come una compatto quartetto vocale, è di assoluto rilievo in questa “messa-cantata” la quale si avvale anche di un organico piuttosto nutrito e memore delle consuetudini in atto nel teatro d’opera, con strumenti quali il corno inglese e clarinetto basso, insoliti in una compagine sinfonica. Proprio in virtù di quest’immenso dispiego di risorse, il lavoro del direttore è articolato e imprescindibile.

Myung-Whun Chung, da tempo stabilmente presente nella programmazione del Teatro La Fenice, ha un rapporto privilegiato con le maestranze della fondazione veneziana. Questo connubio è chiaramente ravvisabile nell’intesa instaurata con i complessi artistici: attraverso l’assoluta trasparenza e asciuttezza del gesto, Chung evidenzia una precisa visione dell’opera verdiana nella quale si fondono passioni umane e sconvolgimenti ultraterreni. L’altra faccia della medaglia mostra purtroppo i segni dei ritmi di lavoro sempre più serrati e stringenti. Le cure del concertatore non bastano a risolvere le asperità tecniche della partitura. La volontà c’è e in buona parte anche il risultato, con varie riserve però. L’orchestra della Fenice esegue tutto con compattezza ma sono i dettagli, le trasparenze impalpabili, i passaggi affidati a precise sezioni ad apparire troppo spesso imprecisi, per nitore e intonazione. L’impressione derivante evoca l’idea di una schermaglia tra le potenziali intenzioni di una guida rigorosa, ma in lotta con i tempi serrati della programmazione attuale, e l’esito valido ma spesso abulico. Dopo qualche iniziale disomogeneità, il coro istruito da Claudio Marino Moretti riesce efficace nel tratteggiare le molteplici tinte verdiane, con particolare efficacia nelle telluriche locuzioni apocalittiche.

Alex Esposito tende ad accentuare certi tratti espressivi, ma nel misurarsi con il Requiem, palesemente influenzato dallo stile melodrammatico, la sua prova risulta la più credibile e funzionale all’interno del quartetto vocale. È il solo a non soffrire di problemi d’intonazione e a esibire una buona omogeneità vocale, caratteristiche capaci di compensare qualche forzatura interpretativa. Il bel timbro di Antonio Poli non è sufficiente a mascherare l’attitudine alle emissioni stentoree che gravano sulla tenuta complessiva, sulla proiezione vocale e sul nitore del fraseggio. Lo strumento, irrobustito rispetto a qualche tempo fa, si piega comunque a talune sfumature e cerca di risolvere al meglio le mezzevoci dell’Hostias. Il versante femminile convince ancor meno. Il mezzosoprano Veronica Simeoni tende a scivolare in fastidiosi portamenti cui s’accostano evidenti debolezze dei registri grave e centrale e limitata rotondità in acuto. La sua voce ibrida (con tratti sopranili), peculiarità diffusa e apprezzata oggigiorno, rischia di apparire limitata per consistenza, specie al cospetto di certi titoli verdiani, e appesantita da inadatte scelte repertoriali. Anche Maria Agresta, soprano, è costretta a scendere a compromessi con la parte affidatale. La musicalità, riscontrata in alcune sue passate prove, cede il passo a evidenti stimbrature che causano slittamenti nell’ascesa all’acuto e oscillazioni nell’intonazione. Volume e timbro sono ridimensionati, a fronte pure di alcune emissioni poco consistenti, mentre permangono potenziali intenzioni interpretative, penalizzate dalle difficoltà esecutive.
Applausi intensi al termine, con lunghe approvazioni per le compagini veneziane e per tutti gli esecutori.

Teatro La Fenice – Stagione sinfonica 2018/2019
MESSA DA REQUIEM
Musica di Giuseppe Verdi
Concerto inaugurale dedicato al centenario della fine della Grande Guerra

Maria Agresta soprano
Veronica Simeoni mezzosoprano
Antonio Poli tenore
Alex Esposito basso

Orchestra e coro del Teatro La Fenice
Direttore Myung-Whun Chung
Maestro del coro Claudio Marino Moretti
Venezia, 4 novembre 2018

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