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Venezia, Scuola Grande di S. Giovanni Evangelista – Alchimie vocali, Gounod gotico

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In occasione dell’ultimo festival della stagione 2017-2018, il Palazzetto Bru Zane festeggia in Italia Charles Gounod, autore tanto noto quanto poco rappresentato, a duecento anni dalla nascita. Il lavoro egregio della fondazione, interessata allo studio e alla diffusione della musica romantica francese, si concretizza in una serie di eventi che percorrono la carriera artistica del compositore, in un excursus nei più disparati generi da lui esperiti. Il weekend inaugurale offre già un’immagine persuasiva dell’ampiezza d’orizzonti della manifestazione denominata “Charles Gounod, mistico o sensuale?”.

Nella fascinosa cornice offerta dalla Scuola Grande di San Giovanni Evangelista, sabato 7 aprile ha luogo un concerto dal significativo titolo Alchimie vocali. E di fatto ci si trova di fronte a uno strutturato programma in cui l’attenzione è interamente focalizzata sulla produzione lirica di Gounod. L’eclettismo con il quale l’autore accosta le diverse tipologie operistiche dell’epoca è esemplificato dagli stuzzicanti assaggi musicali offerti durante la serata. Ce n’è per tutti i gusti: dall’opera comica (La Colombe, Philémon et Baucis e Le médecin malgré lui) a quella seria (La Reine de Saba, Faust, Polyeucte, Mireille, La Nonne sanglante e Roméo et Juliette).
Ai solisti viene chiesto di interpretare arie, duetti e terzetti, in alcuni casi di ampie dimensioni e di non semplice impianto. Si apprezza in particolare la prestazione del baritono Jérôme Boutillier che mette in campo fraseggio scolpito e dizione accurata, il tutto corroborato da un timbro fascinoso e omogeneo, anche nel registro grave. L’affresco sonoro delineato dall’aria di Sévère, “Quittons le festin”, dal Polyeucte, tratto dall’omonima tragedia di Corneille, risalta il colore malioso, la fluidità dell’emissione e l’innata musicalità del cantante francese, la cui formazione pianistica assicura un approccio attento e completo. Nel confronto con le voci femminili, Boutillier manifesta una capacità d’interazione che ben denota la padronanza del proprio strumento. Al mezzosoprano Juliette Mars è riservata l’interpretazione della soppressa aria di Siebel, “Versez vos chagrins”, da Faust e dell’ammiccante couplet de Martine “Toute femme” da Le Médecin malgré lui dove la scrittura guarda intelligentemente alle strutture dei secoli precedenti. Chantal Santon-Jeffery, una habitué delle stagioni del Palazzetto, esibisce tempra attoriale senza mai venir meno nella resa canora di arie complesse, quali la grande scena di Juliette “Amour ranime mon courage” preceduta dal cantabile “Viens, Ô liqueur mystérieuse” da Roméo et Juliette. Un’occasione unica per poter ascoltare l’intero brano che, su richiesta della prima interprete, la celebre Marie Caroline Miolan-Carvalho, venne espunto dalla partitura definitiva, a causa delle udibili difficoltà tecniche. Il soprano scolpisce il testo e affronta con convinzione gli ostici passaggi. La si apprezza anche nella romance de Sylvie “Que de rêves charmants!” da La Colombe, nell’aria di Baucis, “Ô riante nature”, da Philémon et Baucis e nel couplets d’Arthur “L’espoir et l’amour dans l’âme” da La Nonne sanglante. Ad accompagnare questi e i numerosi altri pezzi a due e tre voci c’è Marine Thoreau La Salle. La pianista coglie le peculiarità dei vari generi musicali e le esigenze dei solisti: è calibrata e diligente, sempre con personalità, mai soverchiante o scolastica. Il programma culmina nel grottesco terzetto di Marguerite, Méphisto e Faust, “Ne permettrez-vous pas” da Le Petit Faust di Hervé, una piccante e simpaticissima parodia del Faust di Gounod. Per ringraziare il pubblico plaudente, viene concesso come bis un terzetto dal pastiche Les Mystères d’Isis (eseguito a Parigi nel 1801), ricavato da Die Zauberflöte di Mozart dal compositore boemo Ludwig Wenzel Lachnith.

A poche ore di distanza, domenica pomeriggio 8 aprile, è la volta di Gounod gotico, un viaggio, più unico che raro in Italia, attraverso il repertorio sacro e il profondo interesse suscitato in tutta Europa dalle composizioni religiose di Medioevo e Rinascimento. Con la vincita dell’ambito Prix de Rome nel 1839, Gounod giunge nell’urbe dove ha modo di apprezzare lo stile antico di Palestrina e Allegri, intonati nella Cappella Sistina. È un’autentica scoperta che porta con sé un linguaggio austero ma fascinoso ed estatico. Il compositore mette in pratica quanto udito e appreso con una serie di lavori religiosi che lo avvicinano alla fede. Tra questi spicca la Messe vocale (per organo e voci) presentata alla Karlskirche di Vienna nel 1843. La struttura geometrica, di arcaica precisione, contiene gli ingredienti tipici della tradizione, padroneggiati con gran maestria dal giovane musicista.
L’esecuzione delle varie sezioni (spesso raggruppate a due o tre) è intervallata da improvvisazioni organistiche o da trascrizioni dello stesso Gounod di brani di Palestrina, Paucitas Dierum, di Bach, Parce et Hosanna sur un choral et une fugue de Bach, e di Mozart il cui Ave verum diviene un pezzo imbevuto di un’ascetica devozione. Alla messa fanno seguito Les Sept Paroles de Notre Seigneur Jésus-Christ sur la Croix composte nel 1855, per coro misto a cappella, sulla base della traduzione latina dei vangeli nella Vulgata. Il rigore formale non contempla effetti inutili ma si concentra sugli elementi indispensabili all’efficacia della struttura sacra. Il racconto delle ultime ore della Passione di Cristo è costruito sull’essenzialità del contributo vocale, soppesato con estrema attenzione al testo. Artefice di un lavoro così arduo è il Coro della Radio Fiamminga, fondato nel 1937 e particolarmente attento al repertorio a cappella. A guidare un gruppo estremamente coeso, preciso e affiatato c’è Hervé Niquet, direttore musicale dal 2011. L’attenzione agli impasti vocali e il rispetto delle indicazioni autoriali sono i pregi di un’esecuzione che guarda con attenzione agli insegnamenti del passato, coniugando le esigenze espresse dal linguaggio di Gounod. Le voci che compongono il coro, soprattutto il versante maschile, denotano un approfondimento tecnico decisamente elevato. L’apporto dell’organista François Saint-Yves è imprescindibile, per accuratezza e gusto, alla valida realizzazione del concerto.
Il pubblico, estremamente concentrato e silenzioso, manifesta, al termine, il proprio entusiasmo per proposte in grado di ampliare gli orizzonti musicali e l’offerta culturale veneziana.

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