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Torino, Teatro Regio – Salome

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Opera pre-espressionista ritenuta da molti il più discusso capolavoro della storia musicale tedesca post-wagneriana, Salome torna al Teatro regio di Torino nell’ambito del Festival Richard Strauss. Dramma in un atto su libretto della scrittrice Hedwig Lachmann, dall’omonima tragedia teatrale di Oscar Wilde, venne composto da Richard Strauss tra 1902 e 1905, debuttando a Dresda il 9 dicembre 1905. La prima rappresentazione italiana si ebbe proprio al Regio di Torino, diretta dallo stesso Strauss il 22 dicembre 1906, a meno che si voglia considerare una recita a tuttotondo la prova generale aperta a pubblico e giornalisti da Arturo Toscanini alla Scala il giorno precedente. Titolo dal fascino dirompente, che si sviluppa tra decadentismo e classicità, raffinato esotismo e sfrenato erotismo, in un climax ascendente di tensione culminante nel macabro finale: la giovane protagonista, poco più che una adolescente virginale e, al contempo, perversa, bacia voluttuosamente sulle labbra la testa troncata e ancora sanguinante del profeta Jochanaan, placando così il suo inappagato desiderio di un amore vizioso ma, contemporaneamente, firmando la sua condanna a morte.

Uno degli spettacoli più attesi della stagione sabauda in corso, per questa Salome era previsto in origine l’allestimento di Robert Carsen del 2008, coprodotto con il Teatro del Maggio Musicale Fiorentino e il Teatro Real de Madrid, a inaugurazione di un progetto “Strauss – Carsen” che si sarebbe intrecciato con quello “Janáček – Carsen” iniziato nel 2016. A seguito dell’incidente avvenuto lo scorso 18 gennaio durante una replica di Turandot, le macchine di palcoscenico del Teatro Regio sono sottoposte a una serie di controlli tecnici e, di conseguenza, attualmente non è possibile proporre opere che comportino scenografie in movimento. Si è deciso quindi di optare per un’esecuzione in forma semiscenica, curata da Laurie Feldman, che ne ha dato una lettura essenziale e ridotta all’osso, quasi rituale nella misurata gestualità degli artisti. Seguendo pedissequamente il libretto e restituendo in toto la simbologia insita nell’opera, questa nuova versione dà estremo risalto alla musica, alla parola e a una mimica controllata. Il palco del teatro, ridotto di dimensioni rispetto al solito, è delimitato da fondali neri e chiuso da un sipario rappresentante la cisterna dove è imprigionato il Battista; lo scarno spazio scenico è connotato solamente da alcune sedie. Tra i momenti più attesi, la Danza dei sette veli viene risolta in chiave onirica: iniziata come un sogno, un vaneggiamento di Salome che immagina di essere accarezzata dal profeta, di entrare in contatto fisico con lui sino quasi a baciarlo, si tramuta presto in un incubo, una cruda realtà nella quale gli uomini della corte tentano di toccarla voracemente, e si conclude con i laidi palpeggiamenti di Herodes, che cerca di abusare della figliastra. A questo clima di austera semplicità concorrono anche i costumi sobri, di foggia contemporanea, a cura di Laura Viglione, improntati alle cromie del bianco, del nero e del grigio perla (uniche macchie di colore la stola oro di Herodias e la cravatta bronzo del Tetrarca); volutamente asettiche e taglienti le luci di Andrea Anfossi, a tratti caravaggesche nello squarciare con violenza il buio, prevalentemente fredde esclusi pochi frangenti quale, per esempio, il finale, quando si tingono di rosso sangue concentrandosi a occhio di bue sulla fanciulla, accovacciata a terra con la testa di Jochanaan, e sulla madre.

Sul podio dell’Orchestra del Teatro Regio troviamo, come già nel 2008, Gianandrea Noseda. Con gesto sempre energico e scattante, la sua è una direzione lussureggiante e sensuale, perlopiù fastosa e tellurica nelle sonorità ma, all’occorrenza, capace di alleggerirsi in suoni lunari, di consistenza madreperlacea. Attingendo a una tavolozza variegata, Noseda adotta un’agogica dei tempi dinamica, rapinosa nei momenti di maggiore concitazione e pathos, distesa e di ampio respiro in altri come, a titolo esemplificativo, la parte centrale della Salomes Tanz.

La protagonista è Erika Sunnegårdh: in possesso di una voce non debordante, vibrante e ben sfogata in acuto, opaca e meno consistente nei gravi, il soprano svedese si distingue per un fraseggio potentemente espressivo, delineando una principessa capricciosa e infantile. Convincente la resa del recitativo e dell’aria finali “Es ist kein laut zu vernehmen […] Ah! Du wolltest mich nicht deinen Mund küssen lassen”. Il baritono finlandese Tommi Hakala è un Jochanaan scenicamente autoritario, ieratico come una colonna d’avorio, dalla vocalità voluminosa, morbida e omogenea nell’emissione, timbricamente chiara e pastosa. Indisposto Robert Brubaker, al suo posto il tenore Gerhard Siegel veste con estrema sicurezza i panni di Herodes, impersonando un Tetrarca tormentato e puerile, svettante per uno strumento luminoso e di buon peso, facile all’acuto. La veterana Doris Soffel è Herodias: classe 1948, la voce del mezzosoprano non risulta sempre a fuoco, in particolare nelle note medio-basse; ancora notevoli, invece, quelle alte, corpose e salde, sugli scudi il declamato e l’interpretazione. Piace il Narraboth vigoroso e squillante del tenore Enrico Casari, vocalmente robusto; puntuale il paggio di Michaela Kapustová. Incisivi gli interventi delle altre componenti del cast: Gregory Bonfatti (Primo giudeo), Matthias Stier (Secondo giudeo), Saverio Pugliese (Terzo giudeo), Yaroslav Abaimov (Quarto giudeo), Horst Lamnek (Quinto giudeo), Roberto Abbondanza (Primo nazareno), Joshua Sanders (Secondo nazareno), Andrea Comelli (Primo soldato), Federico Benetti (Secondo soldato), Enrico Bava (Un uomo di Cappadocia) e Raffaella Riello (Uno schiavo).
Al termine, festante successo di pubblico, con calorose ovazioni per Gianandrea Noseda, Tommi Hakala, Gerhard Siegel, Erika Sunnegårdh, Doris Soffel ed Enrico Casari.

Teatro Regio – Stagione d’Opera 2017/2018
SALOME
Dramma in un atto dall’omonimo poema di Oscar Wilde nella traduzione tedesca di Hedwig Lachmann
Musica di Richard Strauss
Versione in forma semiscenica

Salome Erika Sunnegårdh
Herodes Gerhard Siegel
Herodias Doris Soffel
Jochanaan Tommi Hakala
Narraboth Enrico Casari
Un paggio di Herodias Michaela Kapustová
Primo giudeo Gregory Bonfatti
Secondo giudeo Matthias Stier
Terzo giudeo Saverio Pugliese
Quarto giudeo Yaroslav Abaimov
Quinto giudeo Horst Lamnek
Primo nazareno Roberto Abbondanza
Secondo nazareno Joshua Sanders
Primo soldato Andrea Comelli
Secondo soldato Federico Benetti
Un uomo di Cappadocia Enrico Bava
Uno schiavo Raffaella Riello

Orchestra del Teatro Regio
Direttore Gianandrea Noseda
Versione in forma semiscenica Laurie Feldman
Costumi a cura di Laura Viglione
Luci Andrea Anfossi
Torino, 18 febbraio 2018

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