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Torino, Teatro Regio – Il segreto di Susanna, La voix humaine

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Due prospettive contrastanti e complementari, due visuali opposte, una rivolta a un passato neanche troppo remoto, una anticipatrice di un futuro ancora in fieri. Al centro di tali prospettive, due eventi teatrali che hanno in comune soltanto gli spunti di riflessione evocati dall’insolito accostamento di presente e futuro.
Va da sé che un atto unico non è sufficiente a riempire una serata o un pomeriggio a teatro. Così la Fondazione Teatro Regio di Torino abbina due pièces del teatro musicale del ‘900 che hanno visto la luce a distanza di cinquanta anni l’una dall’altra: Il segreto di Susanna di Ermanno Wolf-Ferrari (1909) e La voix humaine di Francis Poulenc (1959).

Lo sguardo su un passato non troppo remoto è offerto da Il segreto di Susanna, opera dell’italo-tedesco Wolf-Ferrari che, con leggerezza, ironia ed eleganza mette in scena un vero e proprio elogio della sigaretta, oggetto, passatempo o vizio, come lo si voglia chiamare. Nell’intermezzo diventa una sorta di deus ex machina che fa il suo dovere per risolvere una situazione apparentemente senza via d’uscita: dopo avere inconsapevolmente minacciato la pax coniugale di una giovane coppia piemontese piccolo borghese, la sigaretta si trasforma in uno strumento di riappacificazione e di ritrovata felicità. La trama è nota: il conte Gil teme che la giovane moglie, la Contessa Susanna, abbia un amante. Lo pensa perché sente in casa un forte odore di fumo, che ritiene indizio dell’esistenza di un uomo che viene a trovare Susanna in sua assenza. Si instaura un gioco degli equivoci cui partecipa anche il servo Sante (un ruolo muto e solo recitato), in cui non manca la classica litigata con lancio di suppellettili. Ma tutto va per il meglio quando Gil scopre che in effetti Susanna nasconde un segreto, ma non si tratta di una tresca amorosa: è soltanto una grande passione per il tabacco. Non rimane che una soluzione: smettere la crociata antifumo che Gil ha intrapreso e farsi insegnare dalla moglie come si fuma e si gusta la sigaretta.La musica di Wolf-Ferrari è godibilissima e palpabili sono i riferimenti culturali cui il compositore si ispira, in particolare l’opera buffa settecentesca per la struttura drammaturgica, che ricorda molto la pergolesiana Serva padrona, un atto unico suddiviso in due parti con breve intermezzo. L’allestimento scenico – con le scene minimali di Antoine Vasseur, i costumi spiritosi di Fanny Broust, le luci calibrate di Sébastien Michaud e la regia di Ludovic Lagarde – è lineare, stilizzato, elegante. Trova nei due protagonisti, Anna Caterina Antonacci e Vittorio Prato, coadiuvati da Bruno Danjoux nel ruolo del domestico Sante, una realizzazione musicale pressoché perfetta, per presenza scenica, affiatamento, realizzazione musicale.

Con La voix humaine di Francis Poulenc entra prepotentemente sulle scene del teatro d’opera il telefono. Oggetto che era sicuramente simbolo di modernità già nel 1959. Nessuno però immaginava nell’apparecchio telefonico un elemento che avrebbe finito per accompagnare ogni istante della nostra vita quotidiana, anche negli aspetti e nei momenti più banali ed ordinari. Sotto questo punto di vista, il lavoro di Poulenc rivela una modernità sorprendente. La donna protagonista del melologo lo afferma senza ombra di dubbio: il telefono può rivelarsi un’arma spietata, letale, distruttiva dell’equilibrio psicologico di una persona. La voix humaine racconta la storia di un abbandono, la fine di una relazione tra la donna protagonista e il suo amante. Il telefono è veicolo di menzogna e al tempo stesso implacabile rivelatore della verità. È lo strumento attraverso cui filtrano una vicenda e un destino ormai compiuti. Fa parte di noi e non importa se abbia il disco, la tastiera, il cavo, se per suo tramite si parli o si scriva.
A dare vita al racconto e alla fine della storia d’amore è la magistrale interpretazione di Anna Caterina Antonacci. L’interprete coglie ogni sfumatura, ogni colore, ogni nuance del testo di Cocteau e della musica seducente e penetrante di Poulenc. Cantante-attrice di altissimo livello, agevolata dalla assoluta padronanza della lingua e della prosodia francese, la Antonacci regala al pubblico un’interpretazione di riferimento.
L’impianto scenico è curato dalla stessa squadra che ha allestito Il segreto di Susanna: stessa eleganza, stesso stile, stessa linea. Molto efficaci i rapidi cambi scena per il passaggio di ambiente dalla camera da letto della donna, alla stanza da bagno, al salotto. Taglienti, implacabili le luci, così come tagliente e implacabile è lo sviluppo del dramma.

Entrambi gli atti unici sono concertati e diretti dal Maestro Diego Matheuz che dimostra un’ottima conoscenza del repertorio e trova i giusti colori, gli accenti appropriati per l’uno e l’altro lavoro: spiritoso, divertente e divertito nel Segreto di Susanna; attento, sottile, evanescente e cupo per la Voix Humaine. Più che dignitosa la prova dell’orchestra della Fondazione.
Teatro non esaurito e grandi applausi per Anna Caterina Antonacci.

Teatro Regio –Stagione d’Opera 2017/2018
IL SEGRETO DI SUSANNA

Intermezzo in un atto. Libretto di Enrico Golisciani
Musica di Ermanno Wolf-Ferrari

Susanna Anna Caterina Antonacci
Gil Vittorio Prato
Sante Bruno Danjoux

LA VOIX HUMAINE

Tragedia lirica in un atto. Testo di Jean Cocteau
Musica di Francis Poulenc

Elle Anna Caterina Antonacci


Orchestra del Teatro Regio di Torino
Direttore Diego Matheuz
Regia Ludovic Lagarde
Scene Antoine Vasseur
Costumi Fanny Broust
Luci Sébastien Michaud

Allestimento dell’Opéra-Comique di Parigi in coproduzione con Les Théâtres de la Ville di Luxenbourg e Opéra Royal de Wallonie di Liegi
Torino, 27 maggio 2018

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