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Teatro dell’Opera di Nizza – Les pêcheurs de perles

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«Bizet n’a pas composé seulment Carmen». Così iniziano le note del programma di sala dell’Opéra di Nizza per Les pêcheurs de perles. È un’affermazione abbastanza ovvia, ben presente alla maggior parte dei melomani. Si sa, l’opera deve la sua fama a tre brani, due momenti solistici e un duetto: il duetto tenore-baritono “Au fond du temple saint”, l’aria tenorile “Je crois entendre encore” nel primo atto, la scena del baritono “L’orage s’est calmé” nell’atto terzo, che nella versione ritmica italiana diventano, rispettivamente, “Del tempio al limitar”, “Mi par d’udire ancora” e “Il nembo si calmò”. Versione che, va ricordato, fece riscoprire l’opera agli stessi francesi nel 1893 in occasione dell’Esposizione Universale, dopo la prima rappresentazione assoluta all’Opéra-Lyrique di Parigi del 1863 e la rapida caduta nell’oblio: in vita, Bizet non ebbe mai più occasione di rivederla e riascoltarla. Les pêcheurs è un lavoro rivelatore del talento di Bizet e si cala a perfezione nel gusto per l’esotismo caratteristico dell’epoca in cui fu composta. Pur non trattandosi di un capolavoro assoluto, l’opera rivela molti aspetti interessanti nella strumentazione, nella timbrica, nel colore (quella che Verdi chiamerebbe “la tinta”). L’abilità di Bizet si rivela in particolare nella capacità di venire a capo dell’inconsistenza del libretto e della trama, nel riuscire, perlomeno a tratti, a dare vita e credibilità a personaggi che potrebbero risultarne assolutamente privi.

L’allestimento dell’Opéra di Nizza – curato da Bernard Pisani per la regia, Alexandre Heyraud per le scene e Jérôme Bourdin per i costumi – è molto semplice ed essenziale, non indulge a ridondanze ed eccessi kitsch. Gioca le sue carte su colori molto definiti e volutamente poco sfumati, in prevalenza il blu e l’arancione; il mare è sempre presente, grazie alle onde stilizzate che assolvono la funzione di quinte mobili per alternare le varie ambientazioni. Il tutto incorniciato da una grande conchiglia all’interno della quale si svolge la vicenda dei protagonisti. All’accuratezza di dettaglio dei costumi, di impronta tradizionale e in linea con la limitata prassi esecutiva dell’opera, si accompagna l’efficacia delle luci di Nathalie Perrier realizzate da Bernard Barbero, per le quali non avrebbe guastato qualche sfumatura in più. Bernard Pisani, Alexandre Heyraud e Jérôme Bourdin conducono lo spettacolo sulla strada della fiaba, senza porsi troppi problemi interpretativi, senza cercare “tra le righe” nei rapporti che legano i personaggi. Insomma, nessuna lettura in chiave psicanalitica sull’amicizia tra Nadir e Zurga o sull’intromissione tra i due della figura femminile di Leila. È quindi una storia semplice, senza troppe pretese, nel solco della celeberrima affermazione di George Bernard Shaw (“L’opera lirica è quella rappresentazione in cui il tenore cerca di portarsi a letto il soprano, ma c’è sempre un baritono che glielo vuole impedire”) e che a questi Pêcheurs, secondo gli artefici dello spettacolo, si adatta a perfezione.

La parte musicale riserva più di una piacevole sorpresa. Giuseppe Finzi mostra un’accurata conoscenza della partitura, dei punti di forza e dei momenti deboli. Li tratta entrambi con la stessa attenzione, comprendendo che solo così l’opera può funzionare. Tutto risulta calibrato, sia i grandi “assieme” con solisti e coro, sia i momenti solistici o i duetti. Il direttore non lesina colori e riesce a creare alcuni momenti memorabili, ad esempio nell’accompagnamento di “Je crois entendre encore”, nel duetto tra Nadir e Leila del secondo atto, nell’invocazione al Divin Brahma, nello scontro tra Zurga e Leila nell’ultimo atto. In tutto questo è assecondato dall’ottimo livello dell’Orchestra Filarmonica di Nizza. Funzionale la prestazione del coro guidato da Giulio Magnanini, nonostante alcune imperfezioni nel settore femminile che mostra qualche tensione in zona acuta, soprattutto nel finale secondo.

Tra i solisti spicca, in particolare, la prova di Julien Dran nel ruolo di Nadir. Timbro perfetto per la tipologia di repertorio e per il personaggio, acuti ben emessi, voce ben proiettata che corre in sala con facilità. Rende credibile il suo personaggio, anche grazie a un’ottima presenza scenica. Un giovane tenore da tenere d’occhio, se saprà mantenersi nell’alveo del repertorio più consono alla sua voce – senza dubbio il repertorio francese. Alexandre Duhamel possiede un bel timbro baritonale, piuttosto scuro, ma anche agevole in zona acuta. Viene a capo del ruolo più interessante dell’intera opera con molta musicalità e professionalità. Risolve nel canto la scena che apre il terzo atto, cui avrebbe giovato una maggiore attenzione all’interpretazione e al colore. Si tratta in ogni caso di un’eccellente prova. Nel ruolo di Leila, Gabrielle Philiponet. Ha fatto annunciare di non essere in forma perfetta prima dell’inizio dello spettacolo. Si avverte, in effetti, qualche piccolo momento di difficoltà. Ma veramente piccolo. Il soprano dimostra, al contrario, di essere un’ottima professionista, di sapere dominare e avere ragione dell’arduo ruolo in ogni gamma della voce: anche nel suo caso troviamo un’ottima proiezione e una particolare attenzione agli accenti, al colore, alla parola. Philippe Kahn è un imperioso Nourabad, dalla voce profonda come richiesto per i personaggi di questo tipo, un po’ sacerdoti e un po’ demoni. Meritano una menzione i bravissimi cinque ballerini, quasi onnipresenti in scena a rammentare l’importanza dell’aspetto coreografico del lavoro di Bizet.
Teatro pienissimo e grande successo di pubblico che ha tributato calorosi applausi al temine dello spettacolo.

Teatro dell’Opera – Stagione lirica 2018-2019
LES PÊCHEURS DE PERLES
Opera in tre atti. Libretto di Michele Carré e Eugène Cormon
Musica di Georges Bizet

Leila Gabrielle Philiponet
Nadir Julien Dran
Zurga Alexandre Duhamel
Nourabad Philippe Kahn

Orchestra Philarmonique de Nice
Coro del Teatro dell’Opéra de Nice
Direttore Giuseppe Finzi
Maestro del coro Giulio Magnanini
Regia Bernard Pisani
Scene Alexandre Heyraud
Costumi Jérôme Bourdin
Luci Nathalie Perrier realizzate da Bernard Barbero
Coreografia Sergio Simon
Allestimento del Teatro dell’Opera di Nizza
Nizza, 25 novembre 2018

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