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Rovigo, Teatro Sociale – Le nozze di Figaro

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Il libretto scritto da Lorenzo da Ponte per Le nozze di Figaro, tratto dalla seconda commedia della cosiddetta “trilogia di Figaro” di Beaumarchais, è un congegno letterario perfetto, che non conosce punti morti e vivifica l’azione in una struttura degna della migliore tradizione comica europea: travestimenti, agnizioni, colpi di scena, repentini cambi di alleanza scandiscono un ritmo teatrale indiavolato, cui ben si adatta il sottotitolo di “folle giornata”. Al tempo stesso, la musica di Mozart riesce a descrivere le situazioni in modo sempre nuovo, superando e vivificando il canovaccio comico e descrivendo a 360 gradi un’umanità in costante movimento, assetata di esperienze e di vita, presa da un irresistibile “morbino”, per citare una parola cara a Goldoni. Un’opera così difficile e, al tempo stesso, così popolare è una sfida per interpreti e registi: il gusto per la commedia, le atmosfere notturne e le ambiguità settecentesche devono coniugarsi con la profonda pregnanza psicologica della musica mozartiana.

L’allestimento proposto dal Teatro Sociale di Rovigo si scontra con una partitura complessa e sfaccettata, di cui, a volte, sembra ignorato lo spessore psicologico e umano. Senza dubbio, la regia di Massimo Pizzi Gasparon Contarini (cui si devono anche i costumi e le scenografie) fa suo il congegno teatrale e il meccanismo a orologeria messo a punto da Da Ponte e Mozart. Tuttavia la lettura sembra indugiare eccessivamente sul lato buffonesco e “meccanico” dell’intreccio, sacrificando l’elemento più maturo e inquietante dell’interpretazione mozartiana della “folle giornata”. Le numerose trovate comiche, se non addirittura farsesche, non sempre risultano riuscite anche a causa di una resa attoriale qua e là poco efficace da parte dei cantanti. Inoltre, sembra mancare un disegno unitario nella gestione dei movimenti scenici, a volte solo abbozzati o lasciati all’improvvisazione dei singoli.
Le scenografie, spesso minimaliste e con un ridotto uso di colori (i pochi oggetti scenici sono bianchi) offrono alcuni elementi di interesse, pur contrastando nella loro fredda eleganza con la connotazione eccessivamente buffonesca data ai personaggi. Se nel primo e nel secondo atto sono riconoscibili oggetti da alcova e da stanza da letto, è sicuramente più interessante quanto avviene in quelli seguenti, dove lo spazio diviene realmente un luogo astratto destinato al gioco scenico. Ad esempio, nel terzo atto vengono disposte sedie bianche a perdersi fino al fondo del palco: ne esce un effetto prospettico all’interno del quale i personaggi vanno e vengono dall’oscurità. Nel quarto, la scena del giardino, è molto essenziale con una disposizione geometrica di alberi a creare una geometria astratta, che però fa da sfondo interessante al viavai dei personaggi sulla scena. I costumi sono di foggia settecentesca e danno vita a un interessante contrasto con la scenografia.

Venendo agli interpreti, il ruolo protagonistico è affidato a Fabio Previati, che disponendo di voce bella e ben timbrata, anche se qui non troppo incline alle sfumature, si disimpegna bene nelle arie solistiche e negli ensemble: il suo Figaro, più che manipolatore e truffaldino, è bonario e reattivo. Al contrario, la Susanna di Gabriella Costa è decisionista e quasi aggressiva: non sono rari i momenti in cui la cantante adotta una lettura “realista” usando inflessioni parlate nei recitativi. Nei momenti solistici, la resa vocale è pertinente: buona l’aria “Venite, inginocchiatevi”, sebbene inquinata da una azione scenica non felicissima.
La Contessa di Daria Masiero è in linea con la tradizione, pensosa ed elegiaca, per un ruolo ad alto tasso di patetismo. Il soprano si disimpegna ottimamente nell’aria “Dove sono i bei momenti”, con una grazia umbratile che riscatta una certa mancanza di calore timbrico nella voce. Il Conte di Alfonso Mujica è, come da programma, l’esatto opposto della Contessa: un marito geloso anche se non particolarmente diabolico e profondo, quasi ridicolo nell’esprimere eccitazione sessuale e propositi di vendetta. La voce a volte è dura, ma il risultato è nettamente positivo.
Qualche remora sull’interpretazione di Cherubino offerta da Leyla Martinucci: non dal punto di vista vocale perché la prova è davvero eccellente, con tanto di variazioni nella ripresa della prima strofa di “Voi che sapete”. Tuttavia, l’impronta eccessivamente macchiettistica scelta per questo personaggio non rende giustizia, a nostro avviso, a quel soggiogante miscuglio di malinconia, eccitazione sessuale e ambiguità con cui Mozart lo ha immortalato.
Buona prova per la Barbarina Annagiulia Bonizzato sia nella delicatissima aria “L’ho perduta me meschina” che nel tratteggio complessivo di un ruolo apparentemente secondario, ma pienamente complice nella folle giornata. Il Bartolo di Bruno Praticò dispensa un ottimo saggio di recitazione e di caratterizzazione del personaggio nonostante le difficoltà vocali. Sfortunatamente privati delle loro arie, la Marcellina di Lara Rotili e il Basilio di Filippo Pina Castiglioni si muovono con saggezza e con finezza sul palcoscenico. Corretto e divertente anche l’Antonio di Francesco Toso.
Il Coro Lirico Veneto, diretto da Matteo Valbusa, si disimpegna bene nei suoi interventi.

L’Orchestra Regionale Filarmonia Veneta non è sempre all’altezza della complessa partitura mozartiana: è efficace nei momenti di insieme, ma risulta meno convincente nei momenti più cameristici. Nonostante questo, il direttore James Meena riesce nel complesso a imprimere un buon ritmo narrativo e a serrare le fila nei passi di maggiore concitazione: i finali d’atto funzionano bene da tutti i punti di vista, rinnovando quel miracolo di euforia ritmica e vitalità con cui Mozart, come succede anche in questa occasione, riesce a soggiogare il pubblico.

Teatro Sociale di Rovigo – Stagione lirica 2018/2019
LE NOZZE DI FIGARO
Opera in quattro atti
Libretto di Lorenzo Da Ponte
Musica di Wolfgang Amadeus Mozart

Figaro Fabio Previati
Conte di Almaviva Alfonso Mujica
Susanna Gabriella Costa
Contessa di Almaviva Daria Masiero
Cherubino Leyla Martinucci
Don Basilio/Don Curzio Filippo Pina Castiglioni
Don Bartolo Bruno Praticò
Marcellina Lara Rotili
Antonio Francesco Toso
Barbarina Annagiulia Bonizzato

Orchestra Regionale Filarmonia Veneta
Direttore James Meena
Coro Lirico Veneto
Maestro del coro Matteo Valbusa
Regia, scene, costumi e luci Massimo Pizzi Gasparon Contarini
Coproduzione del Teatro Sociale di Rovigo e Fondazione Rovigo Cultura
Rovigo, 14 dicembre 2018

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