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Roma, Terme di Caracalla 2018 – La traviata

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Il titolo di apertura della stagione estiva romana è La traviata, in un allestimento dal sapore “dolce vita” o “vacanze romane”, vagamente cinematografico, che strizza l’occhio alla moda dello Swing non solo nei balletti, ma anche negli abiti e nelle originali acconciature. La regia di Lorenzo Mariani si sviluppa nel solco della tradizione, senza troppi eccessi, se non sul fronte decorativo e nel dinamismo. Infatti nelle scene d’assieme si assiste a un uso forse smodato dei movimenti dei singoli interpreti e delle numerose masse – al coro si aggiunge infatti una nutrita schiera di ballerini – tanto che in alcuni momenti si fatica a capire dove siano collocati i protagonisti. Per ovviare, la soluzione più semplice è quella di posizionarli in “luoghi privilegiati” rispetto agli altri, e questo non guasta: a volte è il sellino di una vespa, altre il palco di un locale, altre ancora un’altalena sopraelevata. Scelta suggestiva e ambiziosa, ma a volte controproducente o indifferente per lo sviluppo drammatico. Il fulcro registico sembrerebbe ammonirci: Sic transit gloria mundi! Fin dall’inizio infatti è chiaro che la caduta del grande manifesto pubblicitario alla Hitchcock su cui è ritratta Violetta lo ritroveremo nel finale, in qualche modo. E infatti mentre la struttura che lo sorregge resta il fulcro portante della scena per tutto il tempo, il grande manifesto torna solo alla fine nella funzione di drammatico quanto ingombrante sudario. La regia insomma sembra attardarsi su qualche idea d’effetto, ma nel complesso lascia gli artisti senza direttive chiare proprio in quei momenti in cui potrebbe dare una lettura differente dei fatti. Quindi importa poco che il sacrificio d’amore si consumi al mare e non in una casa di campagna o che Violetta muoia in una sorta di deposito di Cinecittà e non nella sua stanza nuda, perché alla fine i gesti e gli atteggiamenti rimangono tradizionali: non errati, ma già visti.
Tuttavia, in quest’ottica radical-vintage, le scene di Alessandro Camera e i costumi di Silvia Aymonino trovano il loro spazio perfetto, soprattutto nel red carpet iniziale, davvero ben congegnato, e nella fantasiosa festa di Flora: un pastiche a metà fra Moulin Rouge e Grease che però colpisce nel segno. Lo stesso valga per i movimenti coreografici di Luciano Cannito che riescono ad essere perfettamente coerenti sia con lo sviluppo musicale sia con quello drammatico, in particolare nell’inizio con il balletto dei fotografi. Roberto Venturi ha illuminato con malizia i momenti più disinibiti e festaioli, senza però trovare un corrispettivo altrettanto azzeccato in quelli più intimi. In ultima istanza sono da considerare i video di Fabio Iaquone e Luca Attilii, pregevoli per alcuni versi, ma spesso stilisticamente differenti, che alla lunga tendono a distrarre il pubblico più che a completare il quadro scenico.

La direzione musicale di Yves Abel è sfavorita innanzitutto dall’equilibrio fonico fra le parti dovuto alla microfonazione: si ascoltano improvvisamente timbri strumentali che, di solito, si fondono al resto dell’orchestra, le voci non hanno tutte la stessa penetrazione e sembrano perdere, in certi passaggi, la forza necessaria per imporsi nell’andamento drammatico. Alcune scelte dinamiche, poi, appaiono eccessivamente dilatate, quasi a discapito di una tradizione che predilige la rapidità drammatica alla chiarezza sintattica. Tuttavia non mancano i momenti suggestivi come i due preludi e, persino, la difficile “Addio del passato” che da questo equilibrio fonico fra le parti è quasi favorita, come se l’amplificazione aiutasse a rendere al meglio le meste frasi in mezzo forte e piano che Violetta canta quasi in fin di vita. Roberto Gabbiani dirige un coro che ride, scherza, si diverte e partecipa goliardamente all’azione festaiola, senza dimenticare i suoi compiti musicali, ben eseguiti ma senza eccellenze.

Violetta Valery è incarnata da Valentina Varriale che sembra giunta sul palco di Caracalla quasi da un’altra epoca: il timbro è denso e adamantino al tempo stesso, la leggerezza e la brillantezza di alcune frasi e dei passaggi più dinamici sono davvero notevoli e il legato in mezzoforte, così come la musicalità, è di prima classe. Tuttavia manca ancora qualche ingrediente per rendere perfetta questa Violetta. Infatti sul fronte registico non si nota la scioltezza dei gesti più seducenti, che risultano invece meccanici più che naturali, mentre dal punto di vista vocale le dinamiche in forte e fortissimo sono ancora poco centrate.
Accanto a lei, nei panni di Alfredo Germont, è assai buona la prova di Giulio Pelligra: nonostante alcuni passaggi vocali non propriamente risolti, riesce a smorzare e a restare in equilibrio con efficaci mezze voci nei momenti più toccanti. Meno centrato, sia sul fronte scenico che su quello vocale, Marcello Rosiello come Giorgio Germont. Il timbro rotondo, ma più ricco in zona acuta e più bello in mezzoforte, e una certa rigidità non lo sostengono nel ruolo del padre borghese che al finale risulta ben poco definito. Nonostante questo occorre però riconoscergli i giusti meriti sia nel duetto con Violetta sia nella sua lunga aria, dove sa dare il meglio di sé in termini di morbidezza, legato e fraseggio.
Fra gli interpreti che appartengono al progetto YAP del teatro, poi, vanno evidenziate innanzitutto la bellezza timbrica, la musicalità e la scioltezza scenica della Flora di Irida Dragoti, sensualissima nel costume del secondo atto, della Annina di Rafaela Albuquerque, sempre credibile, e del Gastone di Murat Can Güvem, piacente e galante come da libretto, ma con una voce tutt’altro che comprimariale.
Bene il resto del cast, senza particolari menzioni perché un po’ dispersi e dimenticati fra le masse sceniche e vocali.

Teatro dell’Opera di Roma – Stagione estiva 2018
LA TRAVIATA
Opera in tre atti su libretto di Francesco Maria Piave
dal dramma di Alexandre Dumas La dame aux camélias
Musica di Giuseppe Verdi

Violetta Valery Valentina Varriale**
Flora Bervoix Irida Dragoti*
Annina Rafaela Albuquerque*
Alfredo Germont Giulio Pelligra
Giorgio Germont Marcello Rosiello
Gastone Murat Can Güvem*
Il barone Douphol Roberto Accurso
Il marchese d’Obigny Domenico Colaianni
Il dottor Grenvil Graziano Dallavalle
* dal progetto “Fabbrica” Young Artist Program del Teatro dell’Opera di Roma
** diplomata “Fabbrica” Young Artist Program del Teatro dell’Opera di Roma

Orchestra e Coro del Teatro dell’Opera di Roma
Direttore Yves Abel
Maestro del Coro Roberto Gabbiani
Regia Lorenzo Mariani
Scene Alessandro Camera
Costumi Silvia Aymonino
Movimenti coreografici Luciano Cannito
Luci Roberto Venturi
Video Fabio Iaquone, Luca Attilii
Terme di Caracalla, 4 luglio 2018

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