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Roma, Teatro dell’Opera – Rigoletto

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Per il terzo anno di fila, il Teatro dell’Opera di Roma ha deciso di affidare l’inaugurazione di stagione a una delle più prestigiose bacchette dei nostri giorni, un artista mai banale e dalla spiccata sensibilità musicale, Daniele Gatti. Dopo Tristan und Isolde e La damnation de Faust, per il 2018 la scelta del maestro milanese è caduta su Verdi, proponendo un titolo di repertorio amato dal grande pubblico: Rigoletto. Lavorando per sottrazione, Gatti propone un’interpretazione il più fedele possibile allo spartito verdiano, tagliando acuti e ornamentazioni non presenti in partitura ma spesso eseguiti come vezzo dai cantanti: per esempio, viene omesso il Si naturale conclusivo della celeberrima “La donna è mobile”; il Sol di “Ah no, è follia” viene qui sostituito dalla nota scritta da Verdi, un Mi; l’acuto sull’ultima “maledizione” è un Fa, e non il La bemolle di certa tradizione. Con una ricercatezza maniacale e una notevole attenzione al dettaglio, rimanendo fedele alle dinamiche e alle cadenze originali, il maestro dà dell’opera una lettura compatta, profondamente analitica nello scandaglio e nel cesello, ottenendo dall’Orchestra del Teatro dell’Opera sonorità perlopiù soffuse e ovattate, a tratti cupe e notturne nelle cromie. Sapientemente variegata è, poi, l’agogica dei tempi, rispettosa del dettato verdiano, in un flusso musicale continuo ininterrotto, un climax ascendente di tensione culminante nei tre rapinosi finali d’atto, caratterizzati da un suono maggiormente livido e corrusco. Un Rigoletto essenziale e raffinato quello voluto da Gatti, potentemente drammatico e teso, scevro da effetti strappapplausi, molto apprezzato dagli spettatori già in corso d’opera.

Debuttante sul palcoscenico del Costanzi, Daniele Abbado dà un’interpretazione tutto sommato convincente e abbastanza incisiva, con alcune trovate registiche riuscite, in primis il toccante finale. Letta come una storia di incertezza esistenziale, di verità nascosta nella finzione e di menzogna, caratteristiche incarnate secondo Abbado dal protagonista, nonché di fragilità e di sospensione sull’orlo di un precipizio, la vicenda viene trasposta dal regista in uno dei momenti più critici e delicati della nostra storia, gli anni Quaranta della Repubblica di Salò. Grazie all’utilizzo di praticabili e ponteggi vediamo, di volta in volta, scorrere agilmente innanzi ai nostri occhi le scene spoglie e tetre di Gianni Carluccio, curatore anche delle luci taglienti, mostrando differenti ambienti: il palazzo del Duca di Mantova, una decadente casa di piacere frequentata da disinibite signorine che ballano o eseguono spogliarelli e da atletiche camicie nere; l’interno dell’umile dimora a tre piani di Rigoletto, con un tratto di semplicità che richiama alla memoria il cinema neorealista; la diroccata osteria di Sparafucile, quasi metafisica nella sua nudità. Accurati i costumi novecenteschi di Francesca Livia Sartori ed Elisabetta Antico, con una menzione speciale per quelli femminili, davvero sofisticati, e per la giacca blu di paillettes indossata dal buffone; piacevoli i movimenti coreografici guidati da Simona Bucci.

Nel ruolo del titolo si impone Roberto Frontali: voce baritonale corposa, che ben corre nella sala teatrale, omogenea nei vari registri e in grado di piegarsi a suggestive mezzevoci, delinea un Rigoletto estremamente umano e paterno, mai volgare o caricaturale nemmeno quando veste i panni del guitto. Frontali si distingue per l’eleganza nel porgere la parola, adottando un fraseggio espressivo, scavato nella pietra, quasi intimistico, ricco di inflessioni e accenti. Nell’economia di una performance pressoché perfetta, bisogna almeno citare l’attesa invettiva “Cortigiani, vil razza dannata”, affrontata con piglio veemente e pregnante intensità, accolta da scroscianti applausi a scena aperta.
Il soprano Lisette Oropesa, in possesso di una vocalità tornita e di bello smalto, dipinge una Gilda fresca e liliale senza, però, scadere in vacui bamboleggiamenti o inutili atteggiamenti languorosi: la sua è sì una fanciulla innamorata ma, al contempo, risoluta e determinata. Piace qui ricordare la resa del “Caro nome”, dove la Oropesa esibisce pregevoli colorature, una buona tenuta dei fiati e un registro acuto di bellezza adamantina.
Partito sottotono nell’introduzione, il Duca di Mantova di Ismael Jordi emerge per una buona musicalità, per un timbro tenorile argentino e per il fisico gagliardo. Lo strumento vocale, sebbene non sia voluminoso, è ben proiettato, morbido nel registro medio-grave, più cauto ma pur sempre efficace in quello acuto; l’interprete è, poi, elegante e sensuale.
Aristocratico nel portamento lo Sparafucile del basso Riccardo Zanellato, dalla voce omogenea nell’emissione e ricca di armonici; procace la Maddalena di Alisa Kolosova, distintasi per una bella vocalità mezzosopranile rotonda, di puro velluto.
Autorevole il Conte di Monterone di Carlo Cigni; efficace la Giovanna di Irida Dragoti; corretti Alessio Verna (Marullo), Daniele Massimi (Conte di Ceprano), Nicole Brandolino (Contessa di Ceprano), Leo Paul Chiarot (Usciere di corte); puntuto il paggio della Duchessa di Michela Nardella. Un merito particolare va, infine, agli interventi incisivi e penetranti del Coro del Teatro dell’Opera guidato con precisione da Roberto Gabbiani, lodevoli nella dizione e nelle sfumature del fraseggiare.

Teatro esaurito e presenza di un folto parterre de rois; al termine, festanti ovazioni per Roberto Frontali, Lisette Oropesa e Daniele Gatti, rumorose contestazioni per i responsabili della parte visiva; calorosi applausi e sparuti dissensi per Ismael Jordi.

Teatro dell’Opera – Stagione 2018/2019
RIGOLETTO
Melodramma in tre atti su libretto di Francesco Maria Piave
Musica di Giuseppe Verdi

Il Duca di Mantova Ismael Jordi
Rigoletto Roberto Frontali
Gilda Lisette Oropesa
Sparafucile Riccardo Zanellato
Maddalena Alisa Kolosova
Giovanna Irida Dragoti
Il Conte di Monterone Carlo Cigni
Marullo Alessio Verna
Matteo Borsa Saverio Fiore
Il Conte di Ceprano Daniele Massimi
La Contessa di Ceprano Nicole Brandolino
Usciere di corte Leo Paul Chiarot
Paggio della Duchessa Michela Nardella

Orchestra e Coro del Teatro dell’Opera di Roma
Direttore Daniele Gatti
Maestro del coro Roberto Gabbiani
Regia Daniele Abbado
Scene e luci Gianni Carluccio
Costumi Francesca Livia Sartori ed Elisabetta Antico
Movimenti coreografici Simona Bucci
Roma, 2 dicembre 2018

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