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Roma, Auditorium Parco della Musica – Iolanta

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Nella stagione sinfonica dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia spunta una rarità musicale: Iolanta, ultima composizione per il teatro di Pëtr Ill’ič Čajkovskij, già eseguita in forma semiscenica nel 2001 sotto la direzione di Yuri Temirkanov.

“Sono sicuro che nelle mie opere appaio come Dio mi ha fatto e così come sono diventato attraverso l’azione del tempo, della mia nazionalità ed educazione”, scrive Čajkovskij in una lettera a Sergej Ivanovič Taneev datata gennaio 1891, manifestando quello spirito e quella sensibilità con cui sembra essere ideata questa affascinante opera in atto, non solo per quanto riguarda l’elemento mistico e religioso, ma anche per la profonda ispirazione creativa.
Tratto dal dramma La figlia di re Renato di Henrik Hertz su libretto del fratello Modest Čajkovskij, complice anche l’adattamento russo della pièce fatto da Vladimir Zotov, il lavoro viene proposto a Ivan Vsevolojski, direttore dei Teatri Imperiali, che chiede però al compositore un balletto in due atti da eseguire insieme a questo atto unico: è così che nasce il fortunato Schiaccianoci con coreografìa di Marius Petipa. La prima di Iolanta ha luogo nel dicembre 1892, al Teatro Mariinskij di San Pietroburgo, protagonisti i coniugi Nicola e Medea Figner, che erano stati già gli interpreti principali della Dama di picche nel 1890.
La struttura dell’opera e la drammaturgia del testo sono estremamente essenziali e ciò permette al compositore di lavorare maggiormente sulla scrittura orchestrale, costantemente in bilico fra pienezza opulenta e vuoti improvvisi, ostinati ritmici e ampie melodie aperte, alternanza di timbri dolci e guerreschi, mentre sul piano vocale il dualismo insito nella composizione è declinato in ariosi e pezzi aperti, da un lato, in ballate e pezzi di assieme, dall’altro. Il clima favolistico della vicenda spinge il compositore a soluzioni estremamente moderne, più intellettualistiche che d’immediata comprensione, tanto da rendere Iolanta un lavoro ricco di rimandi colti e, nello stesso tempo, quasi impenetrabile. L’ambientazione storica non ha esiti nella scrittura musicale se non per un vago sapore arcaicizzante della prima parte, quella dedicata alla presentazione della principessa insieme alle compagne nel suo giardino fatato. Allo stesso modo l’esotismo che il personaggio del medico reca è limitato agli incisi degli archi nel suo arioso, senza uno sviluppo successivo.
Il dualismo, cui si accennava in precedenza, è chiaramente definito, nella vicenda, dal buio dovuto alla cecità della protagonista e dalla luce che invece gli altri riescono a percepire, ma senza mai poterne far menzione. Eppure il tema del vedere/non vedere si allarga a tutti gli episodi culminando nello scioglimento finale, ma mantenendo sempre centrale la dualità luce/buio più come manifestazione esteriore di una conoscenza acquisita e di una consapevolezza interiore cui arrivare attraverso un percorso di sofferenza: la presenza dell’elemento religioso infatti rafforza ancora di più questa idea del cammino di maturazione, come emerge chiaramente nella conclusione, raggiunta attraverso l’amore.
La struttura musicale ricalca quella drammatica, che divide la vicenda in cinque grandi nuclei, ciascuno dedicato a un gruppo di personaggi, e mentre si concentra all’inizio maggiormente sui numeri solistici, dal maestoso duetto fra Iolanta e Vaudemont, centro nevralgico della vicenda, sembra cambiare rotta, tanto da concentrare nel finale tutti i personaggi in un grandioso assieme.

Sul fronte esecutivo i concerti dell’Accademia si attestano sempre su un livello di eccellenza: anche questa occasione non ha deluso le aspettative. L’Orchestra infatti ha eseguito con sensibilità e intensità la lettura di Valery Gergiev, il cui nome è garanzia di qualità soprattutto in questo repertorio: ogni minima sfumatura, raccolta e trasmessa attraverso un gesto continuo e costante della mano sinistra, è stata recepita ed eseguita con entusiasmo e professionalità. I differenti timbri si sono fusi e le melodie affidate ai singoli hanno preso il volo leggere come piume sul magma orchestrale, mentre gli archi, che la fanno da padroni nei passi più impetuosi, hanno dimostrato una compattezza e una compenetrazione davvero uniche. Una menzione speciale ai corni che hanno fatto vibrare nella sala il brivido della spavalda e giovanile arditezza dei due giovani cavalieri.

Irina Churilova, Iolanta, ha delineato un personaggio fresco e giovanile, nella voce e negli atteggiamenti, piegando la sua voce di soprano lirico agli accenti più intimistici, risolvendo con perizia anche i passi più complessi, come la parte conclusiva del duetto, nonostante qualche durezza nel registro acuto. Najmiddin Mavlyanov, Vaudemont, ha timbro brillante e acuti svettanti e ha affrontato con spavalderia ogni pagina dello spartito a partire dalla sua romanza, dando prova di una tecnica salda e di una perfetta aderenza ai sentimenti del giovane innamorato. Alekxei Markov, Robert, è stato eccellente soprattutto nella sua impegnativa aria di ingresso dove ha sfoggiato tutta la pienezza di un timbro virile. Roman Burdenko, Ibn Hakia, è dotato di una voce dal timbro robusto e di un legato di grande pregio che si sono rivelati perfetti per il suo arioso, mentre Stanislav Trofimov, Rene, che ha dalla sua un notevole registro grave, ha incarnato con tenerezza la figura del re, solo con qualche passaggio più appannato nelle ascese in acuto. Ottimo il resto del cast cui lo spazio concesso, musicalmente parlando, è ridotto al minimo. Fra questi spiccano certamente Yuri Vorobiev, Bertrand, e Natalia Yevstafieva, la balia Marta.
Il coro, che pure non ha molto spazio nella vicenda, è stato, come sempre, di ottimo livello.

Accademia Nazionale di Santa Cecilia – Stagione 2017/2018
IOLANTA
Opera in un atto unico in forma di concerto
Musica di Pëtr Il’ič Čajkovskij

Iolanta Irina Churilova
Vaudemont Najmiddin Mavlyanov
Robert Alekxei Markov
Rene Stanislav Trofimov
Ibn Hakia Roman Burdenko
Bertrand Yuri Vorobiev
Almeric Andrei Zorin
Brigitta Kira Loginova
Laura Ekaterina Sergeeva
Marta Natalia Evstavieva

Orchestra e Coro dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia
Direttore Valery Gergiev
Roma, Auditorium Parco della Musica, 11 gennaio 2018

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