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Piacenza, Teatro Municipale – La Gioconda

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“Viva Ponchielli!” esclama dal loggione uno spettatore entusiasta un attimo prima che il direttore compia il gesto che dà inizio alla Gioconda, forse il titolo più atteso di questa stagione 2017/2018 del Teatro Municipale di Piacenza. Fortemente voluta dal direttore artistico Cristina Ferrari, l’opera del compositore cremonese su libretto di Arrigo Boito mancava dalle tavole del Municipale da oltre mezzo secolo e la sua riproposta, in coproduzione con la Fondazione Teatro Comunale di Modena e quella dei Teatri di Reggio Emilia, raduna un pubblico numerosissimo, accorso da più parti, e mosso da una sincera e sintomatica predilezione nei confronti di questo lavoro così amato ma anche così poco rappresentato a livello nazionale e internazionale. È perciò una fortuna che si tratti, in questo specifico caso, di un’edizione non solo degna di nota, ma anche molto ben riuscita, soprattutto dal punto di vista musicale.

Daniele Callegari tiene saldamente in pugno un’ispirata Orchestra Regionale dell’Emilia Romagna, conducendo la partitura con una professionalità al di sopra di ogni lode. Dinamiche appropriate, mai prevaricanti nei confronti del canto, e scelte agogiche dall’effetto mobilissimo rendono la narrazione sempre varia e completamente godibile, esaltando al contempo il forte spirito di italianità nonché i barlumi tardo-romantici che pervadono il lavoro di Ponchielli. E fondamentale risulta il contributo del Coro del Teatro Municipale di Piacenza, preparato con maestrìa da Corrado Casati, impeccabile in ogni suo intervento, e le cui sezioni dei tenori e dei soprani meritano un encomio speciale.

La parte di Gioconda è vocalmente estenuante e impegnativa; per di più, gli illustri precedenti della Callas, della Cerquetti e della Tebaldi, pur con approcci diversi fra loro, hanno contribuito a creare nei decenni un’aura di intoccabilità quasi sacrale intorno al ruolo. Spartito alla mano, Gioconda mette a frutto tutte le peculiarità del soprano ottocentesco. Gli aspetti che alcuni vorrebero “veristi” sono da ricercare unicamente nelle inflessioni e nel piglio con il quale, in determinati frangenti (segnatamente al secondo atto), la frase dev’essere condotta sui rigogli orchestrali. Saioa Hernández torna al Municipale dopo l’ottima Wally della scorsa stagione, confermando tutte le qualità già esibite in quel contesto. La voce è ovunque timbrata, il colore interessante, la tecnica davvero agguerrita. La caratteristica che colpisce maggiormente è la capacità di legare i differenti registri, perfino quello di petto che risuona mirabilmente alto, mantenendo buona uniformità. Manca forse un po’ di polpa nel duetto con Laura, dove peraltro la Hernández è fra le due quella più cauta dal punto di vista espressivo, ma giunti al quarto atto, sfodera la sua carta vincente, un Suicidio stupendamente eseguito, di quelli da ricordare. Nessun problema per lei le vezzose colorature conclusive, estrema beffa che Ponchielli riserva a una vocalità già tanto sollecitata in ogni possibile direzione. Nulla da obiettare poi sulla presenza scenica, che si giova di una più che discreta avvenenza. Anna Maria Chiuri è l’artista a tutto tondo che ben si conosce, e non si smentisce nemmeno vestendo i panni di Laura. Non tutto funziona alla perfezione nella tenuta vocale (il duettino con Enzo a voci quasi scoperte mette qua e là a dura prova l’intonazione), ma la sua è una resa in crescendo che culmina nel confronto con Alvise prima, e nel terzetto con Enzo e Gioconda poi. All’attivo di questa prestazione stanno indubbiamente la disinvoltura dell’attrice e la chiarezza di dizione della cantante. Chiarezza di dizione che è pure uno dei punti di forza dell’Enzo di Francesco Meli. Il tenore si dà con tale generosità da lasciare di sasso. La voce è ampia e sonora, soprattutto nei centri, e il timbro ricco di comunicativa. È un artista che canta rivolto al pubblico, “per” il pubblico, senza mai tradire alcuna forma di autocompiacimento. L’interminabile applauso alla fine della celeberrima “Cielo e mar” premia un momento solistico di assoluto rilievo. Sebastian Catana, che si fa annunciare indisposto prima dell’inizio della recita, è in realtà un Barnaba eccellente. Possiede uno strumento di baritono voluminoso e molto ben proiettato, sebbene di colore non scurissimo. Qualche minimo arrochimento nelle salite all’acuto durante l’aria non ne pregiudica la riuscita. Convince anche l’Alvise di Giacomo Prestia, autorevole nel timbro di basso e nell’imponenza fisica sulla scena, nonostante alcune inflessioni senili nell’emissione. Agostina Smimmero è una giovane cantante dall’interessante voce di contralto profondo. La sua Cieca impressiona positivamente sia nel sostegno delle frasi subbasse che nelle espansioni in acuto, molto ben a fuoco. Efficace e divertente Graziano Dallavalle nelle vesti del regatista credulone Zuàne, così come ottimamente risolte le altre parti di fianco: Nicolò Donini (un cantore), Lorenzo Izzo (Isèpo), Simone Tansini (un pilota/Barnabotto).

Lo spettacolo trova nel concept visivo la propria ragione d’essere. La rievocazione lagunare di Venezia funziona grazie allo specchio d’acqua che ondeggia sotto le pedane in legno, luogo dell’azione. Di atto in atto, i costumi di Valeria Donata Bettella e le luci di Fiammetta Baldiserri si adeguano gli uni alle altre in cromìe ben diversificate a seconda del momento narrativo, mentre l’impianto scenico ideato da Andrea Belli si avvale di estese pareti in cellophane che richiamano e proseguono anche in verticale l’effetto liquido. Federico Bertolani firma una regia che tende a valorizzare la coralità delle masse, più che l’interazione dei singoli, talvolta intrappolati in movimenti scenici troppo ravvicinati e, alla fine dei conti, piuttosto didascalici.

Teatro Municipale – Stagione lirica 2017/2018
LA GIOCONDA
Dramma in quattro atti di Arrigo Boito (firmatosi con lo pseudonimo e anagramma di Tobia Gorrio)
Musica di Amilcare Ponchielli

La Gioconda Saioa Hernández
Enzo Grimaldo Francesco Meli
Barnaba Sebastian Catana
Laura Adorno Anna Maria Chiuri
Alvise Badoero Giacomo Prestia
La Cieca Agostina Smimmero
Zuàne Graziano Dallavalle
Un cantore Nicolò Donini
Isèpo Lorenzo Izzo
Un pilota/Barnabotto Simone Tansini

Orchestra Regionale dell’Emilia Romagna
Coro del Teatro Municipale di Piacenza
Voci bianche del Coro Farnesiano di Piacenza
Direttore Daniele Callegari
Maestro del coro Corrado Casati
Maestro del coro di Voci bianche Mario Pigazzini
Regia Federico Bertolani
Scene Andrea Belli
Costumi Valeria Donata Bettella
Luci Fiammetta Baldiserri
Coreografie Monica Casadei
Coproduzione Fondazione Teatri di Piacenza
Fondazione Teatro Comunale di Modena
Fondazione I Teatri di Reggio Emilia
Piacenza, 18 marzo 2018

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