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Piacenza, Teatro Municipale – La Cenerentola

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Nel centocinquantesimo della morte di Rossini, il Teatro Municipale di Piacenza monta una Cenerentola nata a Lucca un anno fa, per onorare un’altra ricorrenza: il decennio della scomparsa di quel geniale uomo di teatro che fu Lele Luzzati.
Enrico Musenich firma una messinscena piccola piccola, che fa quasi tenerezza con le sue sgangherate quinte di tela dipinta, i mobiletti mal in arnese, le luci tenui e le videoproiezioni ingenue. Un po’ oratorio parrocchiale, un po’ teatro dei burattini, forse era più o meno così che, cento e più anni fa, le compagnie di giro portavano La Cenerentola di città in città. Una messinscena sproporzionata al palcoscenico del Municipale, e che risulterebbe certo poverella se non vi fossero a nobilitarla i costumi disegnati nel 1978 da Luzzati. Riesumati dagli armadi della Sartoria Cerratelli di Pisa, il panciotto fiorettato di Dandini, l’abito svolazzante di Tisbe, gli improbabili pantaloni a righe di Don Magnifico sono un campione incantevole del mondo coloratissimo nel quale correva la fantasia dell’illustratore, scenografo e costumista genovese. In quest’esile cornice fiabesca gli interpreti si muovono secondo tradizione, con i soliti sospiri, le solite smorfie, le solite gazzarre. Va però dato merito al regista Aldo Tarabella di alcune trovate intelligenti, su tutte il ricorso a quattro frizzanti ballerine che partecipano all’azione, muovono l’attrezzeria, aiutano la protagonista, fanno insomma le veci dei topolini delle fiabe di Perrault e di Walt Disney.

Ha invece ben poco a che spartire con gli stereotipi da libro illustrato e da cartone animato la Cenerentola di Teresa Iervolino. Capelli neri sbarazzini e movenze paciose, la futura principessa sbuffa fra secchi e scope, ma, in fondo in fondo, non sembra soffrire troppo nei panni della semplice massaia. Una Cenerentola che, più che nobile fanciulla sfortunata, pare figlia di Berta, la serva brontolona del Barbiere di Siviglia. Per fortuna la Iervolino canta anche, e bene. Al timbro scuro e rotondo l’artista unisce fraseggio pulito, emissione morbida, omogeneità nei passaggi di registro, e tanto buongusto. Bella la canzone “Una volta c’era un re”, bellissimo il Finale secondo, con le ben dosate fioriture del Rondò “Nacqui all’affanno”. Del Don Ramiro di Pietro Adaini non si può dir granché, in quanto indisposto: resta comunque apprezzabile la sua abnegazione, con qualche bell’acuto a far dimenticare i concertati afoni. Chi invece non è scampato all’influenza è Pablo Ruiz, costretto al forfait e sostituito, all’ultimo minuto, da Paolo Bordogna. Il baritono lombardo si conferma il solito fuoriclasse del repertorio rossiniano: il suo è un Dandini arguto e spiritoso, mai sopra le righe, smagliante dal punto di vista vocale, impeccabile nei vertiginosi sillabati. Apprezzabile anche quel brutto ceffo di Don Magnifico: a dispetto di una gestualità a tratti sovraccarica e di qualche affanno nei tempi veloci, Marco Filippo Romano sfoggia una bella voce, matura e sonora, condita da un fraseggio preciso ed espressivo. Il resto del cast non spicca e non sfigura: corretto ma monocorde l’Alidoro di Matteo D’Apolito, leggerina la Clorinda di Giulia Perusi, brunita ma fin troppo petulante la Tisbe di Isabel De Paoli.

A tener le fila dello spettacolo è Erina Yashima, giovane collaboratrice di Riccardo Muti alla Chicago Symphony Orchestra. La sua conduzione è geometrica, al punto da rasentare la rigidezza: i cantanti qua e là ne soffrono (specie nei concertati), ma l’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini risponde presente, e si fa apprezzare per la cura delle dinamiche e per i crescendo indemoniati (anche se gli attacchi non sempre sono precisissimi). Il Coro del Municipale, preparato da Corrado Casati, fornisce un corretto apporto musicale, ma lo si vorrebbe meno trasandato in scena.
Cala il sipario, si accendono le luci, e il pubblico tributa lunghi applausi a tutti gli interpreti. Una bimba, acciambellata in platea, dorme beata: del resto, non servono anche a questo le fiabe?

Teatro Municipale di Piacenza – Stagione d’Opera 2017/2018
LA CENERENTOLA
ossia La bontà in trionfo

Dramma giocoso in due atti su libretto di Jacopo Ferretti
Musica di Gioachino Rossini
Edizione critica della Fondazione Rossini di Pesaro
in collaborazione con Casa Ricordi, Milano, a cura di Alberto Zedda

Don Ramiro Pietro Adaini
Dandini Paolo Bordogna
Don Magnifico Marco Filippo Romano
Clorinda Giulia Perusi
Tisbe Isabel De Paoli
Angelina, sotto nome di Cenerentola Teresa Iervolino
Alidoro Matteo D’Apolito

Orchestra Giovanile Luigi Cherubini
Coro del Teatro Municipale di Piacenza
Direttore Erina Yashima
Maestro del coro Corrado Casati
Regia Aldo Tarabella
Scene Enrico Musenich
Costumi Lele Luzzati
Luci Marco Minghetti
Coreografie Monica Bocci
Coproduzione Teatro del Giglio di Lucca, Teatro Alighieri di Ravenna, Fondazione Teatri di Piacenza
Con la collaborazione di Teatro Comunale Rendano di Cosenza, Ente Luglio Musicale Trapanese
Piacenza, 16 febbraio 2018

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