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Piacenza, Teatro Municipale – Il corsaro

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Il Municipale di Piacenza chiude una stagione di successi, con la messa in scena del Corsaro, lavoro giovanile e per molti versi ancora sperimentale di Giuseppe Verdi. Lo spettacolo ideato originariamente da Lamberto Puggelli nel 2004 per il Regio di Parma va così a siglare l’ideale trilogia acquatica, o meglio, “marina” iniziata con il Simon Boccanegra che ha aperto la stagione 2017/2018, per poi proseguire con la Gioconda dello scorso marzo.

Grazia Pulvirenti Puggelli riprende il concept registico e, coadiuvata da un brillante team tecnico, rappresenta l’improbabile vicenda sopra il ponte di un grosso veliero, puntando sull’utilizzo di uno spazio vuoto, con fondali a tinte neutre che il disegno luci estende quanto l’orizzonte o la profondità del mare. L’impianto scenico fa uso di bracci mobili che fungono da alberi su cui, di volta in volta, si dispiegano o si ammainano vele di ogni dimensione. I momenti migliori dello spettacolo sono quelli resi movimentati dall’azione di spada, coordinata dal maestro d’armi Renzo Musumeci Greco, anche se la scena probabilmente più suggestiva è quella che vede Corrado imprigionato in una gabbia fatta di corde che iniziano a ondeggiare producendo un moto allucinatorio di sicura presa. Anche la recitazione degli interpreti nel complesso funziona.

A tenere le fila del discorso musicale c’è Matteo Beltrami, uno di quei direttori che non peccano di protagonismo (difetto comune a molti nomi delle generazioni precedenti), e che sono invece capaci di mettersi totalmente al servizio del compositore e della sua musica. Beltrami si distingue per la cura dei dettagli esecutivi, per l’atteggiamento sempre vigile nei confronti delle voci, e più in generale per una visione armonica dell’insieme. Sotto la sua bacchetta, l’Orchestra Regionale dell’Emilia-Romagna vibra di energia vitale (gli effetti di tempesta dell’introduzione sono resi con efficacia estrema), senza che mai si ascolti un solo suono fuori posto. E impeccabile risulta anche la cantabilità dello strumentale, nella fattispecie lo struggente oboe che, al finale ultimo, richiama il tema di Medora. Ottima come sempre la prestazione del Coro del Teatro Municipale di Piacenza preparato da Corrado Casati.

Il tenore peruviano Iván Ayón Rivas è un Corrado travolgente, dalla dizione chiarissima, in grado di evidenziare gli aspetti sia romantici sia eroici del corsaro. Dotato di uno strumento ampio e di colore scuro, il tenore esordisce scoccando scintille nella scena con il coro che apre l’opera. Colpisce in particolare la quantità di quegli armonici che si formano grazie a una fonazione che sfrutta appieno non solo tutti i risuonatori facciali, ma pure l’apertura totale della gola e lo spazio posteriore del capo. Una voce che si fa sentire sempre, svettando anche nelle grandi scene di assieme. Si aggiunga che, a dispetto dei suoi venticinque anni, di tutto il cast è l’elemento che meglio interpreta diversificando colori e intenzioni in base al momento scenico; un’ottima prova la sua.
Affidare Medora e Gulnara a due soprani di caratura sostanzialmente leggera non sarebbe una scelta felice, perlomeno sulla carta. La Medora di Serena Gamberoni possiede in effetti uno strumento non idoneo a rendere con la dovuta ampiezza e morbidezza le volute dell’aria di sortita, quel “Non so le tetre immagini” che, di tutta la produzione verdiana, resta una delle più seducenti nella sua spiccata struttura belcantistica. Ma se nel brano in questione si ascoltano suoni talvolta rigidi a causa di un’emissione piuttosto tesa, gli interventi successivi vedono il soprano sciogliersi sempre di più, fino a un finale che anticipa, per temi e atmosfera, la morte di Gilda (ma anche quella di Violetta), e che la Gamberoni domina con vocalità sicura e con un’interpretazione scenica fluida e disinvolta. Roberta Mantegna, dal canto suo, risolve Gulnara con una voce un po’ più corposa, malgrado cerchi di mascherare la mancanza di polpa nella fascia centrale con qualche suono gutturale di troppo. È però vero che il suo personaggio canta molto e non ci sono momenti in cui l’artista dimostri difficoltà evidenti nel sostenere la tessitura. L’aria “Vola talor dal carcere”, ad esempio, viene svolta con buona padronanza del mezzo, mentre nella successiva cabaletta si fa notare per il registro acuto ben agganciato e per il mordente che contraddistingue i passaggi più agili.
La resa di Simone Piazzola mi pare del tutto sovrapponibile a quella del Rodrigo scaligero dello scorso anno. Nonostante la linea del canto sia curata e abbastanza elegante, la voce è molto chiara (forse troppo per una carriera che si regge sui grandi ruoli per baritono verdiano), il volume di media portata, e la presenza scenica e la gestualità decisamente compassate perché il carattere protervo di Seid possa emergere in modo compiuto.
Precisi i ritratti dei ruoli di contorno affidati a: Matteo Mezzaro (Selimo), Cristian Saitta (Giovanni), e Raffaele Feo (un eunuco/uno schiavo).

Teatro Municipale – Stagione lirica 2017/2018
IL CORSARO
Melodramma tragico in tre atti su libretto di Francesco Maria Piave
dal poemetto The Corsair di George Byron
Musica di Giuseppe Verdi

Corrado Iván Ayón Rivas
Medora Serena Gamberoni
Seid Simone Piazzola
Gulnara Roberta Mantegna
Selimo Matteo Mezzaro
Giovanni Cristian Saitta
Un eunuco/uno schiavo Raffaele Feo

Orchestra Regionale dell’Emilia-Romagna
Coro del Teatro Municipale di Piacenza
Direttore Matteo Beltrami
Maestro del coro Corrado Casati
Regia Lamberto Puggelli, ripresa da Grazia Pulvirenti Puggelli
Scene Marco Capuana
Costumi Vera Marzot
Luci Andrea Borelli
Maestro d’armi Renzo Musumeci Greco
Allestimento del Teatro Regio di Parma
Coproduzione Fondazione Teatri di Piacenza e Fondazione Teatro Comunale di Modena
Piacenza, 6 maggio 2018

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