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Parma, Teatro Regio – Tosca

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E tre. Dopo Rigoletto e La traviata (quest’ultima nella succursale di Busseto) ecco servito al pubblico parmigiano un altro classico del repertorio italiano: Tosca, dedicata alla memoria di Tullio Serafin, che dell’opera di Puccini fu interprete raffinatissimo. Il Teatro Regio si congeda così dal suo pubblico (non numerosissimo – comincia a far caldo – ma generoso di lustrini, sorrisi e applausi), dandogli appuntamento a ottobre, per il Festival Verdi.

Malgrado le promesse di minimalismo del regista Joseph Franconi Lee (così nell’intervista pubblicata nel libretto di sala), l’allestimento veleggia nel mare quieto di una tradizione elegante senza pompa. È in bianco e nero l’impianto scenico ideato una ventina d’anni fa da Alberto Fassini per il Comunale di Bologna (e già visto a Parma nel 2009), con scalinate e cupole monumentali, gigantografie di tele sacre, pochi maestosi arredi. Un bianco e nero lacerato da improvvisi lampi sanguigni, presagi o testimoni delle più abiette atrocità: rosso il corteo cardinalizio del grandioso “Te Deum”, rosso il foulard col quale Scarpia costringe a sé Tosca nel funereo gabinetto, rosso il cielo sopra Castel Sant’Angelo, spettatore dolente di una tragedia insensata. Uno spettacolo onesto e ben oliato, che non dice nulla di più (o nulla di diverso) da quel che una lettura routinaria del libretto può suggerire: al lettore decidere se ciò sia un pregio o un difetto. Certo è che il pubblico locale gradisce. È però fuor di dubbio che almeno una macinata di pepe sull’interpretazione attoriale non avrebbe guastato. Se i movimenti delle masse sono ordinati e credibili, quelli dei solisti appaiono generici e affettati: non sono molte le volte in cui l’occhio vede bollire il calderone di sentimenti estremi cucinato da Giacosa, Illica e Puccini.

Una certa genericità, seppur accompagnata da buon (e talvolta ottimo) mestiere, si rileva anche nella compagnia di canto. Per chi veste i panni di Tosca gli acuti sforzati e le deviazioni nel parlato sono purtroppo all’ordine del giorno: Anna Pirozzi non cade in tentazione, e sfodera anzi timbro lucido, fraseggio elegante, emissione limpida. Con qualche sfumatura in più e una maggior tornitura psicologica la sua prova sarebbe maiuscola. Andrea Carè è un discreto Cavaradossi, che non riesce però ad emozionare negli impagabili squarci lirici del primo e del terzo atto. Gli acuti ci sono, ma la voce viene a mancare nel medio e nel grave, spesso sovrastata dall’orchestra (a recensione finita, leggiamo però che, per indisposizione, il tenore è stato costretto a dichiarare forfait per le successive repliche). Francesco Landolfi tratteggia uno Scarpia viscido e insinuante, che sa usare le buone maniere per i suoi lubrichi appetiti, lontano parente, insomma, del demonio sadico e smodato al quale siamo abituati: una scelta interpretativa che può non piacere (e infatti in loggione qualche dissenso non manca), ma alla quale va riconosciuto il grande merito di allontanarsi da tic triti e ritriti. La voce non è grande, ma viene dosata in modo coerente al profilo psicologico impresso al personaggio. Punti a favore arrivano sicuramente dalle parti di contorno, che per credibilità scenica e pertinenza vocale forniscono un apporto fondamentale al buon bilanciamento dello spettacolo: si fanno apprezzare il nobile Angelotti di Luciano Leoni, lo Spoletta intrigante di Luca Casalin, il sagrestano untuoso di Armando Gabba.

Fabrizio Maria Carminati chiede spesso all’onesta Orchestra Filarmonica Italiana e all’ottimo Coro del Regio volumi soggioganti: il che va benissimo per plasmare un “Te Deum” da batticuore, ma in altre circostanze mette un po’ in ambasce i solisti. L’elasticità nello stacco dei tempi rende comunque buoni servigi al ritmo drammatico, e il tessuto sonoro complessivo, pur avaro di qualche colore, non si sfilaccia.

Teatro Regio – Stagione lirica 2018
TOSCA
Dramma in tre atti
Libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica,
dal dramma omonimo di Victorien Sardou
Musica di Giacomo Puccini

Floria Tosca Anna Pirozzi
Mario Cavaradossi Andrea Carè
Il barone Scarpia Francesco Landolfi
Cesare Angelotti Luciano Leoni
Il sagrestano Armando Gabba
Spoletta Luca Casalin
Sciarrone Nicolò Ceriani
Un carceriere Roberto Scandura
Un pastore Carla Cottini

Orchestra Filarmonica Italiana
Coro del Teatro Regio di Parma
Coro di voci bianche della Corale Giuseppe Verdi di Parma
Direttore Fabrizio Maria Carminati
Maestro del coro Martino Faggiani
Maestro del coro voci bianche Beniamina Carretta
Regia Joseph Franconi Lee da un’idea di Alberto Fassini
Scene e costumi William Orlandi
Luci Roberto Venturi
Allestimento del Teatro Regio di Parma
Parma, 27 aprile 2018

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